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Wind Milano: Rispedire al mittente i 240 trasferimenti! Stampa E-mail
Scritto da Paolo Grassi   
luned́ 04 febbraio 2008



Con l’adesione di oltre l’85% e circa 200 lavoratori presenti ai cancelli a Lorenteggio (Milano) giovedì 24 gennaio i lavoratori Wind hanno ribadito la loro opposizione all’accordo firmato il 20 dicembre che prevede 240 trasferimenti da Milano a Roma. Questa è solo l’ultima iniziativa di lotta in una vertenza che dura da mesi.

In tutto questo tempo i vertici sindacali si sono dimostrati a dir poco inadeguati rispetto alla portata dello scontro, tanto è vero che lo sciopero decisivo che si sarebbe dovuto svolgere il 20 dicembre è stato prontamente sospeso appena l’azienda si è dichiarata disponibile a trattare.

La trattativa si è conclusa nel peggior modo possibile. A fronte di alcune concessioni del tutto marginali come l’impegno di Wind di passare entro il 2010 i contratti part time da 5 a 6 ore (cosa che peraltro faceva già parte di un accordo di alcuni mesi fa), oltre a una serie di buoni propositi come futuri incontri su piani industriali, investimenti e rilancio dell’azienda, i vertici sindacali hanno accettato i trasferimenti. È vero che sono stati ridotti da 428 a 240 ed è vero anche che sono state strappate migliori condizioni per i lavoratori che verranno trasferiti. Ma sempre di trasferimento si tratta, ovvero chiedere a 240 persone di spostarsi di 600 chilometri, pena il licenziamento.

I lavoratori non volevano i trasferimenti, se non su basi volontarie, indipendentemente che fossero 428, 240 o “solo” 50, e l’hanno ribadito più volte in assemblea e con ordini del giorno.

La consultazione nazionale è stata una farsa. Centinaia di lavoratori in tutta Italia si sono trovati a votare su un accordo di cui sapevano poco e dove l’accento è stato messo sul part-time e sul fatto che con o senza accordo Wind avrebbe proceduto comunque. La richiesta dei lavoratori di Milano di svolgere la consultazione solo tra i diretti interessati è stata negata, così come la possibilità di poter andare a spiegare le proprie ragioni agli altri colleghi in giro per il paese.

Come lavoratori della Rete 28 aprile abbiamo sostenuto fin dall’inizio la mobilitazione diffondendo un volantino nei siti di Roma e Napoli. Abbiamo potuto verificare che spesso i lavoratori non sapevano nulla o che le informazioni che avevano ricevuto erano quanto meno parziali.

La volontà di lottare da parte dei lavoratori di Milano c’è sempre stata e lo sciopero del 24 gennaio l’ha ribadita. Ma i vertici nazionali hanno prodotto una divisione ad arte tra i lavoratori dei diversi siti in un settore che oltretutto è regolato da leggi antisciopero.

È vero che la Camera del lavoro milanese, il segretario dell’Slc di Milano e l’assessore al lavoro della Provincia hanno espresso contrarietà all’accordo. Ma l’esperienza dice che non possiamo delegare a loro la soluzione del problema. Già troppe volte abbiamo assistito a dichiarazioni di facciata che nella pratica non hanno prodotto nulla.

L’unico modo per ribaltare la situazione è generalizzare la mobilitazione (raggiungendo i colleghi delle altre città) e inasprendo le forme di lotta. Solo colpendo i loro profitti possiamo costringerli a rimangiarsi l’accordo.

L’articolazione della lotta è fondamentale, alternando scioperi ad altre azioni di boicottaggio e di pubblicità negativa. Bisogna colpire l’immagine dell’azienda, denunciando pubblicamente quanto sta accadendo, con presidi partecipati davanti ai negozi Wind.

La cosa prioritaria è che i lavoratori che non vogliono arrendersi a questa ristrutturazione si organizzino in modo permanente e continuativo. Non basta votare qualche ordine del giorno, fare il giro delle sette chiese o aspettare che le istituzioni risolvano il problema, perché semplicemente non lo risolveranno.

Un passo indispensabile è la costituzione di un comitato di lotta che si riunisca regolarmente per discutere della continuazione della vertenza coinvolgendo il più possibile e organizzando la lotta nel modo più incisivo senza pesare in modo sproporzionato sulle tasche dei lavoratori. Solo una forte iniziativa dal basso può ribaltare una situazione che altrimenti rischia di essere compromessa.

Basarsi sulle proprie forze e resistere un minuto più del padrone, riconquistando quella dignità offesa da chi considera i lavoratori merce da usare e sfruttare a proprio piacimento. Non diamogliela vinta. In gioco c’è il nostro futuro. Vale la pena di lottare fino in fondo.

 
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