Rifondazione metta al centro i lavoratori
Fa parte delle piccole miserie della sinistra, che Liberazione e il Manifesto, nei loro resoconti di domenica siano riusciti ad ignorare due tra gli interventi più applauditi nella assemblea dei lavoratori del Prc a Torino, quelli di Paolo Brini e Antonio Santorelli, due compagni impegnati in prima linea negli ultimi mesi nella lotta per il contratto dei metalmeccanici.
Forse questa dimenticanza si deve al fatto che entrambi sono firmatari di un appello, distribuito nella sala in 800 copie, che dà un giudizio negativo sul recente accordo firmato da Fim-Fiom e Uilm. (vedi appello: Delegati e lavoratori per il NO ad un accordo ingiusto!) e che nei loro interventi non hanno risparmiato critiche anche dure al gruppo dirigente.
 |
L'entrata della Thyssen Krupp,
davanti alla quale si è tenuta l'iniziativa del Prc
|
Fortunatamente il sito web di Radio Radicale ha ripreso interamente il dibattito (puoi ascoltarlo cliccando qui) in modo che tutti i compagni, anche quelli che a Torino non c’erano, possano farsi un’opinione precisa del livello di discussione ed approfondimento che si è espresso in quella assemblea.
Il giudizio della nostra area sulla riunione non è negativo come quello di altre minoranze interne del Prc che hanno boicottato l’assemblea o nel migliore dei casi si sono limitate a garantire una presenza formale di qualche leader, senza impegnarsi nella riuscita di una manifestazione che al di là delle intenzioni di chi l’ha promossa rappresentava un’opportunità per rivolgersi a centinaia di delegati e lavoratori iscritti a Rifondazione Comunista.
Lavoratori e delegati che, in particolare negli ultimi due anni, sono stati completamente dimenticati dal gruppo dirigente, quando non considerati elementi scomodi.
Si è fatta una grande campagna, da parte di alcuni compagni, contro la cancellazione della falce e martello, simbolo del lavoro, ma poi ci si è sottratti dall’intervenire in un’assemblea di partito che ai lavoratori era rivolta.
Un’assemblea dove per altro c’era grande ascolto verso chi criticava anche severamente l’idea scellerata di liquidare il partito. Ed è qui che emergono con tutta evidenza i limiti di chi, come diceva oggi una lettera a Liberazione, si “fregia della falce e del martello, simbolo duro e bellicoso, ma fa la politica dei tarallucci e vino”. Ed era la lettera di un compagno che si oppone a togliere la falce e martello dal nostro simbolo.
 |
| Uno scorcio della platea |
Non è questa la politica di chi scrive. Per quanto ci riguarda prima di ogni simbolo, di ogni bandiera e di ogni nostalgia c’è la classe lavoratrice in tutte le sue espressioni. Non sosterremmo mai un partito per quanto munito di falce e martello che governa contro i lavoratori (è il caso della Cina, ma anche del Bengala, uno stato dell’India con 100 milioni di abitanti) né viceversa ci opporremmo alla formazione di un nuovo partito, che pure non avesse la falce e martello nel proprio simbolo, ma rappresentasse un passo in avanti dal punto di vista della riorganizzazione delle avanguardie e del conflitto sociale (è il caso del Partito socialista unificato del Venezuela).
Ovviamente niente di tutto questo avviene oggi con la sinistra arcobaleno, un progetto che non solo riteniamo moderato, ma che politicamente respingiamo.
La nostra critica al cosiddetto nuovo soggetto della sinistra plurale è conosciuta ed è chiara, così come la posizione che abbiamo assunto rispetto alle elezioni, ben illustrata nell’ultimo articolo di Claudio Bellotti.
La nostra area non si è lasciata sfuggire l’opportunità di intervenire a Torino. È stato prodotto uno speciale: Comunisti in fabbrica. Quale intervento nei luoghi di lavoro? distribuito al banchetto assieme a numerosi volantini preparati dalla commissione lavoro dell’area sull’intervento tra i precari, nel settore del commercio e dell’industria.
Abbiamo raccolto nuove adesioni all’appello per il No al referendum dei metalmeccanici e diffuso 80 copie di FalceMartello, raccogliendo 500 euro per l’autofinanziamento della rivista.
Erano presenti oltre 50 lavoratori di FalceMartello a Torino, ma non sono certo stati solo cinquanta le compagne e i compagni che hanno applaudito a più riprese gli interventi di Paolo Brini e Antonio Santorelli, oltre agli interventi, veramente pregevoli e ricchi di spunti interessanti di Ugo Bolognesi (operaio della Fiat Mirafiori), Ciro Argentino (operaio Thyssen Krupp), Patrizia Granchelli (postina di Milano) a tanti altri le cui osservazioni e critiche al gruppo dirigente sono state raccolte anche dal Manifesto e Liberazione.
Li abbiamo ascoltati tutti, anche coloro con le cui valutazioni non concordavamo, perché il primo dovere di un comunista è prima di ogni cosa ascoltare i lavoratori.
 |
Il banchetto di FalceMartello a Torino
|
Abbiamo visto troppi dirigenti (del partito e del sindacato) che a quest’assemblea sono venuti controvoglia e che altrettanto svogliatamente se ne sono andati prima del tempo perchè non era previsto un loro intervento. Ancora una volta hanno perso l’occasione di ascoltare la loro base e quei militanti che con grandi sacrifici sono impegnati a costruire quelle aree che poi loro dirigono.
Ovviamente non stiamo dicendo che l’assemblea di Torino fosse uno spaccato rappresentativo del clima che si respira oggi nelle aziende e nelle fabbriche.
In tutta onestà alcuni interventi ci sono sembrati “asettici”, compiacenti, persino concordati ma non era questo, a nostro giudizio, l’elemento che prevaleva nella riunione. Né ci pare che oggi nessuna organizzazione, tendenza politica o sindacale sia in grado di rappresentare l’umore profondo della classe lavoratrice.
Il distacco della politica dai lavoratori è grande, si è andato approfondendo drasticamente negli ultimi anni ma questo è un problema che non riguarda solo i “riformisti”, perchè non è stato affatto risolto dai “rivoluzionari”. I quali hanno come primo obiettivo, e per quanto ci riguarda ne siamo assolutamente coscienti, di riannodare i fili spezzati del conflitto sociale.
Per noi Torino è un punto di partenza. Il partito che piaccia o meno ai suoi dirigenti è destinato a tornare all’opposizione e a prescindere dalle posizioni della maggioranza continuerà ad essere un punto di riferimento per quella classe dispersa che come marxisti abbiamo tutto l’interesse a riorganizzare nella prospettiva della trasformazione della società.
Come ha detto il compagno Brini nel suo intervento a Torino, noi a differenza di altri abbiamo fiducia nella classe e nella sua capacità di trasformare le proprie organizzazioni.
Leggi anche:
|