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Sulle candidature del Prc nella lista Arcobaleno Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Giardiello   

Intervento di Alessandro Giardiello al Cpn del Prc del 29 febbraio

Compagni,

la nostra area, Falcemartello, non ha rivendicato candidature parlamentari per scelta politica autonoma; ribadisco: scelta politica autonoma e così non essendoci stata alcuna richiesta non poteva esserci alcun rifiuto da parte della segreteria nazionale, per altro prevedibile.

Abbiamo discusso, valutato e deciso che le priorità dell’area erano altre. Un’alternativa alla linea di maggioranza può crescere solo lavorando a una prospettiva generale che sappia unire diversi aspetti: elaborazione politica, battaglia di partito, intervento di massa e infine a un’attenzione costante a formare militanti capaci di essere politicamente attivi in ognuno di questi terreni, dei veri e propri quadri politici

All’interno di questa prospettiva e in questo frangente specifico dello sviluppo della nostra area una rappresentanza parlamentare rappresenterebbe un ostacolo e non uno strumento aggiuntivo a una battaglia che, pur con i limiti delle nostre forze stiamo, ovviamente non da soli, conducendo contro l’istituzionalismo galoppante che in questi anni si è fatto strada nel partito.

Ciò detto ci tengo a precisare che respingiamo con forza l’esclusione dalle liste di altre minoranze, per inciso i compagni dell’Ernesto, che partendo da considerazioni diverse dalle nostre hanno legittimamente richiesto di essere rappresentati.

Tanto più che i parlamentari dell’Ernesto nella scorsa legislatura non hanno mai fatto mancare il loro voto alle scelte assunte dal partito in campo parlamentare, votando anche quei provvedimenti, lo dico in totale sincerità, che noi non saremmo mai stati disposti a votare.

Preciso che in queste considerazioni non c’è alcuna velleità settaria, né alcun rifiuto di principio del lavoro nelle istituzioni, che però dal nostro punto di vista non può che essere subordinato a un reale lavoro di radicamento e di costruzione della nostra alternativa nelle fabbriche, nei movimenti, ovunque si produca conflitto.

Non c’è dubbio che in futuro ci batteremo senza esitazioni per conquistare una rappresentanza parlamentare quando questa poggerà su solide basi politiche e sociali in forte connessione con i movimenti e non come risultato di una trattativa più o meno riuscita con la Segreteria nazionale del partito, nel chiuso di una stanza.

Il lavoro parlamentare, che pure è un terreno su cui è imprescindibile che si misuri qualsiasi progetto di trasformazione è un terreno denso di insidie. Ne parlava, secondo me bene, ieri su Liberazione la compagna Gagliardi. Un articolo che ho apprezzato anche se non ne condivido le conclusioni e probabilmente le finalità.

Si tratta di un banco di prova difficile e complicato per qualsiasi partito o tendenza comunista tanto più se si è al governo. Una prova che di fatto negli ultimi due anni, il partito non ha superato. Ed è grave per un partito comunista che si venga a dire al Cpn, come è stato fatto dal segretario, che abbiamo sottovalutato i poteri forti.

Questa nostra dichiarazione è necessaria sia per dissipare dei rumori velenosi che sono stati fatti circolare sulla nostra area rispetto alla questione delle candidature, sia per rispondere a chi ha sostenuto che siamo un’area senza ambizioni.

Il problema è che aspiriamo a molto di più che a sistemare qualche leader ed avere quel poco di visibilità mediatica, tanto più se il prezzo da pagare è compromettere il nostro progetto politico, per il quale lavoriamo da anni, lealmente, nel partito.

Gradirei quindi che questa nostra scelta non venisse strumentalizzata da nessuno. Il fatto che noi non si chieda posti nelle teste di lista non significa che non abbiamo nulla da dire sulle proposte di Ferrara. Abbiamo votato dei criteri all’ultimo Cpn che non trovano applicazione nella proposta nominativa di oggi sul limite del doppio mandato.

Non ci sono praticamente candidature operaie e di movimento.

E come si diceva poc’anzi non c’è rispetto del pluralismo interno.

Infine voglio annunciare che al prossimo congresso la nostra area si batterà per il salario operaio ai nostri parlamentari (5° livello metalmeccanico). La questione dei soldi e dei privilegi non è l’unico problema da affrontare nella lotta contro la degenerazione istituzionale, ma sicuramente è un buon punto di partenza.

Per tutte queste ragioni voteremo contro la proposta della segreteria nazionale facendo tuttavia i migliori auguri a tutti i candidati che qui sono stati proposti di essere eletti, perché questo vorrebbe dire che usciremmo dalle elezioni con un risultato veramente eccellente.

 

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