|
L'editoriale del nuovo numero di FalceMartello
Il 29 gennaio per bocca di Luca Cordero di Montezemolo, Confindustria ha implorato le forze politiche perché assecondassero la formazione di un governo tecnico con il compito di fare la riforma elettorale e “pacificare il paese”.
Il contesto è difficile, ci sono i venti recessivi che giungono dagli Usa e l’Italia non può permettersi due mesi di campagna elettorale. Questi gli argomenti ripetuti fino alla nausea.
Ma c’è dell’altro, dopo aver fatto due anni di profitti d’oro, aver incassato il cuneo fiscale, la riforma del Tfr e del Welfare ora i padroni hanno gli occhi puntati sul tesoretto (stimato fra 7,5 e 12 miliardi di euro).
È del tutto ovvio che un governo di larghe intese non potrebbe limitarsi a fare la riforma elettorale e i governi tecnici (come si è visto negli anni ’90 con Amato, Ciampi e Dini) sono il terreno ideale attraverso cui Confindustria può tutelare i propri interessi.
Non si tratta solo di soldi, in campo c’è un progetto politico più complessivo: la cosiddetta Cosa Bianca, una formazione di centro che nelle intenzioni di Montezemolo (oltre che di Casini, Cesa e Pezzotta) dovrebbe diventare l’ago della bilancia della politica italiana, un partito che elettoralmente non andrebbe oltre il 10-12% dei voti ma che avrebbe una centralità assoluta e a seconda delle contingenze potrebbe governare il paese con il Pd o Forza Italia, tagliando le estreme e mantenendosi al potere senza soluzione di continuità.
Il mandato in Confindustria è vicino alla scadenza e risulta evidente che Montezemolo si prepara a scendere nell’arena politica. Il sistema proporzionale con sbarramento (e alleanza dopo le elezioni) è funzionale a questo progetto con il quale la borghesia puntellerebbe il proprio ruolo nella società.
Un ruolo che, nonostante la nascita del Pd (una conquista inseguita per oltre 15 anni) resta alquanto precario.
È pazzesco che di fronte a tutto questo il gruppo dirigente di Rifondazione si sia reso disponibile a sostenere il governo tecnico.
Una borghesia che “implora”
Colpisce il termine utilizzato da Montezemolo. Lor signori non dispongono, né determinano ma “implorano” Berlusconi perché si presti a questa operazione. Non è certo una dimostrazione di forza, anzi per certi aspetti sfiora il patetico.
Mentre scriviamo Napolitano si appresta a dare il mandato esplorativo a Marini, e un coacervo di forze (Confindustria, Confcommercio, Vaticano, burocrazie Cgil-Cisl-Uil…) continua la propria martellante campagna a sostegno di questa ipotesi. Ma nonostante i tentennamenti di Baccini e Tabacci alla fine Casini, rendendosi conto della debolezza della proposta, si è allineato al Cavaliere.
Berlusconi, che pure è un rappresentante non secondario della borghesia italiana, non sembra intenzionato a scendere a compromessi, nè lo incantano le sirene di Confindustria. Ha i propri interessi particolari da difendere e si cura poco degli interessi generali della classe dominante.
È quindi probabile che Napolitano dopo averle provate tutte sarà costretto a sciogliere le Camere rimandando gli italiani al voto.
Tutta la crisi e l’instabilità del sistema politico italiano è racchiusa in cinque parole: “debolezza strutturale della borghesia italiana”.
Una borghesia che è cresciuta sotto l’ombrello delle partecipazioni statali, che ha fatto del parassitismo la propria religione, che non è disposta a mettersi in gioco, nè investire capitali, ma si limita a coltivare le proprie rendite, non poteva che esprimere una classe politica corrotta, incapace e assolutamente parassitaria, fatta a sua immagine e somiglianza.
Mastella è un figlio legittimo del sistema. Non si lamentino lor signori della classe politica, è precisamente la classe politica che meritano che corrisponde plasticamente al modello di sviluppo (o di sottosviluppo) del capitalismo italiano.
La borghesia e gli apparati dirigenti della sinistra
Se è vero che la borghesia è riuscita in questa lunga transizione iniziata nel ’92 ad addomesticare i gruppi dirigenti della sinistra, è altrettanto vero che non ha ottenuto l’obiettivo principale: stabilizzare il quadro politico secondo un modello di alternanza borghese come quello esistente negli Usa.
La totale delegittimazione della politica rappresenta un serio problema per la borghesia perché ne indebolisce uno strumento indispensabile.
