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Parma - Per una lotta di massa contro la speculazione della Metro Stampa E-mail
Scritto da di Federico Toscani (Comitato StopMetro di Parma)   
marted́ 11 marzo 2008

Parma sta diventando un importante centro di speculazioni grazie soprattutto alle giunte di centrodestra, che in questi ultimi 10 anni hanno favorito con le loro politiche l’affluenza di molti capitali da parte di imprenditori in cerca di “denaro facile”.

 

Oltre a svendere il patrimonio pubblico e permettere ai palazzinari di detenere il monopolio dell’edilizia cittadina, oltre a ventilare la costruzione di un inceneritore dannoso e inquinante, si è dato recentemente il via libera alla costruzione della metropolitana “leggera”. Questa costerà 300 milioni di euro (anche se molto probabilmente, come nel caso di Brescia, finirà per costare di più) indebitando la città fino al 2036. Non ha neanche senso soffermarsi sulla presunta utilità sociale di una metropolitana in una città che si attraversa a piedi in mezz’ora, né sull’impatto che causerà sui trasporti urbani (verranno decurtate due linee e circa 200 lavoratori della Tep, l’azienda dei trasporti) per farci esprimere la nostra netta contrarietà al progetto. Piuttosto siamo convinti che si potrebbero fare ben altri cose con i soli 8 milioni spesi finora per sole consulenze; ad esempio potenziare il traffico pubblico, renderlo finalmente gratuito ed imporre il blocco del traffico privato in centro.

Ma, appunto, come potrebbero in tal modo arricchirsi con i nostri soldi i costruttori di metropolitane e i loro soci scavatori e abili speculatori? I loro alleati in Comune hanno ben pensato di evitare qualunque discussione pubblica sull’argomento ed hanno quindi “democraticamente” impedito che fossero i cittadini ad esprimersi tramite referendum come era stato chiesto: il presidente del consiglio comunale ha sintetizzato in sé la volontà cittadina ed ha dato l’assenso.

Da subito abbiamo appoggiato un movimento di protesta che si è costituito nei giorni successivi; convocato da associazioni di movimento e indipendenti ha poi trovato l’adesione dei partiti della sinistra arcobaleno e della Fiom.

Da subito nei nostri interventi abbiamo cercato di spiegare nel comitato l’importanza di non limitarsi alla sola questione della metropolitana, ma di avanzare una critica più generale alle politiche della giunta.

Una ipotesi di unità delle vertenze, tuttavia, al momento non è stata presa in considerazione ed il comitato è appiattito sulla posizione istituzionalista del ricorso al Tar. Noi siamo dell’idea che convocare il referendum sia corretto, ma che non basti: il comitato StopMetro deve anche organizzare e convocare una manifestazione cittadina contro le speculazioni della giunta e per una città non inquinata e pulita. La manifestazione andrebbe costruita attraverso un percorso di assemblee pubbliche nei quartieri e coinvolgendo le Rsu ed i lavoratori della Tep. La nostra proposta non dovrà essere solo quella di porre una firma in calce al ricorso, ma anche di quella di organizzarsi in comitati di quartiere che possano proseguire il lavoro di radicamento e di propaganda contro la metro in vista della manifestazione. La nostra piattaforma e le nostre rivendicazioni dovrebbero, infine, porsi l’obiettivo di dialogare con gli altri comitati di lotta territoriali, superando gli steccati di una specie di “gelosia” che finora non ci ha consentito di unificare le tante battaglie contro le politiche speculative, oggi frammentate e piuttosto deboli. Solo se sapremo essere un comitato di lotta come quello No Tav potremo sperare non solo di fermare definitivamente la metro, ma anche di ottenere altre vittorie importanti.

 
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