“Ventiquattr’ore per fare pulizia” Romano Prodi (La Stampa, 8 gennaio 2008). A gennaio è esplosa in Campania l’ennesima emergenza rifiuti. Oltre 120mila tonnellate di immondizia maleodorante hanno invaso le strade della regione a grave danno della salute dei cittadini.
La situazione, già intollerabile da tempo, ha conquistato l’attenzione del governo nazionale e regionale dopo che molti sindaci hanno chiuso le scuole, lasciando a casa circa 50mila studenti della regione. Dalle dichiarazioni di Prodi si sono accumulate, oltre 250mila tonnellate di rifiuti in Campania.
La rivolta di Pianura
In un simile contesto, aggravato dalle decine di roghi notturni della spazzatura che sprigionavano diossina allo stato puro, il governo ha proposto di riaprire la discarica di Pianura, che per circa 40 anni è stata la pattumiera non solo della città ma anche di tante industrie del Nord, inghiottendo tonnellate di rifiuti tossici. Nella discarica sita in Contrada Pisani, chiusa 12 anni fa, secondo alcune stime, i rifiuti tossici accumulati nel periodo che va dal 1989 al 1993 sono pari al 23% del totale.
Non è certamente un caso che la popolazione di Pianura abbia una incidenza di tumori, malformazioni e malattie dell’apparato respiratorio molto più alta della già alta media regionale.
Come conseguenza delle denunce degli abitanti, il 21 gennaio la magistratura ha sequestrato il sito della discarica con le motivazioni di “disastro ambientale ed epidemia colposa”.
La provocazione di Prodi e Bassolino di volere riaprire questo ecomostro ha causato una vera propria rivolta nel quartiere.
Ora dopo ora, la gente si è ammassata davanti alla ex discarica presidiandola, bloccando le strade e dando vita a cortei spontanei per le strade. In alcuni casi, alle manifestazioni, con metodi di lotta simili a quelli visti in tutte le mobilitazioni ambientali di questi anni da Scanzano ad Acerra, si sono affiancate esplosioni violente e distruttrici contro tutto e tutti.
È comodo per coloro che vogliono schiacciare questa rivolta e fare profitti sulla pelle dei cittadini gridare alla camorra e alla delinquenza: la realtà è ben diversa. Pianura è un quartiere di 106mila abitanti tra i più disagiati della città. Un quartiere nel quale l’11,5% della popolazione non ha titolo di studio e solo il 28,4% ha un diploma o una laurea mentre il 37,75% vive il dramma della disoccupazione.
Non sorprende che, in un simile contesto e senza nessuna capacità da parte delle organizzazioni della sinistra di rappresentare una reale alternativa, la rabbia contro un sistema che ha solo il volto del degrado, della disoccupazione e della repressione poliziesca si esprima nella violenza più bruta e utilizzi anche la mobilitazione di massa per farsi scudo. Lo abbiamo visto altre volte in questi anni dai casseurs che in Francia sfondavano le vetrine partendo dai cortei del movimento studentesco fino alle recenti rivolte delle banlieu parigine.
Il frutto avvelenato della privatizzazione
La drammatica situazione in cui versa la Campania non è, come sostiene il Presidente della Regione Bassolino frutto dall’estremismo ambientale dei comitati di cittadini sorti spontaneamente degli ultimi anni. Basta ricordare che l’inceneritore di Acerra sognato da Bassolino come il mostro mangiatutto capace di risolvere il problema dei rifiuti è stato bloccato dalla magistratura perché non a norma. L’emergenza rifiuti è il frutto avvelenato della privatizzazione. Da 14 anni la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania è sotto il controllo di un commissario straordinario nominato dal governo. Ad oggi, la gestione commissariale è costata allo stato 500 milioni di euro di debiti, mentre 1 miliardo e 300 milioni di euro sono stati destinati alla risoluzione dell’emergenza. Di fatto però l’emergenza è soltanto peggiorata, con una produzione giornaliera di 7mila tonnellate di rifiuti in Campania.
Il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicato lo scorso aprile, rileva un’impennata dei tassi di mortalità generale del 9% tra gli uomini e del 12% tra le donne in otto comuni campani (Acerra, Bacoli, Caivano, Giugliano, Aversa, Marcianise, Castelvolturno, Villa Literno) e registra negli stessi comuni un aumento pari all’84% del rischio di malformazioni congenite all’apparato uro-genitale e al sistema nervoso. I casi di tumore al fegato e dei dotti biliari sono cresciuti del 19% tra gli uomini e del 29% tra le donne, come si registrano casi di tumori ai testicoli nei giovani sotto i 25 anni, per non parlare della crescita impressionante dei casi di leucemia.
