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Resoconto del dibattito all’interno del Comitato politico nazionale
Due riunioni del Comitato politico nazionale del Prc nel giro di una settimana non si erano mai viste (22-23 febbraio e 29 febbraio). All’ordine del giorno la campagna elettorale e la definizione delle teste di lista, cioè di coloro che dovrebbero essere eletti in Parlamento nella prossima legislatura.
Nell’introduzione Giordano non ha praticamente citato l’esperienza fallimentare dei due anni di governo, se non per dire che avevamo sottovalutato i poteri forti e si è lanciato in una serie di considerazioni sul nuovo soggetto politico che dovrebbe nascere dalla Sinistra Arcobaleno. Una decisione, quella sulla lista unitaria, presa senza convocare alcun organismo dirigente, neanche la direzione nazionale, come hanno stigmatizzato moltissimi interventi anche della maggioranza.
Ovviamente nel gruppo dirigente (anche di maggioranza) c’è grandissima preoccupazione sull’esito della campagna elettorale e si moltiplicano le critiche verso la segreteria nazionale. Le più ricorrenti sono quelle contro l’accentramento delle decisioni, sui “ritardi” nella campagna elettorale, ecc., argomenti che sono stati utilizzati da diversi segretari regionali (Lombardia, Piemonte, Sicilia).
Sulla questione della falce e martello c’è stata l’ennesima rassicurazione che il simbolo non si tocca anche se in vari interventi si è parlato di tesseramento al nuovo soggetto politico e di “campagna elettorale costituente”.
Di fatto la maggioranza nel partito non è mai stata così divisa e paralizzata, per certi aspetti si ha la sensazione che nessuno abbia più realmente il controllo della struttura, per quanto le pressioni “esterne” di Bertinotti giochino sempre un ruolo molto importante.
Dalla maggioranza si è definitivamente staccato Ramon Mantovani che infatti ha votato per la prima volta contro il documento della segreteria. La sua opposizione si è manifestata con una dichiarazione di non partecipazione al voto, in quanto non era disponibile a sostenere nessuno dei tre documenti alternativi votati in contrapposizione (quello della nostra area, dell’Ernesto e di Essere comunisti).
Essere comunisti per la prima volta, da quasi due anni a questa parte, ha presentato un documento alternativo. Dopo aver riposto per circa due anni le proprie speranze in Franco Giordano ora l’area Grassi guarda a Ferrero e si allinea alla proposta della confederazione.
Rispetto alle teste di lista, Ciccio Ferrara ha proposto i seguenti criteri: rigidi sui due mandati (anche se fatti con altre formazioni politiche precedenti, Pci, Pdup, Dp). Uniche eccezioni il segretario (come da statuto) e il candidato premier, alle quali se ne sono poi aggiunte altre due (con voto a maggioranza risicata): Francesco Forgione (in qualità di presidente della Commissione Antimafia) e Pietro Folena per l’associazione Uniti a sinistra (aderente alla Sinistra Europea). Rigido 50% tra uomini e donne. Incompatibilità tra membri della segreteria nazionale e parlamentari (riferendosi alla segreteria che verrà eletta nel prossimo congresso).
Su quest’ultimo punto si registra una vittoria di Ferrero. La segreteria era divisa e nella relazione Ferrara ha lasciato la cosa in mano al Cpn per poi raccogliere nel documento conclusivo “il prevalente”.
Sul pluralismo interno è stata teorizzata una classificazione all’interno delle minoranze tra minoranze dialoganti che interloquiscono (Essere Comunisti) e minoranze che svolgono una battaglia di opposizione tout court (l’Ernesto e FalceMartello).
L’Ernesto ha centrato i suoi due interventi (Pegolo e Masella) su questa questione. L’intervento di Pegolo aveva come titolo: Non siamo in vendita!
I nostri interventi (Bellotti e Giardiello) hanno ribadito i punti centrali della nostra proposta strategica: no al listone unico, sì alla coalizione di sinistra con Sd, Pdci e Verdi ciascuno col proprio simbolo e le proprie specificità programmatiche, valorizzazione della conferenza operaia di Torino, rottura strategica col Pd, opposizione allo scioglimento del Prc attraverso una battaglia non solo di forma ma soprattutto di sostanza, partecipazione convinta alla campagna elettorale contro il duopolio Pd-Pdl.
Nel Cpn del 29 febbraio Ferrara ha proposto una lista di 50 nomi (di cui alla fine probabilmente solo una trentina verranno eletti). Nella lista non ci sono candidature operaie, né di movimento (a meno che non si voglia considerare tali quelle di Farina e Caruso). Si tratta di una semplice riproposizione di chi era già parlamentare nella scorsa legislatura e non ha ancora svolto due mandati completi, con pochissime aggiunte. Le candidature per Essere Comunisti sono state addirittura quattro. Si sono registrati vari dissensi dei segretari regionali (in particolare Lombardia e Sardegna) che hanno giudicato estremamente sacrificati i territori a favore del centro.
Nel voto finale c’è stata l’astensione di Essere Comunisti, il voto contrario di Falcemartello (motivato dall’intervento di Giardiello) e dell’Ernesto a cui si sono aggiunti alcuni compagni della maggioranza.
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