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Gli interventi di FalceMartello al Cpn del Prc, 22-23 febbraio Stampa E-mail
Scritto da FalceMartello   
Intervento di Claudio Bellotti

Io credo compagni che dobbiamo fare un grosso sforzo in questa discussione per non fermarci alla superficie delle cose, delle parole e cercare di andare al nocciolo di questa fase che sarà anche difficile ma a mio modesto avviso è anche interessantissima per ciò che si va ridefinendo, innanzitutto per il nostro futuro e poi nella situazione generale e politica del nostro paese.

Per cui prima di parlare della lista, prima di parlare della proposta che qui è stata fatta vorrei fare alcuni brevi ragionamenti sulla crisi di governo e su questo inizio di campagna elettorale. Qualcuno lo ha già detto, io penso che noi non faremo un buon servizio alla nostra discussione, ed anche alla discussione generale della sinistra, se ci accontentassimo di descrivere la fine ingloriosa, diciamolo pure, dell’esperienza dell’Unione come effetto principale indotto dalle cospirazioni della palude centrista trasformista.

Il nome ed il cognome della forza che ha portato a quell’esito è scritto su tutti i muri d’Italia e si chiama partito democratico, perché è a causa dell’interposizione pesante di quella forza che sono state sconfitte le nostre battaglie, che è stata sconfitta la nostra battaglia sul welfare, sulle missioni militari e quant’altro. Poi c’è stata la crisi che si è prodotta come tutti sappiamo; però se non prendiamo quel punto di partenza noi lasciamo aperta una questione che invece è dirimente in questa campagna elettorale e nei prossimi anni.

La rottura che fa Veltroni quando dice “andiamo da soli”, e dunque una rottura innanzitutto alla sua sinistra, non è una scelta, ovviamente come tutti capiamo, di tattica elettorale contingente: è la definizione di una prospettiva di lungo periodo che ci dice la natura di quella forza, perché naturalmente tutti noi siamo abbastanza intelligenti da capire che quando Veltroni dice che non deve esistere conflitto tra lavoro ed impresa, tra ragioni dei lavoratori e ragione dell’impresa, non sta dicendo che va abolita la lotta di classe in questo paese – cosa che non può essere per altro – ma sta dicendo che la lotta di classe possono condurla per l’appunto solo i padroni, come da antica vignetta. Allora, se questa è l’impostazione di questa forza e che oggi viene avanti con le proposte di Ichino sull’art.18, ed ogni giorno abbiamo nuove conferme in questa direzione, la domanda attorno cui tutto ruota, ma non solo in questa campagna elettorale ma  ancora di più dal 15 aprile in avanti, è cosa farà la sinistra rispetto a questa forza. Non credo quindi che basti di parlare di sinistra “autonoma” dal Pd, che poi magari “autonomamente” torna ad allearsi col Pd stesso,  preferisco parlare di sinistra antagonista ed alternativa a questo partito sul lungo periodo.

Questo non vuol dire naturalmente non capire che tra il blocco che sta attorno a Veltroni ed il blocco che sta attorno a Berlusconi ci sono differenze, ma sono differenze nel modo in cui noi facciamo la battaglia comunque contro queste forze, altrimenti noi lasciamo un varco aperto, un varco cospicuo, a quella logica che è fortemente presente, e tutti lo sappiamo, nel campo della sinistra arcobaleno che si va costituendo, che è la logica, mai sconfitta – a me fa grande tenerezza questo governismo senza governo – frontista. Io ho assistito ad un’assemblea a Milano molto partecipata con tutte le forze, in cui c’è stato un intervento di un compagno non nostro che diceva “beh se il PD punta al 35% noi dobbiamo puntare al 16% così messi insieme facciamo il 51% e gli dimostriamo che hanno sbagliato a non allearsi con noi”. Questa è la logica da combattere se noi vogliamo un futuro come sinistra realmente alternativa in questo paese. Perché la logica che vede una forza di sinistra comunque orbitante, comunque gravitante, più o meno vicina a seconda delle fasi attorno al grande agglomerato del PD. Ora io questo dibattito, credo, non si può tenerlo fuori dalla campagna elettorale, perché te lo chiedono tutti. Perché se si va davanti ad un luogo di lavoro, o in un mercato a parlare con la gente, la gente non è che non ti chiede chi mi rappresenta? dov’è la sinistra? E cosa ci sta a fare in questo paese? E che cos’è questo brutto animale del PD con cui oggi ci troviamo a fare i conti?