Il rapporto di dipendenza che esiste tra potere economico (struttura) e potere politico (sovrastruttura) non va inteso meccanicamente e sovente può entrare in crisi e persino diventare conflittuale. E quando il conflitto si acutizza si produce grave instabilità. Spesso questo è un segnale che precede le grandi mobilitazioni sociali.
La cosiddetta antipolitica se da una parte potrebbe aprire la strada a soluzioni autoritarie e di tipo semi-bonapartista (anche funzionali agli interessi dominanti, ma sempre difficili da controllare) dall’altra potrebbe essere un preludio all’irrompere improvviso delle masse nella scena politica.
L’intreccio di crisi economica, forte peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari e crisi della rappresentanza politica sta accumulando una quantità di materiale esplosivo sotto la superficie.
Se da una parte la borghesia si propone di ridimensionare la sinistra radicale, dall’altra non è particolarmente interessata a cancellarla completamente. Il totale annichilimento delle burocrazie riformiste non rappresenta un punto di forza, perché così facendo saltano quelle valvole di sicurezza del sistema, che possono risultare preziose per condizionare le masse quando queste decidono di mettersi sulla strada della lotta di classe.
Oggi è evidente che Confindustria vuole Rifondazione Comunista fuori dal governo, ma non necessariamente punta alla scomparsa del partito e della sua rappresentanza parlamentare. Bertinotti è stato utile in questi due anni e potrebbe tornare utile in futuro.
Con Prodi non gli è andata male, anche se ora si entra in una fase nuova: il limone è stato spremuto e Rifondazione può anche tornare all’opposizione.
Rompere la subordinazione
La sinistra arriva alle prossime elezioni come peggio non si può. Se alla borghesia è andata bene, il bilancio del governo Prodi dal punto di vista sociale e dei diritti civili è assolutamente inglorioso. La condizione disastrosa in cui sono costrette a vivere le famiglie napoletane sommerse dall’immondizia è la dimostrazione plastica del fallimento della strategia della “grande riforma” avanzata da Bertinotti al congresso di Venezia solo tre anni fa.
L’alleanza con la borghesia progressista si è dimostrata ancora una volta un fragoroso insuccesso, ha legato le mani al partito e lo ha reso alieno agli interessi delle classi che dovremo rappresentare.
È ridicolo che i dirigenti di Rifondazione facciano il coro a Damiano e Grandi quando ci raccontano la storiella che è un peccato che sia caduto Prodi proprio quando era arrivato il momento della redistribuzione sociale. Il tesoretto c’era anche l’anno scorso e si è visto come è andata a finire.
Dal punto di vista politico Rifondazione ha perso consensi, militanti e simpatizzanti. Secondo un sondaggio pubblicato da Repubblica, non solo la destra avrebbe 10 punti di vantaggio sul centrosinistra, ma Rifondazione Comunista avrebbe un consenso che oscilla tra il 3,5 e il 4,5%, con tutta la Sinistra (Prc-Pdci-Verdi-Sd) al di sotto del 7%. Altro che il 15% di cui qualcuno mormorava quando si è messa in campo la proposta della sinistra arcobaleno.
Si tratta del punto più basso che la sinistra italiana ha mai toccato dal dopoguerra. Il processo unitario non risolverà affatto questi problemi, anche perché come si è visto oltre ad essere estremamente moderato non è affatto unitario.
L’unica alternativa è rompere con Prodi, il Pd e la borghesia per ricostruire lentamente l’opposizione riannodando i fili del conflitto sociale. Un lavoro che può essere fatto solo dall’opposizione e che rappresenta l’unica via attraverso cui Rifondazione comunista può continuare ad avere in futuro una qualche utilità sociale.
Nei prossimi mesi assisteremo a un’approfondimento della polarizzazione politica e sociale. Le operazioni che la borghesia metterà in campo difficilmente troveranno una saldatura istituzionale.
Questo vento di destra, che sembra spirare così forte oggi, si trasformerà nel suo contrario, soprattutto se il corpo attivo e militante della sinistra saprà apprendere dagli errori dei propri dirigenti, aprendo un nuovo corso fatto di lotta, mobilitazione e rilancio delle istanze sociali e abbandonando la strada del compromesso, del moderatismo istituzionale e del governismo.
Per anni ci hanno accusato di favorire con la nostra politica il ritorno delle destre.
Ecco il prodotto delle vostre politiche, compagni del riformismo ragionevole: un ritorno delle destre più violento che mai e un bel regalino sotto l’albero di Natale: un partito democratico americano che nasce da quell’apparato che una volta guidava il partito comunista più forte dell’Europa occidentale.
Un bel risultato, non c’è che dire. Meno male che erano i ricchi che dovevano piangere…
L'indice di tutti gli articoli di FalceMartello n.207 - 30 gennaio 2008
|