La Campania continua ad assorbire rifiuti tossici illegali da tutta Italia. La munnezza è oro! In dieci anni (1995-2005) secondo Legambiente la camorra ha guadagnato 26,9 miliardi di euro con lo smaltimento illegale dei rifiuti tossici, trattati a 40 centesimi al chilo, trasporto incluso, invece dei 2 euro dello smaltimento regolare.
Il piano Prodi-De Gennaro
La risposta di Prodi è stata la proposta di un piano rifiuti votato all’unanimità dal consiglio dei ministri. I poteri del commissariato vengono assegnati per la durata “temporanea” di 4 mesi a Gianni De Gennaro, ex capo della Polizia inquisito perché responsabile della brutale repressione avvenuta al G8 di Genova.
De Gennaro, che non ha nessuna competenza in materia di rifiuti, ma ne ha certo molta in fatto di repressione, gode di poteri enormi che gli conferiscono il potere di attivare siti di stoccaggio anche in deroga a specifiche disposizioni di tutela ambientale. Le sue dichiarazioni rilasciate a La Repubblica il 24 gennaio non lasciando dubbi: “Le mie scelte non si discutono”.
Il “nuovo” Piano Rifiuti è basato sugli inceneritori (se ne prevedono tre a livello regionale) e sulla riapertura di discariche mentre usa la raccolta differenziata come foglia di fico per fare ingoiare la pillola amara alle popolazioni.
De Gennaro ha deciso di riaprire ben 10 discariche chiuse con la promessa di non essere più riaperte. L’obiettivo dichiarato, mentre la Campania è la regione con il più basso livello di raccolta differenziata in Europa, è “creare una pattumiera da un milione di tonnellate” (La Repubblica, 22 gennaio).
Tra queste c’è anche il sito di stoccaggio provvisorio praticamente al centro del popoloso Quartiere Gianturco a Napoli. La decisione ha dato nuova linfa alle mobilitazioni, tanto che da Marigliano a Montesarchio attorno a tutti i siti sono fioccati presidi, mentre i cortei attraversano le zone e picchetti bloccavano nuovamente le strade.
La capitolazione del Prc
Malgrado i punti centrali del piano siano contro la posizione espressa dal Prc in questi anni, a partire dal no all’inceneritore ad Acerra ed alla riapertura di discariche nocive al centro di quartieri abitati o a ridosso di centri cittadini, la subalternità del partito verso il centrosinistra si è espressa con tutta la sua chiarezza. Nemmeno le manifestazioni di massa come quella di oltre 10mila partecipanti come quella che ha attraversato le vie di Napoli il 9 gennaio hanno convinto la segreteria regionale, che è collocata dall’altra parte della barricata. Un suo rappresentate del Prc, il compagno Fabio Matteo, continua a sedere al tavolo del consiglio di amministrazione dell’Asia (Azienda servizi igiene ambientale), società per azioni che ha il compito di gestire la raccolta dei rifiuti. È davvero vergognoso che il Comitato Politico Regionale con la sola opposizione della nostra area e di pochi altri abbia deciso di continuare a partecipare al governo regionale dando a Bassolino la possibilità di “rilanciare l’azione di governo”…
Questa vicenda dimostra un profondo distacco del partito dai bisogni reali. Invece di orientarsi alle lotte in corso in questi giorni, coordinarle a livello regionale e dare loro una prospettiva si preferisce balbettare qualche dichiarazione a mezzo stampa screditandosi ulteriormente davanti alle masse. Non possiamo più continuare ad essere la stampella di governi, locali e nazionali, che sono arrivati ai minimi storici di credibilità!
Ciclo pubblico dei rifiuti e raccolta differenziata
È necessario farla finita con queste giunte e rilanciare un programma che preveda la fine della gestione commissariale, l’avvio di un capillare sistema di raccolta differenziata porta a porta e la bonifica immediata di tutte le zone che sono state colpite dall’emergenza degli ultimi anni. Questo è possibile solo sottraendo l’intero ciclo dei rifiuti al dominio del profitto che negli anni ha alimentato questo pozzo senza fondo.
L’unica soluzione è la ripubblicizzazione dell’intero ciclo dei rifiuti sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti. Senza questo, la raccolta differenziata in Campania rimane un’utopia. Fare pulizia nelle nostre strade significa rimuovere non solo i rifiuti, ma anche quei poteri – aziende private, criminalità, supercommissari e governi complici – che hanno avvelenato un’intera regione.
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