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Ancora un portuale morto Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Riatti   
marted́ 11 marzo 2008

Genova

Alle ore 1,20 di venerdì 29 febbraio durante le operazioni di scarico dei containers della nave Mol Renaissance, attraccata nel porto di Genova, Fabrizio Cannonero, un portuale di 39 anni della Compagnia Unica lavoratori merci varie, ha perso la vita precipitando dalla nave.

Padre di un bambino di quattro anni, Fabrizio lavorava da anni in porto, iscritto al circolo del Prc di S. Teodoro, era figlio di un portuale, anch’egli deceduto molti anni prima nel porto di Genova, in seguito ad un altro incidente. Questa ennesima tragedia è la settima, in dodici anni, che provoca la morte di un lavoratore nel porto genovese.

Appresa la notizia immediatamente i lavoratori sono scesi in lotta. Lo sciopero ha bloccato il porto per 48 ore e si è esteso a tutti i principali porti italiani. I colleghi di Fabrizio hanno organizzato subito dei picchetti, che hanno impedito l’accesso ai camion nel porto e hanno proseguito in corteo attraversando la città, diretti alla Prefettura. Al corteo hanno partecipato anche gli operai delle riparazioni navali, delle acciaierie Ilva e dei trasporti ferroviari.

La rabbia dei lavoratori questa volta si è mischiata insieme ad un sentimento di impotenza davanti alla ennesima vittima: “Siamo nel 2008 – afferma un lavoratore – ma molte cose non sono ancora all’altezza, ci sono navi su cui è più rischioso lavorare”. “Purtroppo – dice un altro portuale – siamo di nuovo qui per questo teatrino, noi manifestiamo, le autorità fanno i vertici, ma alla fine di tutto non cambia niente.”

Come scrivevamo il mese scorso, a Genova, dopo la morte del portuale Enrico Formenti nell’aprile 2007, era stato siglato un accordo che prevedeva la nascita di un comitato di 8 lavoratori distaccati, eletti direttamente dai portuali, che avrebbe dovuto essere attivato per controllare la sicurezza nel porto. Dopo quasi un anno questo comitato non è ancora entrato in funzione. È uno scandalo che dimostra che le leggi in questa società vengono fatte rispettare solo se non si intacca il potere e le tasche dei padroni!

Come sempre dopo l’ennesima morte bianca abbiamo visto il solito spettacolo di imprenditori ed istituzioni che versano lacrime di coccodrillo e che annunciano nuove leggi e fanno grandi promesse. Sembra che nessuno sia responsabile di tutto ciò.

Intanto nelle settimane precedenti il porto più famoso d’Italia era finito su tutti i giornali per lo scandalo legato all’arresto di Giovanni Novi, presidente dell’Autorità Portuale, nell’inchiesta per le concessioni degli spazi del Multipurpose.


Chi può cambiare realmente le cose?


Mentre i vari soggetti che comandano in porto continuano a fare profitti, per i lavoratori niente è cambiato. Lo sfruttamento, la precarietà e la pericolosità del lavoro continuano a gravare sui portuali di Genova. Questi lavoratori sono lasciati soli, non sono difesi a sufficienza dal sindacato e dai partiti della sinistra e vengono pure puniti se alzano il velo di omertà sulle loro condizioni di lavoro.

Pochi giorni prima della morte di Fabrizio due lavoratori della Culmv, sono stati sospesi per aver criticato l’organizzazione del lavoro in porto e per aver riaperto il dibattito sulla necessità del ritorno della proprietà pubblica sulle banchine, dopo anni nei quali le privatizzazioni, a partire proprio da Genova, hanno spezzettato le realtà produttive, con la conseguente perdita di forza contrattuale dei lavoratori.

Non si possono ottenere risultati concreti nella lotta contro le morti sul lavoro e gli infortuni, se non si mette in discussione il potere dei privati e del libero mercato che governa il porto. Salari più alti, investimenti e attrezzature per migliorare la sicurezza nel porto, un salario minimo garantito per chi non è avviato nella giornata lavorativa, la possibilità di decidere quando fermarsi, la riduzione dei ritmi, ed infine l’assunzione di più lavoratori, niente di tutto questo si può ottenere senza un duro scontro con le leggi di mercato che invece considerano ogni rallentamento del traffico delle merci come una grave perdita economica. È necessario organizzarsi a livello nazionale perché il protagonismo dei portuali possa, con la sua forza, strappare ai padroni le conquiste necessarie a migliorare le condizioni di lavoro.

 
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