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Contratto metalmeccanici: nessun cedimento all’arroganza padronale! Stampa E-mail
Scritto da Paolo Brini   
mercoledì 16 gennaio 2008

Lunedì 14 gennaio si sono formalmente interrotte le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici ed è stato chiesto l’intervento del governo come mediatore. Il documento/ultimatum presentato in quel giorno da Federmeccanica rappresenta l’ennesimo tentativo di schiacciare i lavoratori  peggiorandone le condizioni lavorative e ridimensionare la forza della la Fiom. 

La risposta dei lavoratori non si è fatta attendere e già nelle giornate di lunedì e martedì in tutti i principali poli industriali del paese i lavoratori sono scesi in sciopero con cortei interni, blocchi stradali e ferroviari. Da Torino a Melfi, da Venezia a Palermo la classe operaia di questo paese ha dimostrato la combattività che è disposta a mettere in campo per la difesa dei propri diritti e del contratto.

Il testo truffa di Federmeccanica


Il testo scritto dai padroni prevede un aumento di 120 euro spalmato su 30 mesi e non più 24. Questo significa che con una manovra mediatica totalmente falsa, dicendo di voler dare più soldi di quanto chiesti dai sindacati, in realtà sono disposti a darne molti meno. Infatti 120 euro in 30 mesi equivalgono a 96 euro su 24; persino meno di quanto informalmente la stessa Federmeccanica aveva proposto solo 2 giorni prima.  In cambio di questa miseria essi esigono di aumentare gli straordinari comandati obbligatori di ben 16 ore passando dalle attuali 32 a 48 ore. Non solo, i padroni pretendono che 2 giorni su 7 di PAR (Permessi annui retribuiti) usati collettivamente per ponti, riduzione d’orario per i turnisti ecc.. possano essere bloccati e usufruiti dal lavoratore individualmente l’anno successivo oppure monetizzati. 

Per quanto riguarda la parificazione operai impiegati vogliono introdurre un vero e proprio salario di ingresso e una decurtazione delle ferie per gli impiegati. Infatti con il passaggio dalla paga oraria a quella mensile gli operai perderebbero ben 11,20 ore di retribuzione annue. I padroni sono disposte a pagare tali ore per gli operai attualmente in forze ma non per i neo assunti che si vedrebbero decurtato il salario fin da subito. Per quanto riguarda le ferie poi la parificazione operai impiegati è un disastro per entrambe. Infatti mentre col regime attuale gli impiegati maturano dopo 10 anni di servizio, un giorno di ferie in più rispetto agli operai e dopo 18 anni una settimana di ferie in più.

La proposta di Federmeccanica prevede da un lato che  ai lavoratori (sia impiegati che operai) che hanno maturato 10 anni di anzianità venga da subito riconosciuto il diritto ad un giorno di ferie in più ma che ai fini del raggiungimento del 18° anno, l’anzianità lavorativa venga valutata la metà di quella reale. In sostanza per maturare i 18 anni di anzianità necessari per avere un ulteriore aumento delle ferie ad oggi un lavoratore deve essere al 36° anno di lavoro!!  Non solo, ma d’ora in avanti al raggiungimento del 18° anno di anzianità non si maturerebbe più una settimana ulteriore di ferie ma solo 3 giorni! Infine, sempre in termini di inquadramento i padroni propongono la re-introduzione del 3°livello ERP (abolito all’inizio degli anni ’70 grazie alle lotte). Una categoria a metà tra il 3° ed il 4° livello che impedirebbe definitivamente ad un operaio di passare di categoria e sarebbe condannato a rimanere di 3° livello fino alla pensione.

Sul mercato del lavoro i padroni si limitano a dire che per quanto riguarda il lavoro a tempo determinato, per loro vale la legge, ovvero, come previsto dal testo firmato anche da Cgil-Cisl-Uil del 23 luglio, è possibile rinnovare per due volte un contratto a termine per un totale massimo di 72 mesi! Per quei lavoratori che abbiano avuto sia contratti a tempo determinato che di somministrazione (interinali) potranno essere stabilizzati dopo un lasso di tempo di 44 mesi. In questa proposta non vi è menzione né delle percentuali massime di precariato, né del bacino preferenziale di assunzione per chi da anni lavora come precario. Inoltre con la parificazione operai impiegati, anche per un operaio il periodo di prova passerebbe da 12 giorni a 3 mesi!


