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La Cesab di Bologna nella vertenza metalmeccanici Stampa E-mail
Scritto da Gian Pietro Montanari e Alessandro Matteo, (delegati Fiom Cesab, a titolo personale)   
luned́ 04 febbraio 2008

Ai padroni si risponde con la lotta e la coerenza


Anche se nell’ultimo mese la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici era già avviata verso un’ipotesi d’accordo a perdere a causa delle gravi aperture fatte dai vertici di Fim-Fiom-Uilm all’aumento di fatto dell’orario di lavoro e al coinvolgimento del ministro del lavoro Damiano, autore del protocollo sul  welfare che ha rafforzato la precarietà, a Bologna gli scioperi e le manifestazioni hanno avuto un percorso di radicalizzazione per la ferma contrarietà dei lavoratori alle pretese di Federmeccanica non solo a livello salariale, ma in particolare proprio sull’aumento delle ore di straordinario comandato, delle possibilità di ricorso alla flessibilità e delle giornate lavorative nell’anno.

 

Decine di ordini del giorno dalle fabbriche avevano chiesto ai sindacati di rigettare le posizioni di Federmeccanica e lottare per un contratto coerente con la piattaforma approvata dai lavoratori, senza scambi tra salario e orario di lavoro o diritti.

L’indicazione di Fim-Fiom-Uilm di Bologna di articolare gli scioperi a livello aziendale o di zona industriale, ha permesso un coinvolgimento diretto di delegati e lavoratori nell’organizzazione delle forme di lotta. Picchetti, cortei interni e blocchi stradali sono stati fatti con entusiasmo e in massa dai lavoratori che finalmente sentivano di lottare sul serio.
Giovedì 17 gennaio, per la terza volta dopo lo sciopero generale del giorno 11, i lavoratori della Cesab sono stati chiamati dalla Rsu ad incrociare le braccia. Vista l’assenza della maggioranza degli impiegati al presidio davanti ai cancelli, ancora una volta è stato fatto un corteo interno nella palazzina degli uffici dove si trova anche la sede della direzione generale. L’inusuale passaggio ha coinciso con la presenza in azienda di importanti dirigenti del gruppo Toyota – di cui fa parte la Cesab – facendo andare su tutte le furie il direttore del personale che successivamente ha diffidato i delegati Rsu alla testa dei lavoratori dal ripetere una tale azione che sarebbe stata denunciata come illegittima, e minacciando il ricorso a misure disciplinari.
In fasi di lotta come queste, lo stato d’animo dei lavoratori pretende che si risponda colpo su colpo ad ogni attacco e provocazione padronale, e su questa base giudicano delegati e sindacato. Ma la discussione nella Rsu non
è stata tempestiva come esigeva la situazione, e ogni iniziativa contro l’azienda è stata rinviata a lunedì 21 gennaio. Purtroppo l’ipotesi di accordo raggiunta sabato 19 ha messo la parola fine ad ogni mobilitazione, così la replica all’attacco diretto ai delegati dei lavoratori si è ridotta ad un comunicato della Rsu in bacheca.
Questa è una lezione per l’immediato futuro, quando andremo al rinnovo del contratto aziendale Cesab scaduto nel novembre 2007. Il percorso per la costruzione della piattaforma doveva iniziare a gennaio, ma è ostacolato anche dalla necessità di rinnovare la Rsu, “sfiduciata” prima della scadenza naturale del mandato attraverso una raccolta di firme avvenuta senza un testo che chiarisse attorno a quali critiche si chiedevano le dimissioni dei delegati, e senza raccogliere almeno il 50 per cento più uno di firme certificate dei dipendenti, con il rischio di screditare l’unico strumento in mano ai lavoratori stessi per potere revocare i propri delegati.
Sebbene successivamente i lavoratori in assemblea sono arrivati a votare a maggioranza per il rinnovo di tutta la Rsu – visto che un non è previsto un rinnovo parziale – in quella occasione hanno espresso tutte le loro critiche contro quei delegati giudicati concertativi.
A chi scrive è stata riconosciuta la coerenza nell’avere difeso gli interessi dei lavoratori opponendosi sempre ad ogni tentativo di introdurre la flessibilità da parte dell’azienda o attraverso contratti nazionali a ribasso.
Quindi la diffida del direttore del personale è un attacco a chi vuole proseguire la battaglia contro il peggioramento delle condizioni dei lavoratori della Cesab, contro l’aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro che determinano maggiori rischi di incidenti. L’ipotesi di accordo sul contratto nazionale cede soprattutto su questi punti, oltre che sul salario e precarietà. Per questo ne chiederemo la bocciatura da parte dei lavoratori, così come in Cesab è successo all’ultimo rinnovo del contratto nazionale che ha esteso le possibilità di utilizzo della flessibilità.
Intanto ci ricandidiamo alle prossime elezioni della Rsu per continuare a sviluppare un’azione sindacale rivendicativa a partire dal rinnovo del contratto aziendale, che dovrà rispondere alle nostre esigenze di lavoratori e non alle compatibilità con gli interessi dell’azienda.
 
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