In virtù di questo ragionamento io baso la mia critica e la mia opposizione alla proposta di lista unitaria così come è stata presentata – mi associo, non ho il tempo di svilupparlo, nella sostanza al concetto della coalizione che qui avanzava Mantovani pochi minuti fa – perché questa scelta della lista unitaria ha sequestrato questo dibattito dal popolo della sinistra e lo ha messo in mano a dieci persone!

Qui ci sono compagni che hanno fatto gli inni a Carrara al rovesciamento della piramide, alla frantumazione delle gerarchie e tutto quello che ci ricordiamo, e poi ci troviamo in questi frangenti con queste procedure, con questi metodi. Questo dibattito che è decisivo non per un congresso, non per una componente, non per una campagna elettorale ma per capire cosa sarà la sinistra nei prossimi anni in questo paese è stato sequestrato da questa scelta di fare la lista in questo modo. Pertanto non ho capito e non ho condiviso l’opinione di chi va bene tutto basta che ci siano 3mm di falce e martello sopra, perché quello non risolve ovviamente la questione. È stato ricordato poche ore fa, parziale, contenuta quanto volete, la divisione in voti decisivi come quello sulle missioni militari. Questa contraddizione noi ce la troveremo tutti i giorni ed in tutte le questioni fondamentali che affronteremo dopo le elezioni. Viene avanti un pesante tentativo di rimettere in piedi una gabbia concertativa micidiale nella destrutturazione dei contratti nazionali: come gestiamo questa discussione nel momento in cui forze cospicue che stanno in questa lista assumono, hanno sempre assunto, la logica concertativa? Vedi la vicenda del protocollo sul welfare in cui non a caso, nei momenti decisivi delle scelte ci siamo trovati divisi e ci siamo trovati uniti quando essere uniti non cambiava niente, non contava niente e non serviva a niente. Questo è quello che viene avanti.

Io credo che noi abbiamo in questa sconfitta – su cui non ho tempo di parlare, avremo tempo in altri momenti, di fare il bilancio che anche altri hanno chiesto anche con punti di vista molto diversi da quello che esprimo qua io, di fare un bilancio approfondito dell’esperienza di governo. Lo faremo questo bilancio – ma noi dobbiamo proiettare questa discussione in avanti. Se guardiamo nel nostro partito, abbiamo dove trovare le energie, le forze, le disponibilità che sono state duramente mortificate in questi anni per fare un lungo lavoro di rimozione delle macerie di questa sconfitta, delle macerie dell’istituzionalismo – lo dico – marcio che ha rovinato, e sta rovinando, ampi settori del partito, bisogna dirlo, di un governismo esasperato, è già stato detto qua. Andiamo a fare una campagna elettorale in cui noi abbiamo la contrapposizione fondamentale con il PD e discutiamo l’alleanza con Rutelli, l’alleanza con Illy, stiamo nella giunta campana – ma compagni! Questo è uno scontro decisivo, come pensiamo di poterlo combattere in queste condizioni?

Io sono convinto che esistono – nonostante tutto e tutti, nonostante tutto quello che è successo – le risorse, la disponibilità nel nostro corpo militante, ma anche più in là, a rendere disponibili energie, capacità per questa battaglia. Lo dico perché le ho viste. Le ho viste il 20 ottobre, ma le ho viste anche a Torino nella conferenza che è stata fatta. Male ha fatto chi non c’è venuto, bene ha fatto chi è venuto ed ha ascoltato. Le ho viste piene di dubbi, piene di critiche, piene di problematicità ma disposte a mettersi in campo nel momento in cui venisse avanti una proposta chiara e una parola chiara.

Pertanto credo che dobbiamo accingerci non a – come è stato detto, mi sembra di capire – mettere in moratoria il dibattito durante questa campagna elettorale. Carissimi compagni, questo non è il nostro dibattito congressuale, quello poi verrà, si presume. Questo è il dibattito che c’è attorno a noi dappertutto è il dibattito in cui la gente dice serve o non serve votare questa sinistra di fronte a questo PD.

E dunque noi dobbiamo sviscerarlo in forme comprensibili e chiare a milioni di persone e credo che su questa strada si può iniziare un lavoro che sarà lungo e difficile ma avrà anche i suoi aspetti gratificanti dopo le mortificazioni di questi due/tre anni nel ricostruire una sinistra che possa andare a testa alta tra i lavoratori di questo paese.

