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Verso l’assemblea nazionale della Rete 28 aprile Stampa E-mail
Scritto da Paolo Grassi   
martedě 11 marzo 2008

Una battaglia urgente e decisiva per l’alternativa nella Cgil


Si terrà a Milano il 14 marzo l’assemblea nazionale della Rete 28 aprile. Si tratta del terzo appuntamento nazionale dall’estate del 2006 quando fu formalizzata l’area nel direttivo nazionale della Cgil.

L’opposizione al protocollo sul Welfare quest’autunno ha segnato un passaggio decisivo per la Rete. Per quanto infatti sia la Fiom che Lavoro Società si fossero espresse negativamente su quell’accordo, solo la Rete fece una campagna aperta contro la consultazione. Una battaglia estremamente impari dove Cgil, Cisl e Uil e il Partito democratico avevano messo in campo tutto il loro apparato per portare a casa un risultato plebiscitario.

Tanti delegatisfidando il divieto che la burocrazia aveva cercato di imporre portarono avanti le proprie ragioni nelle assemblee e davanti ai cancelli di molte fabbriche.

Quel passaggio ha segnato l’inizio di un interessamento più ampio di una fascia di delegati e lavoratori verso la Rete e di conseguenza anche di un inasprimento della repressione dell’apparato della Cgil verso chi contrasta la linea. Se infatti da mesi si registrava un crescendo di episodi di intolleranza da parte della burocrazia verso qualsiasi forma di dissenso, il protocollo diventa l’occasione con la quale questa repressione viene esplicitata e sistematizzata.


Il Partito democratico e la Cgil


La nascita del Partito democratico ha segnato un salto qualitativo in Cgil, una vera e propria accelerazione a destra. Prevalgono sempre più esplicitamente le posizioni che la Cisl promuove da anni mentre all’apparato della Cgil rimane il compito di reprimere ogni forma di dissenso organizzato. Si tratta di un salto qualitativo non indifferente, un processo che dura da anni.

La battaglia che i sostenitori del Partito democratico stanno facendo per il controllo della Cgil è sistematica e fino ad ora non ha trovato contrasto.

La Fiom con la firma del contratto dei metalmeccanici del 20 gennaio scorso ha segnato un inversione di marcia rispetto quanto fatto negli ultimi dieci anni, anni lungo i quali si è dimostrata pur con mille contraddizioni la categoria più combattiva, assumendo il ruolo di punto di riferimento per migliaia di attivisti.

Lavoro Società dopo essere stata messa sulla graticola solo per essersi pronunciata per il No nella consultazione sul protocollo del 23 luglio, è tornata mestamente e velocemente nei ranghi nonostante sia più che evidente che quanto sottoscritto dalla Cgil col protocollo sia solo l’inizio di una lunga serie di controriforme che il vertice è disposto a portare avanti.

C’è in primo luogo la questione della riforma della contrattazione nazionale. Anche se è caduto il governo, indipendentemente da chi vincerà le elezioni tra qualche settimana, Cgil, Cisl e Uil stanno procedendo spedite con Confindustria a una nuova controriforma. La crisi politica ha allungato i tempi, ma non fermato il percorso. È chiaro che saranno in primo luogo i sindacati confederali lo strumento con cui proveranno a garantirsi la tenuta sociale e sarà sulla Cgil che si riverseranno le tensioni maggiori. Recentemente al direttivo regionale della Lombardia, Marigia Maulucci della segreteria nazionale l’ha esplicitato chiaramente spiegando che bisogna togliersi dalla testa l’idea che, se Berlusconi dovesse vincere le elezioni, la Cgil farà come nel 2001.


Programma alternativo e democrazia sindacale


È chiaro che davanti a uno scenario del genere la Rete 28 aprile ha il compito e il dovere di offrire ai delegati e ai lavoratori un opposizione seria e coerente. Giustamente Cremaschi ha ribadito in più occasioni che davanti al profilarsi di un nuovo accordo sulla testa dei lavoratori non potremo accontentarci di rivendicare una consultazione per esprimerci con un Sì o un No, ma che dobbiamo essere in grado di contrastarla offrendo una proposta alternativa. Si tratta quindi di fare un salto qualitativo, cosa che nessuna sinistra sindacale ha mai fatto in Cgil. Opporsi sapendo mettere in campo una posizione alternativa che difenda il diritto dei lavoratori ad avere un vero contratto nazionale inserendo gli strumenti adeguati che vadano nella direzione di rispondere alle reali esigenze dei lavoratori.

