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Fiat di Pomigliano d’Arco Stampa E-mail
Scritto da Jacopo Renda   
lunedì 04 febbraio 2008

A scuola di sfruttamento


Il 2007 per la Fiat è stato un anno d’oro: debiti azzerati, fatturato salito a 58 miliardi di euro e dividendo per azione che passa dai 15,5 a 40 centesimi. In questo contesto il 7 gennaio l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne lanciava in pompa magna il piano della “toyotizzazione della Fiat di Pomigliano”.

A Pomigliano lavorano circa 5mila dipendenti ed è lo stabilimento del gruppo con l’età media più bassa, 28 anni. L’azienda lamenta una bassa produttività senza ricordare che i macchinari di cui è dotata la fabbrica sono obsoleti e in alcuni casi hanno oltre 40 anni.

Ancora una volta quindi la Fiat prova a risparmiare sul costo del lavoro puntando al modello giapponese: più sfruttamento, meno diritti sindacali.

I corsi di formazione, iniziati il 7 gennaio e che avranno termine il 2 marzo, sono un vero e proprio indottrinamento filopadronale. Lezioni ripetitive sugli obbiettivi aziendali, condite dalla visione obbligatoria e reiterata del film americano “Ogni maledetta domenica” sulla lotta per conquistare l’obbiettivo.

Durante i corsi vige una disciplina paramilitare. I lavoratori guardati a vista da 300 vigilanti (150 dei quali venuti da fuori per evitare che stabiliscano qualsiasi forma di rapporto umano con i lavoratori), possono esprimersi solo dopo aver chiesto la parola per alzata di mano e sono soggetti ad autorizzazione anche per andare in bagno.

In quella che i lavoratori hanno ribattezzato “Alfatraz” non può mancare l’attacco ai diritti sindacali. Così quando alcuni lavoratori e delegati il 10 gennaio hanno organizzato uno sciopero la Fiat ha risposto con una lettera di sospensione per cinque giorni, che è l’anticamera del licenziamento. Solo qualche giorno dopo, le proteste  della Fiom hanno costretto l’azienda a ridurre il provvedimento disciplinare a tre giorni di sospensione. Già da mesi a Pomigliano è in corso una vera e propria caccia all’uomo, con il licenziamento di delegati e lavoratori combattivi della Fiom e delle organizzazioni extraconfederali. Nella lettera ricevuta da uno degli operai colpiti dalla repressione padronale le motivazioni sono chiare: “Lei organizzava e successivamente capeggiava un nutrito corteo interno, ponendosi alla testa del medesimo e risultandone attivo animatore. Il corteo, che progressivamente si ingrossava, si avvicinava ad ogni aula di formazione (…) nonostante i contestuali e ripetuti inviti dei responsabili aziendali rivolti a lei ed alle altre persone che capeggiavano l’iniziativa, affinché fosse conseguita la regolare prosecuzione dell’attività formativa, la manifestazione di disturbo proseguiva di fatto ostacolando il regolare svolgimento della predetta attività formativa.(…) Si recava agli ingressi dello stabilimento e poneva in essere un blocco degli accessi, allo scopo di impedire il libero ingresso degli altri lavoratori, addetti al turno pomeridiano, e quindi la partecipazione alle predette attività didattico formative”. In due parole licenziato per avere fatto uno sciopero e un picchetto!

Il fatto che probabilmente la nuova 159 si farà a Cassino e che siano stati licenziati 94 lavoratori interinali alla Dhl dimostra che su Pomigliano si vuole far pesare un pesantissimo ricatto.

 
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