 

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Intervento di Alessandro Giardiello

Compagni,

credo che uno dei pericoli che a me pare evidente dalla discussione che abbiamo avuto in questi due giorni è che ci sia una sorta di grande rimozione sull’esperienza di governo. È sempre brutto dire “noi lo avevamo detto” e non lo dirò, però credo che allo stesso tempo dovrebbe esserci, per onestà, per correttezza nei confronti del nostro partito, di ogni nostro militante, la semplice affermazione, da parte del gruppo dirigente, che in questi due anni sono state smentite sonoramente le ipotesi di Venezia.

Non credo possiamo cavarcela dicendo ci abbiamo provato, non ce l’abbiamo fatta ma ce l’abbiamo messa tutta, peraltro credo che la sconfitta non si è consumata sul welfare ma era evidente fin dai primi giorni, dai primi mesi di questo governo che non aveva nessuna capacità, nessuna spinta propulsiva per andare incontro a quelle che sono le esigenze profonde che sono maturate nella società.

Ce lo hanno detto bene e chiaramente – e penso che sia stato giusto investire, compagni come me ed altri, su quella conferenza di Torino – tanti lavoratori. Da questo punto di vista non ho condiviso l’atteggiamento superficiale che c’è stato da parte di tanti compagni, anche delle minoranze. A quella conferenza ci sono stati interventi interessanti, altri meno, alcuni condivisibili, altri non condivisibili, però credo che il primo dovere per un dirigente comunista sia andare ad ascoltare i nostri compagni lavoratori. Ce lo ha detto il compagno della Fiat Mirafiori: “E’ troppo tempo che non veniamo ascoltati e che non abbiamo spazio ed agibilità in questo partito”. Credo che sia importante anche valorizzare – pochi lo hanno detto – nelle liste che andremo a presentare questa risorsa che nonostante tutto abbiamo ancora a disposizione nelle nostre fila.

Ho sentito dire, da qualche compagno in direzione, che la colpa della sconfitta che abbiamo subito è dei poteri forti. Che a me pare che è come dire che siamo sorpresi di aver perso la partita perché in campo c’era anche l’altra squadra.

Da questo punto di vista, compagni, la discussione sul simbolo e le decisioni che sono state imposte al partito e che il CPN semplicemente ratifica, a campagna elettorale già avviata, introducono ed estendono un metodo assolutamente sbagliato che è quello dei fatti compiuti, la politica dei fatti compiuti, degli strappi continui, non so perché si continua a parlare tra di noi di partecipazione quando nella pratica si continua ad attuare questa pessima politica, questo metodo che considero inaccettabile. Lo hanno detto molti di voi che sono intervenuti, di tutte le posizioni, quanto è forte e profondo il malessere nel nostro partito.

Sono state scomodate le elezioni del ’48, il fronte popolare, per dire che nessuno allora pensava che poi si sarebbe sciolto il PCI. Credo, compagni, che non è da oggi che facciamo una discussione sul simbolo, sul nuovo soggetto plurale e si continua a dire che questo non è un cartello, si aprono dei tesseramenti all’interno delle federazioni, si parla di una campagna elettorale che è costituente di un nuovo soggetto politico, tutto questo è logorante, tanti compagni generosi non ce la fanno più a sostenere questa situazione. Credo che questa politica delle forzature così come è avvenuto con la Sinistra Europea non tiene conto di una realtà semplice, banale e cioè che non c’è una base politica comune per dare vita a questo nuovo soggetto politico e lo abbiamo visto ancora oggi, dopo la caduta del governo Prodi, qual è stato l’atteggiamento, sicuramente diverso dal nostro da parte delle altre forze di sinistra, sull’Afghanistan o sulla questione del Kossovo, dove bene ha fatto il compagno Ferrero a pronunciarsi in maniera esplicita alla riunione del consiglio dei ministri.

Sinistra Democratica ha una grande fretta perché dopo, secondo il mio modesto parere, aver sbagliato quasi tutto dalla sua nascita e l’uscita dal partito democratico, è una formazione che va a pezzi, altri compagni lo hanno detto: prima Angius, poi Nerozzi, Crucianelli. Hanno un disperato bisogno di ormeggiare in un porto sicuro, ma come si è visto non è chiaro in quale porto decideranno di ormeggiare: è questa la triste realtà.

