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Alcune considerazioni
Affrontando il problema della condizione dei lavoratori è fondamentale
(ma non esclusivo, come dirò ora) esaminare la loro condizione nel
processo produttivo, cioè nel posto di lavoro, quella che Bertinotti
chiama "la categoria marxiana dello sfruttamento e della alienazione
che si fanno ancora più imprescindibili”. Aggiunge poi che “si sono
accresciute le distanze del popolo dalle forze di sinistra”. E poi
ancora sempre Fausto: “Crescono le patologie legate al lavoro e in
particolare le condizioni di stress”.
Dunque non solo impiego di sostanze nocive pur rilevantissimo, ma l'organizzazione del lavoro.
Analisi rigorosa, alla quale certo non corrisponde, anzi contraddice, la pratica politica, cioè politicistica: salari, grossissima questione di oggi con i suoi vari meccanismi, premi qualifiche ecc. C'è il problema di tornare alla indicizzazione del costo della vita abolita ai tempi del Governo Craxi-Amato. Contro quella decisione Berlinguer organizzò l'ostruzionismo. C'è il problema della qualificazione dei nuovi saperi; cosa sono nella formazione professionale; c'è il problema rischio e sicurezza.
È questo un campo dove il sindacato deve considerare a fondo il proprio impegno. Quale tipo di sindacato? Quello che la Cisl-Nocentini anni fa in una delle più feconde stagioni sindacali definiva sindacato dei lavoratori e non per i lavoratori. Dice il segretario della Fiom torinese: “Problema cruciale. Sindacato quale ruolo? Una volta i lavoratori erano il sindacato Oggi testa grossa e gambe piccole”. Da anni vado dicendo che così si cresce rachitici.
In Piemonte con Vittorio Rieser dell’Ires-Cgil e dell'osservatorio ho lavorato e abbiamo fatto una serie di valutazioni su precariato, apprendisti lavoro, formazione, donne. Si consideri che nel 2006 le donne rappresentano il 45,8% di assunzioni di apprendisti; nei grandi magazzini nei giorni di alta vendita stagionale sono moltissime le ragazze precarie. Non basta evocare propagandisticamente titoli: nel precariato c'è chi fa un giorno (47.463) chi fa da due a cinque giorni (36.625) chi fruisce di rinnovi e si sente più garantito. O si colgono queste differenze, cioè si fa politica e rivendicazione, o i giovani ci mandano a stendere, come succede.
Il dramma THYSSENKRUPP (ma non solo questo) non ci dice forse questo: la valutazione del rischio, la validazione del gruppo operaio omogeneo (e alla THYSSEN proprio di gruppo omogeneo si tratta) la non delega, l'analisi sul campo degli interessati per rimuovere il rischio. Un partito nazionale, di classe, deve avere una visione nazionale perché se nella formazione c'è un dislivello fra contenuti di insegnamento e ore fortissimo fra Torino e la Sicilia, allora passa il disegno leghista: operai qualificati al nord, dequalificati al sud. L'apprendista e in generale di famiglia numerosa, sovente di origine immigratoria, passa a volte nel giro di un anno e mezzo da quattro a cinque diversi padroni con lavori e mansioni diversi; cosa può mai essere qui in queste condizioni la formazione professionale?
La Fiat quest'anno per la prima volta ha assunto apprendisti.
Qualche anno fa il Governo incaricò il professor Maragliano di una indagine sui nuovi saperi. Ecco il giudizio di Maragliano: “Ogni singola competenza deve essere subordinata all’esigenza di pensare in generale… Il problema della singola area di formazione perde il suo carattere locale”. La commissione ministeriale sottolineava l'esigenza di sviluppare “la conoscenza del mondo naturale e i valori del rispetto della conservazione delle risorse e dell'ambiente e di una revisione complessiva della educazione civica e delle scienze sociali.”
Noi sbaglieremo dunque se non cogliessimo l'intera condizione, il lavoratore vive una vita dentro il posto di lavoro e una vita fuori nelle condizioni sociali di vita e di riproduzione della forza lavoro.
La compagna Donata Canta, segretaria Cgil Torino, solleva proprio questa questione della contrattazione sociale" La solleva molto opportunamente visto i ritardi che c'è sul problema e la solleva con modalità che ci ricordano gli anni più felici del sindacato sulle riforme: trattative territoriali consigli di zona ecc.
E allora: il salario si chiama costo della vita, dell'affitto; l'orario di lavoro si chiama pendolarità, disagi, tempi morti nel trasporto (nella nostra area, da e per Torino, riguarda centinaia di migliaia di lavoratori, non qualcuno!).
Un vero e proprio aumento di orario. La qualifica si chiama scuola, formazione, nuovi saperi.
Tutto questo è intimamente compresente nella consapevolezza del lavoratore. È certo poi i meccanismi in atto che tendono a dividere e a contrapporre la dove ci sarebbe da unificare rendono difficile l'esprimersi di questa condizione in termini di concreti obbiettivi rivendicativi e lotta.
