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Lo scorso 18 dicembre, Gaspar Llamazares, massimo dirigente di Izquierda Unida, ha cacciato dal principale organismo di direzione alcuni dei leader piú importanti del Pce, tra cui Felipe Alcaraz (ex capogruppo alla camera) e Willy Meyer (eurodeputato).
Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche del 9 marzo, Llamazares sta cercando d’imporre una candidata del settore anti-comunista di Iu nella provincia di Valencia, calpestando la decisione della base di quella provincia che aveva nominato candidato un dirigente sindacale iscritto al Pce, molto conosciuto. Llamazares sta procedendo di fatto verso l’espulsione del Pce come partito da Izquierda Unida. Il paradosso è che Llamazares ha ancora in tasca la tessera comunista e che lo stesso Pce sia stato il promotore di Izquierda Unida a metà degli anni ottanta, tanto che da allora rinuncia a presentarsi alle elezioni col proprio simbolo.
Izquierda Unida ha attualmente solo 5 deputati alla camera, uno dei quali è stato eletto nella circoscrizione di Valencia. Tale seggio, che è uno dei cinque che Iu spera di poter mantenere quest’anno, è l’unico a cui la direzione del Pce può ancora ambire. Il progetto di Llamazares (che è uno dei 5 deputati) è approfittare del probabile calo del voto socialista per rendersi indispensabile per Zapatero (Psoe). In regioni importanti come la Catalogna, Iu già governa insieme ai socialisti ed ai piccolo-borghesi di Erc (sinistra repubblicana della Catalunya) mentre in Euskal Herria (Paesi Baschi) governa da anni insieme alla destra nazionalista del Pnv, il partito della borghesia basca.
Ora Llamazares nella prospettiva di poter entrare nel governo nazionale non resiste alla tentazione di farla finita con “l’opposizione interna”, approfittando il momento di massima debolezza storica del Pce per sbarazzarsene una volta per tutte. L’unica speranza perchè il partito non sia liquidato risiede nella risposta della base comunista.
Il contesto politico generale nel quale si sta sviluppando la rottura Iu-Pce è di forte polarizzazione sociale tra capitale e lavoro e di polarizzazione politica acuta tra la sinistra maggioritaria (Psoe di Zapatero) e la destra nazionalista spagnola (il Pp di Rajoy-Aznar). Nonostante questa polarizzazione, lo spazio politico alla sinistra di Zapatero s’è fatto grande grazie alla politica deludente del governo del Psoe. Se Iu come è probabile non crescerà alle prossime elezioni, si deve alla sua passività di fronte alla politica socialdemocratica. Nemmeno il Pce ha cercato di riempire questo spazio. Se avessero voluto farlo seriamente, invece di continuare a lamentarsi del fatto che la maggioranza del proletariato spagnolo vota il Psoe, i dirigenti della socialdemocrazia di Iu e del Pce avrebbero dovuto essere in prima fila nell’organizzazione delle lotte operaie e delle mobilitazioni studentesche, che ci sono state in questi quattro anni.
Al contrario hanno votato delle leggi del governo ed approvato la sua politica economica filopadronale. Su queste basi, posti di fronte al pericolo di una destra che ogni giorno è più rabbiosa e ricorda i discorsi dei fascisti degli anni ’30 e della dittatura di Franco, è probabile che i voti di sinistra si concentreranno sul partito socialista.
La crisi di Iu è lo sbocco di un lungo declino; negli ultimi 4 anni Iu ha raccolto i peggiori risultati elettorali di sempre: 6,6% nelle municipali 2007 (12% nel 1995) e 5% nelle politiche del 2004 (10% di media tra il 1989 ed il 1996) e le prospettive sono grigie.
Il compagno Llamazares, dunque, inizia l’anno 2008 essendo riuscito a scindere di fatto Iu dal Pce nelle due regioni delle Asturie e Valencia. L’unico motivo per cui la rottura non s’è consumata anche in Andalucía (dove risiede il 45-50% della militanza di Iu e quasi il 60% di quella del Pce) è che la direzione andalusa del Pce sta indietreggiando intimorita dagli affondi di Llamazares..
Tale è l’accelerazione del processo di decomposizione di Iu e specialmente del Pce, che si avvicina a grandi passi il giorno in cui Llamazares e la sua cordata potrebbero decidere di trasformare quella che ufficialmente è una coalizione in un partido politico “federale”, probabilmente dopo il 9 marzo 2008, data delle elezioni, con la conseguente automatica esclusione del Pce dal suo interno.
In due parole: il Pce o si trasforma in un partito rivoluzionario, o potrebbe entrare in un coma dal quale sarà ogni giorno più difficile uscire, perchè di partiti riformisti ce ne sono già due. E la classe operaia non ha certo bisogno di nuovi.
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