Il peso che hanno all’interno del nuovo soggetto è grande, è spropositato rispetto all’influenza ed all’appoggio reale che hanno nella società. E poi lo sappiamo, ce lo siamo detti molte volte, Diliberto ed i Verdi ci entrano ob torto collo, ve lo potrebbero dire molti segretari, come il mio segretario di Federazione qual è la realtà di Milano da questo punto di vista.

Credo che sia una illusione drammatica pensare che attraverso un gioco di sponda con Veltroni si possa costringere le altre forze di sinistra ad adeguarsi a questo progetto e al tentativo di accelerazione che stiamo portando avanti nella direzione del partito unico.

Ci sono compagni che dicono che siamo egemoni, alla fine SD ha accettato la candidatura di Fausto Bertinotti, ma questa, compagni, non credo sia egemonia. A me pare che questo progetto sia cementato da ragioni di pura sopravvivenza istituzionale e voglio vedere dopo le elezioni come andrà a finire.

La questione decisiva però e che noi abbiamo delle elezioni fondamentali di fronte a noi. Il PD punta a schiacciarci attraverso il voto utile, puntano alla nostra marginalizzazione, all’annientamento di tutto quanto viva alla loro sinistra e ad una semplificazione del quadro politico, all’annullamento di ogni rappresentanza di classe dei lavoratori nel nostro paese. Il problema è come condurre la sfida. Io credo compagni, che l’unico modo per portare avanti questa sfida è avere una profonda svolta di prospettiva, una svolta radicale, una svolta a sinistra, un programma di rottura con le compatibilità capitalistiche.

No a una logica del governismo senza governo. Dobbiamo anche entrare nell’ottica che non solo è molto probabile che noi ci troveremo all’opposizione dopo le prossime elezioni, ma che è altrettanto probabile che all’opposizione ci staremo a lungo, prepariamoci dunque a questa prospettiva.

Ci sono diversi compagni che sono intervenuti dicendo che c’è un ritardo, c’è poco entusiasmo, c’è poca capacità di trasmettere quale elemento di rottura possiamo introdurre in questa campagna elettorale.

Qui compagni non si tratta di avere una vocazione minoritaria, perché siamo minoranza nella società e per risalire la china bisogna in primo luogo ricostruire la nostra credibilità tra i lavoratori, i migranti, le donne che pure sono impegnate nelle mobilitazioni come abbiamo visto negli scorsi giorni. Riacquistare quell’indipendenza politica rompendo con Veltroni anche a livello locale, non è lui che rompe con noi – e non accade a caso – a partire dalle grandi città, e capire qual è la connotazione di classe di questo nuovo partito, tra l’altro evidente dalle candidature che sono state avanzate.

Oggi la Sinistra Arcobaleno è stimata tra l’8 il 9, il 10%: siamo al punto più basso mai raggiunto dalla sinistra dal dopoguerra. Se le cose stanno così un’autocritica dovremo pur farcela. Abbiamo contribuito con le nostre scelte ad approfondire quel distacco che c’è tra i lavoratori e la politica e solo a partire da una opposizione coerente ed intransigente possiamo riannodare i fili spezzati del conflitto sociale.

Il segretario ed altri compagni hanno chiesto la sospensione della critica, io credo che l’aspetto decisivo sia essere impegnati attivamente tutti, maggioranza e minoranze, in questa campagna elettorale. Non sospenderemo la critica perché le scelte fatte dal gruppo dirigente sono gravi, ma certo concentreremo ogni sforzo ed ogni energia per evitare che noi tutti si esca stritolati dal meccanismo del voto utile. E su questo potete averne la totale ed assoluta certezza perché in questa campagna elettorale ci si gioca veramente molto e poi discuteremo al congresso, e ci confronteremo tra le diverse opzioni strategiche.

Ma io non concepisco, non è concepibile, l’idea di punire gli organismi dirigenti attraverso il voto; perché se domani il risultato della Sinistra Arcobaleno sarà un fallimento saranno più deboli in primo luogo coloro che difendono un’opzione alternativa ed anticapitalista all’interno di questo partito. Su questo non abbiamo dubbi e lo dimostreremo nel corso della campagna elettorale.

 

Puoi  ascoltare gli interventi integrali dei compagni e i lavori del Cpn su Radio radicale, cliccando qui (22 febbraio) e qui (23 febbraio).

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