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La protesta contro “l’immondezza napoletana” è scoppiata a Cagliari all’arrivo della prima nave contenente 750 tonnellate di rifiuti solidi urbani dopo il via libera dato dal governatore Renato Soru e dall’assessore regionale all’ambiente Cicito Morittu, entrambi Pd, al vertice romano del 9 gennaio per fronteggiare quella che è una vera e propria emergenza nazionale.
Immediata è stata la presa di posizione degli amministratori locali, non coinvolti nelle decisioni, quella anticolonialista delle forze sardiste e indipendentiste, quella strumentale del centro-destra e dei fascisti e quella teppistica, con un attentato sventato davanti all’abitazione di Soru, degli ultras del Cagliari calcio. In un imbarazzante silenzio della sinistra e di Rifondazione nello specifico caso, che oltre la solidarietà al governatore per gli attacchi subiti, non va.
Sgomberiamo subito un paio di equivoci: da comunisti non possiamo sposare la sostanza della protesta indipendentista in quanto la Sardegna (per quanto sia stata sempre una terra stuprata nell’interesse nazionale, leggasi, della classe dominante) non è l’unica regione a ricevere rifiuti nel quadro del piano nazionale di smaltimento previsto dal governo e in quanto, altro dato non secondario, ogni anno 470mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi prodotti dalle industrie e 20mila tonnellate tra rottami ferrosi ed ingombranti partono dall’isola per essere smaltiti nelle altre regioni; in secondo luogo, calandoci nei panni di semplici cittadini, non possiamo accettare le critiche strumentali del centro-destra e dei suoi amministratori che, come nei casi dei grossi centri come Cagliari, Olbia, Alghero e Oristano, a oggi non fanno partire la raccolta differenziata contribuendo così ad un dato regionale che non va oltre il 30%.
Il punto della questione è che l’arrivo di questi rifiuti può favorire la ripresa della discussione circa la costruzione del famigerato “termovalorizzatore” nella piana di Ottana, idea mai abbandonata da Soru e da sempre osteggiata dalla popolazione della zona. Rifondazione da sempre è in prima linea contro la costruzione dell’inceneritore e a sostegno della raccolta differenziata porta a porta come alternativa alle megadiscariche, che invece all’inceneritore sono funzionali, ma deve andare oltre. Innanzitutto, per presentare una via d’uscita deve indicare chiaramente qual è la proposta alternativa che richiede a monte la raccolta differenziata e in secondo luogo deve far valere quella che è la vera solidarietà nei confronti della popolazione campana: lottare insieme ad essa (anche per aiutare il Prc campano alla rottura con la logica del meno peggio, nel caso in questione) per rinazionalizzare l’intero settore dei rifiuti in modo da strapparlo al profitto e alla camorra e lottare perché le aziende così municipalizzate siano coordinate sotto il controllo dei cittadini e dei lavoratori, per evitare il solito carrozzone di trombati e di sprechi che è ben lungi dall’essere un brutto ricordo, sia nel meridione che in Sardegna.
L’occasione per prendere una decisione del genere si è presentata durante il Comitato politico regionale del 13 gennaio dopo un’appassionante discussione che sembrava volersi finalmente lasciare alle spalle il silenzio dei giorni immediatamente precedenti; ma anziché procedere su questa direzione si è approvato un odg di solidarietà che, nella versione iniziale, non solo prevedeva quella a Soru, ma appoggiava perfino il piano nazionale del governo. Così facendo il nostro partito ha perso l’occasione per rompere il suo silenzio nello specifico, al di là del fermo no agli inceneritori, e per fare emergere una voce realmente lontana dalle ovvietà di questi giorni che, tra le altre cose, hanno dato prova di contribuire all’alzata di cresta della canea fascista.
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