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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo inviatoci da
Matteo Parlati, un delegato della Rsu Fiom della Ferrari (Modena), che
era presente all’assemblea nazionale della Rete 28 Aprile.
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Nella giornata di venerdì 14 marzo si è svolta a Milano alla camera del Lavoro un'assemblea della Rete 28 Aprile, l'area programmatica della CGIL che si prefissa di essere indipendente dalle decisioni politiche dei vari governi. L'assemblea è stata una delle più partecipate con circa 750 delegati e lavoratori delle varie categorie presenti nel territorio nazionale.
La relazione di Giorgio Cremaschi, il portavoce del sindacalismo pulito ed indipendente, ha messo in luce un punto fondamentale: Basta con la moderazione e la concertazione. Sviscerando questo punto fondamentale che attanaglia i lavoratori dal 23 luglio del 1993, solo in via ufficiale, visto che vari attacchi erano stati portati anche prima con l'affermazione dei contratti territoriali e integrativi, la discussione ha portato ad esaminare la linea sindacale seguita dalla CGIL in questo ultimo periodo, soprattutto andando sempre più vicini alle elezioni politiche: la questione di un sindacato sempre più corporativo, cioè legato alle scelte economiche e di mercato proposte da questo o da quel governo. Si è sottolineato anche il fatto che i sacrifici fatti dai lavoratori in questo periodo di ultraconcertazione non sono serviti a risollevare il paese, ma solo ad alzare i profitti delle aziende, senza nessun ritorno, nemmeno indiretto, per quanto riguarda politiche sociali, istruzione, sanità, pensioni e mercato del lavoro. Questo ha fatto sì che si discutesse anche delle esternalizzazioni, delle liberalizzazioni selvagge, appalti e quant'altro fosse politica prettamente sfruttatrice della classe sociale più debole.
Si è fatto quest'appunto per sottolineare ancora una volta il fatto che bisogna potenziare il pubblico e non dare in mano ai padroni, che continuerebbero a creare disordine sociale, non garantendo servizi efficienti e sfruttando la manodopera. Si sono ricordati tutti gli incidenti sul lavoro avvenuti quest'anno, che i confederali non affrontano con la giusta importanza visto il conflitto d'interesse che troverebbero verso le aziende. Questo però porterà ad un'autodistruzione di quel sistema che fa comodo ai funzionari sindacali tanto concertativi, visto che avanzerà un clientelismo sfrenato che sta distruggendo la società negli Stati Uniti.
La riforma contrattuale portata avanti dalle segreterie CGIL CISL e UIL non può essere chè ulteriormente deleteria verso una giusta redistribuzione della ricchezza, in quanto delegittima l'importanza della centralità del contratto nazionale, senza pensare che sono talmente poche le imprese che fanno contrattazione integrativa che sarebbe assurdo pensare di risanare tutti i salari, e che questa manovra porterebbe ad un ulteriore smembramento e disuguaglianza fra i lavoratori. Si è scelto di organizzarci quindi per il prossimo congresso della CGIL e portare una mozione alternativa che abbia come punto principale la difesa del sindacato come metodo di difesa per i lavoratori, senza rassegnazione e senza compromessi.
Il contratto nazionale dei metalmeccanici è stato argomento per portare avanti logiche non concertative, in quanto si è sostenuto di portare avanti il dissenso e di organizzarlo attraverso la discussione nella FIOM principalmente, ma anche nelle varie RSU, in modo da avere un punto di partenza per contrastare i punti normativi contenuti nell'accordo, atti a limitare i diritti dei lavoratori di questa categoria; non solo, ma anche portando la discussione nella stessa CGIL in modo da far sviluppare una coscienza di classe.
Tutto questo è stato condito da una critica al sindacalismo di base, visto che i loro obiettivi finali sono diversi, anche condividendo una linea parallela per diverse lotte che si portano avanti insieme. La questione è però complessa, visto che l'organizzazione in sindacati di base può essere anche una scelta obbligata per qualcuno e per qualcun altro la manifestazione di un estremismo disorganizzato pericoloso.
Gli interventi dei vari delegati sono stati tutti sentiti e sinceri e hanno portato un modo di vedere la situazione attuale come una svolta storica rispetto alla concertazione, prima del bipolarismo tanto applaudito dai padroni. Non sono mancate anche delle critiche per il fatto che forse si poteva provare ad arrivare prima ad una svolta. Comunque quello che è stato definito è che bisogna perseguire una linea non disfattista, ma bisogna crescere insieme, con la solidarietà verso chi lotta e viene represso nelle fabbriche, cercando ogni giorno di crescere anche culturalmente e storicamente, con l'analisi dei fatti.
Tutti questi discorsi ci hanno fatto capire che siamo pronti più di prima a lottare, ma non ci dobbiamo fermare qui: dobbiamo convincere i lavoratori che la lotta sindacale deve essere accompagnata sempre di più ad un discorso di lotta anche all'interno dei partiti politici come organizzazioni di massa, per portare le nostre ragioni all'interno degli organismi decisionali, per riuscire ad incanalare anche le nostre incazzature in qualcosa di più produttivo e che sia a disposizione dei lavoratori stessi perchè la vera democrazia sia un'arma in mano al popolo.
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