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Sono un’operaia del settore gomma-plastica, lavoro alla Nuova Roncarati, azienda di 11 dipendenti di Cadriano di Granarolo, nei pressi di Bologna.
Due mesi fa il titolare ha comunicato in assemblea a tutti i dipendenti il trasferimento dell’azienda entro aprile a Pieve di Cento, località che si trova a 45 km da Bologna. Per noi operai questo significa maggiori disagi, perciò dopo aver espresso enormi perplessità abbiamo chiesto al titolare che ci fosse riconosciuto almeno un aiuto economico. La risposta è stata un secco NO. Allora alcuni dei miei compagni di lavoro hanno trovato naturale rivolgersi al sindacato attraverso di me, unica iscritta. Quindi mi sono impegnata per organizzare un incontro con un funzionario della Filcem-Cgil
È stata fissata un’assemblea in cui abbiamo partecipato in 4, risultato da non disprezzare in una realtà dove dominano i rapporti personali tra titolare e dipendenti, e dove non esistono le tutele dello Statuto dei Lavoratori contro i licenziamenti senza giusta causa.
Il funzionario ci ha spiegato quali potevano essere le richieste che potevamo avanzare, ma ha concluso che tutto si poteva fare solo se la maggioranza dei dipendenti si iscriveva al sindacato, qualunque esso sia!
Secondo me l’atteggiamento del funzionario è stato sbagliato in quanto ha fatto apparire il sindacato come un’associazione qualsiasi a cui bisogna iscriversi per usufruirne dei servizi; invece il sindacato deve essere il fondamentale riferimento organizzativo di tutti gli operai per combattere contro i padroni. Con questo non voglio dire che è indifferente essere iscritti o meno al sindacato: il numero di iscritti dice ai padroni che i lavoratori si organizzano in maniera collettiva per i propri interessi.
Il mio invito è iscriversi alla Cgil anche per appoggiare la Rete 28 Aprile, che è stato l’unico riferimento generale per chi ha sostenuto il NO al famigerato protocollo sul welfare.
In ogni caso il funzionario non doveva porre l’iscrizione come una sorta di ultimatum, così l’hanno percepita i miei compagni di lavoro, ma come parte di un ragionamento collegato a quali richieste fare al padrone e come sostenerle. Invece così questa occasione per avvicinare qualcuno al sindacato è andata perduta.
Purtroppo la situazione è cambiata rapidamente, il trasferimento dell’azienda sarà completato a fine gennaio. Io però non mi sono arresa e credo ancora ora che sia giusto che ci venga riconosciuto qualcosa dall’azienda. Quando i lavoratori saranno di nuovo tutti assieme nel nuovo stabilimento ci saranno le condizioni per tornare a discutere nel concreto su cosa e come aprire il confronto con l’azienda.
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