Ma non è forse compito della politica, quella alta e altra, quella dei partiti e dei sindacati avere questo quadro complessivo di riferimento? Diversamente c'è la critica che abbiamo visto clamorosa ad ogni “ufficialità” e “autorità” con possibili pericolosi sbocchi nell'astensionismo e nel qualunquismo.
C'è qualcosa di cupo, di sordido e torbido che ci lascia sgomenti in un paese dove per rendere espliciti gravi problemi preesistenti da tempo (che si sapesse di rischi gravi ora lo dicono le compagnie assicurative), c'è bisogno che corra il sangue nei cantieri e nelle fabbriche ( non incidente ma regola e questo non per insensibilità ma per il segmentarsi delle conoscenze e competenze). Scriveva un vecchio saggio: “Che ciascuno infine faccia il suo mestiere questa è la divisa del potere quando il potere opprime donne ed uomini”.
Ecco la sordità. E oggi nessuno si accorge che il Governo Prodi dopo aver annunciato nel programma di volere intervenire sulla commercializzazione delle armi, nell'anno trascorso vende il 61% di armi nei peggiori paesi del mondo come la Somalia, Colombia, Pakistan".
Ho provato un profondo disagio persino pudore, davanti alla tragedia Thyssen e davanti al dolore dei famigliari e dei compagni a vedere una società che tutto trasforma in spettacolo, prigioniera dei mass media. Gli operai fischiano, esprimono rabbia. Accusano quelli che dovevano intervenire, sapere per tempo. Ma poi mi rendo conto anche del valore di manifestare, di esternare con la propaganda affinché queste tragedie non si ripetano; ma l'esperienza ci da un avvertimento: deve realizzarsi un impegno continuativo, sistematico, non un grido di dolore che poi svanisca nel tran tran della quotidianità come è stato per tanti altri problemi. E allora voglio richiamare alcune questioni concrete. Il Presidente della Repubblica ha ripetutamente posto il problema dell'adeguamento degli organici degli ispettori. Bene. Meglio tardi che mai. Ma non c'è solo il problema numerico degli addetti ma di ruolo e di qualità di questo intervento Ricordo un significativo lavoro del compagno Pietro Passarino che aveva fatto decine di mappe di rischio: in un area significativa, quella fra Nichelino e Carmagnola (presenza di fabbriche piccole, medie e grandi a cavallo di pendolarità da e per Torino). Fu posto questo problema come intervento ispettivo preventivo richiamando la correlazione fra ambiente interno e ambiente esterno, stress, monotonia, inquinamento, disagi e accentuazione del rischio. Questo lavoro vale ovunque in tutto il territorio.
È rilevante il problema dell'intervento sindacale ricordo quel che il compagno professor Ivan Oddone insegnò a tutta Italia: la valutazione del rischio da parte del gruppo operaio omogeneo, e alla Thyssen proprio di gruppo operaio omogeneo si tratta; la non delega; l'analisi di rischio fatta sul campo. Facemmo allora milioni di questionari per far parlare e 'partecipare direttamente i lavoratori. Quella che ora viene chiamata fare inchiesta. Ma dove è finita nel gergume del politicismo?
Ricordo ancora fra le cose disattese la legge 626 del 1994. È una buona legge. Inoperosa. Prevede una serie di misure. Ma la Cisl torinese dice “da oltre due anni questo organismo non si è più riunito”. Rinvii, defaticanti procedure, “segreti” di fabbrica.
Quando la logica della grande azienda è il profitto e non l'uomo possono succedere tante cose.
Non basta cari compagni evocare la Flm. Vi siete chiesti seriamente cosa è stata la Flm e come si è pervenuti a quella formula? Con una lunga marcia di 7 anni, partendo dai contenuti e con un milione di lavoratori e arrivando così alla formula che coinvolgeva Fiom, Fim Uilm con il sostegno esplicito di Cgil Cisl Uil. Non formule salvifiche ma un percorso dai contenuti alla forma organizzativa.
L'azienda cioè lo sfruttamento con modalità diversi a seconda dei tempi e dei rapporti di forza, ma questo resta il dato permanente, da contestare.
Noi no facciamo dietrologie sappiamo che i tempi cambiano anche per i padroni. Ma non lo dico per una banalità propagandistica ma per una riflessione. I signori Thyssen e Krupp furono i grandi finanziatori di Hitler già dal 1923, 10 anni prima di Hitler al potere; fornirono soldi tanti, mezzi, giornali, banche e poi negli anni del trionfo hitleriano sfruttarono operai schiavi deportati da tutta Europa. Certo tanto è cambiato grazie a lotte e sacrifici inenarrabili ma resta lo sfruttamento sull'uomo che deve essere sistematicamente contestato dalla contrattazione e dalla politica.
Torino febbraio 2008
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