Gli errori della Fiom nella trattativa


Che Federmeccanica avesse l’intenzione di firmare il contratto solo alle proprie condizioni, cioè tramite lo scambio tra salario e orario, era evidente da tempo. Questa rottura dimostra in maniera palese quanto sia stata fuori luogo la scelta che la Fiom ha fatto all’ultimo Comitato Centrale del 7 gennaio di concedere delle aperture in termini di flessibilità e straordinario per tentare di sbloccare la trattativa. Infatti la disponibilità ad accettare un sabato di straordinario in più, di accordare una più semplice fruizione per i padroni delle 64 ore di plurisettimanalità che possono diventare anche quelle straordinario comandato “secco”, la disponibilità ad allungare il periodo di prova per gli operai progressivamente a 6 settimane per un 3°livello, 2 mesi per un 4° e via così, hanno sortito l’effetto diametralmente opposto. Non solo non hanno reso più morbide le posizioni dei padroni, ma anzi le hanno ulteriormente irrigidite perché hanno capito che anche la Fiom stava cedendo. Questo ha reso tutto più difficile.

Perciò, dato che si è voluto a tutti i costi l’intervento del governo, sul tavolo ministeriale la trattativa dovrà implicare il ritiro delle aperture che la Fiom ha fatto la scorsa settimana. Pena il rischio di firmare un contratto disastroso. Infatti Fim e Uilm hanno già capitolato totalmente ai diktat dei padroni e, negli incontri informali col ministro Damiano, hanno già dato disponibilità a firmare il documento proposto da Federmeccanica. Dall’altro i padroni hanno fatto sapere che se non si arriverà all’accordo entro questo fine settimana, provvederanno ad elargire aumenti salariali unilateralmente (il che vuol dire evidentemente che non sono di sposti ad alcuna mediazione ma esigono semplicemente che anche la Fiom si pieghi). Tanto meno ci si può illudere che il ministro Damiano possa mettersi dalla parte dei lavoratori: un governo che in un anno e mezzo non ha fatto altro che portar avanti una politica filo padronale, non cambierà certo linea proprio oggi. Soprattutto è evidente che se si vuole arrivare ad un nuovo modello contrattuale come quello proposto da Governo e Cgil-Cisl-Uil si deve passare sopra il cadavere politico della Fiom e dei metalmeccanici.

Cosa dobbiamo fare ora


Ad oggi l’unico argine al disastro è proprio la Fiom. Ma perché questo argine regga e  si possa passare al contrattacco c’è bisogno di una strategia chiara che vada in direzione opposta a quella scelta in precedenza. Da un lato la Fiom deve presentarsi alla trattativa ripartendo solo ed esclusivamente dalla piattaforma votata dai lavoratori. Non un passo indietro!

In secondo luogo, qualora i padroni decidessero di scavalcare il contratto nazionale ed elargire aumenti in maniera unilaterale, la Fiom deve rispondere rilanciando, chiedendo cioè una cifra ben più alta degli attuali 117 euro. Sarebbe questo uno stimolo in più per rafforzare e compattare il fronte delle lotte. Perché è questo l’unico strumento che ad oggi abbiamo per poter vincere questa battaglia: le lotte. I lavoratori stanno dimostrando di essere disposti ad andare fino in fondo. Ora la Fiom deve fare altrettanto. Scavalcare il contratto nazionale ed elargire aumenti in maniera unilaterale è la dimostrazione palese che i padroni non hanno mai avuto realmente intenzione di trattare. Questa volta hanno però sbagliato i conti. La reazione dei lavoratori dimostra che da questa vertenza si può uscire vincitori se si passa dalle mediazioni al ribasso ad una vera controffensiva.

La Fiom in primo luogo deve farsi carico di aiutare i lavoratori e i delegati a costruire coordinamenti di lotta in tutte le città che abbiano la possibilità di organizzare scioperi duri, blocchi stradali, ferroviari e picchetti davanti alle aziende più importanti. Bene ha fatto la Fiom a dichiarare 8 ore di sciopero che potranno essere svolte anche senza l’accordo con Fim e Uilm ma ovviamente questo non basta. È necessario dichiarare al più presto lo sciopero generale con manifestazione nazionale a Roma, unitariamente se è possibile, della sola Fiom in ogni caso.

 

 
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