A nostro avviso si parte da richieste di aumenti salariali adeguati che non siano legati a produttività o aumenti dei carichi di lavoro; dalla reintroduzione di un meccanismo come la scala mobile per difendere i salari dall’erosione dell’inflazione; dal contrasto frontale della precarietà, dalla riduzione d’orario di lavoro e dalla possibilità per i lavoratori di poter decidere sulle piattaforme e le mobilitazioni necessarie per poter portare a buon fine la propria vertenza.

C’è poi da rilanciare una battaglia sulla democrazia sindacale, che non può ridursi a richiedere referendum sulle piattaforme o sugli accordi firmati ma che in primo luogo permetta ai lavoratori di poter eleggere direttamente delegati rappresentativi revocabili in ogni momento abolendo qualsiasi condizionamento o quota riservata e ogni altra forma di privilegio o monopolio per gli apparati burocratici, lottando per un allargamento nel numero e nei poteri dei delegati Rsu e Rls.

Queste sono le basi imprescindibili per potersi presentare con credibilità agli occhi di migliaia di attivisti sindacali che in questi mesi si sono opposti al protocollo prima, e recentemente (per quanto riguarda i metalmeccanici) all’accordo firmato a gennaio, e quindi di volerli organizzare. Proprio per questo diventa sempre più necessario rafforzare la Rete e fare un nuovo salto qualitativo. Questo significa costruire la Rete anche in Fiom. Dopo che in questi due anni la Rete è stata costituita in diverse Camere del lavoro, in alcune regioni e in qualche categoria, ora che con la campagna per il No al contratto dei metalmeccanici si è consumato uno strappo con Rinaldini questo passaggio diventa vitale per poter organizzare anche lì chi non è disposto ad accettare passivamente il rientro dei metalmeccanici sulle posizioni pretese da Epifani.


Strutturare la Rete ovunque


Ma se costituire formalmente la Rete negli organismi è un passaggio obbligato, perché teoricamente dovrebbe garantire una agibilità, non è certo sufficiente. È necessario in particolare strutturare la Rete garantendo a tutti i lavoratori la possibilità di prendere la decisioni senza delegare chi sta negli organismi dirigenti. Tra gli obbiettivi che si prefigge la Rete c’è quello di presentarsi al prossimo congresso con un proprio documento che permetterà anche di eleggere delegati che potranno in futuro rappresentare le base su cui prendere le decisioni importanti. Ma a quell’appuntamento manca ancora parecchio tempo, si parla dell’autunno del 2009, mentre incombono avvenimenti importanti che richiederanno decisioni immediate. Serve perciò da subito individuare livelli di discussione e criteri precisi con cui prendere queste decisioni, altrimenti queste saranno prese da chi ora negli organismi già ci sta e nei fatti non è sottoposto a nessun tipo di controllo. Strutturarsi sulla base di un documento come quello sulla contrattazione potrebbe essere il primo passo per avviare una definizione di quali e quanti compagni oltre a condividere le posizioni che portiamo avanti sono seriamente intenzionati a lavorare per costruire la Rete.

Una opposizione può essere vitale e sottrarsi alla palude del burocratismo e dell’opportunismo solo se si propone di costruire una propria capacità di promuovere vertenze e di costruire un rapporto diretto con i lavoratori, particolarmente laddove si esprimono i conflitti più avanzati.

Questo è stato ampiamente dimostrato con le campagne che abbiamo portato avanti sul Tfr, col protocollo e ultimante sul referendum dei metalmeccanici. Puntare a dialogare con i lavoratori che portano avanti delle vertenze e offrire non solo la nostra solidarietà per la lotta, ma soprattutto le nostre proposte e metodi per poter portare avanti una lotta efficace. Questo è quanto emerge dall’esperienza viva di quei tanti compagni che in questi mesi hanno portato avanti un’attività con queste caratteristiche.

Favorire la partecipazione dei lavoratori alle nostre battagliesignifica in primo luogo favorirne la partecipazione e il coinvolgimento nelle decisioni, in questo la Rete avrà gli strumenti per evitare di finire come le sinistre sindacali in Cgil che l’hanno preceduta.

Le campagne che in questi mesi ci hanno visti protagonisti ci hanno confermato due cose importanti. Che tra i lavoratori cè rabbia e disponibilità alla lotta e che ci sono migliaia di delegati e lavoratori stanchi di vedere un sindacato sempre più spostato a destra e vogliono fare qualcosa. In questi mesi ci siamo spesi per offrire una posizione alternativa e un canale attraverso cui organizzarsi. Ora possiamo e dobbiamo fare quel salto qualitativo e puntare a diventare lo strumento per invertire lo stato di cose presente.

 
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