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Il “Pacchetto sicurezza” è una invotabile misura poliziesca! Stampa E-mail
Scritto da Andrea Davolo   
lunedì 04 febbraio 2008

Non sei denunciato, non sei condannato, non hai fatto assolutamente nulla di penalmente rilevante, ma la tua libertà deve essere sottoposta a restrizioni. Lo trovate strano in uno Stato democratico? Eppure questo è il succo del “democratico” pacchetto sicurezza (?) approvato dal Consiglio dei ministri e fortemente voluto da Veltroni, tanto da poter essere riconosciuto come “atto di nascita” o “primo vagito” del Partito democratico.

In precedenza la normativa prevedeva che i cittadini comunitari potessero essere allontanati esclusivamente “per motivi di pubblica sicurezza che mettono a repentaglio la sicurezza dello Stato”; ora, invece, i prefetti, grazie a una dicitura vaga e approssimativa, potranno allontanare i cittadini comunitari perché considerati pericolosi per l’ordine pubblico tout court .

In altre parole questo decreto, apertamente concepito come “legge anti-rumeni”, attribuisce al giudice la possibilità di decidere arbitrariamente quando un atto, qualsiasi atto, mette a rischio la pubblica convivenza pacifica. In questi casi un cittadino comunitario sarà qualificato come pericoloso e sarà quindi espulso.

Già la legge Turco-Napolitano prevedeva un articolo, poi recepito dalla Bossi-Fini, che autorizza la detenzione nei Cpt, in vista dell’espulsione, di soggetti i cui “comportamenti” e “tenore di vita” facessero pensare alla possibilità di “attività delittuose”. L’applicazione di tali norme è quindi talmente discrezionale che consentono di espellere di volta in volta un migrante che lavora in nero, una famiglia sfrattata che occupa un edificio o anche, perché no, un lavoratore in sciopero. Particolarmente odioso è il riferimento al tenore di vita che svela apertamente, se mai ce ne fosse stato bisogno, il carattere classista del provvedimento. Oltre a ciò, il fatto che queste norme ora riguardino non solo i migranti extra-comunitari, ma anche i cittadini dell’Ue, lacera la cortina ipocrita del discorso riguardante l’Europa unita. L’Europa è unita nel nome del libero mercato e del profitto non certo in nome della libertà di circolazione, abrogata, se necessario, quando si vuole cavalcare demagogie xenofobe per allontanare l’attenzione dalle vere emergenze sociali.

Altro capitolo è poi il meccanismo delle espulsioni per semplice “sospetto” di terrorismo – esteso anche ai familiari! – che permetterà di consegnare persone, la cui colpevolezza non è stata mai provata nel corso di un regolare processo, a stati di polizia che applicano la tortura come normale prassi inquisitoria.

Ma non è tutto. Se ne parla poco, certamente perché mass media e governanti hanno le loro ragioni nel voler “lisciare il pelo” ai sentimenti razzisti e xenofobi che attraversano la nostra società, ma il testo non contiene norme repressive esclusivamente indirizzate agli immigrati. E diversamente non poteva essere, dato che quando si apre una falla nel sistema di diritti e di tutele è evidentemente che tutti i ceti popolari della società, indipendentemente dalla loro nazionalità, ne vengono travolti.

Tanto per iniziare, c’è un principio di molte costituzioni democratiche liberali che afferma l’innocenza di un inquisito fino a quando non se ne dimostra la colpevolezza. Per questo motivo la misura di custodia cautelare è stata finora applicata in casi estremi e comunque generalmente per ipotesi di reato gravi come quelle riguardanti l’associazione mafiosa. Il “pacchetto sicurezza” prevede ora invece l’estensione della custodia cautelare a ipotesi di reato minore, come ad esempio furto e scippo. Il provvedimento prevede inoltre la creazione di una banca dati nazionale del Dna. I destinatari di questo provvedimento non sono ben determinati: in genere può essere richiesta la schedatura del Dna di indiziati per qualsiasi reato. Infine, per colpire persone “minacciose” quali lavavetri, prostitute e venditori ambulanti (che come tutti sanno sono notoriamente rivolti all’esercizio delle loro pericolosissime attività da una naturale propensione a delinquere piuttosto che dalla disperazione per la sopravvivenza), è stato reintrodotto il reato penale di occupazione non autorizzata di suolo pubblico, precedentemente sanzionabile solo come reato amministrativo. Ricordiamocelo quando si tratterà di organizzare picchetti e cortei di protesta. La repressione avrà nelle mani questo nuovo strumento.

Ultima nota farsesca. Essendo l’intero impianto di questo provvedimento un vero e proprio atto di propaganda volto a fornire un facile capro espiatorio all’insicurezza crescente nella società, non poteva mancare una norma diretta alla creazione di un “uomo forte” in grado di muovere tutto e tutto risolvere. Avendo a disposizione maggiori poteri di ordinanza, il sindaco potrà finalmente essere lo sceriffo che Cofferati, Domenici e Veltroni, in compagnia dei sindaci leghisti, chiedono da diversi mesi. Per dovere di equità, aspettiamo un decreto che sancisca che i prefetti si occupino di casa e servizi sociali!

Fra presunzione di colpevolezza ed espulsioni preventive, la vicenda del pacchetto sicurezza è solo la vicenda più recente, ma non certo l’unica, che dimostra quanto la democrazia liberale e le sue istituzioni siano arrivate ad un punto tale di crisi e di putrefazione da mettere in discussione quelle che, teoricamente, sono le loro stesse fondamenta giuridiche.

 
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