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22 dicembre, Gioia Tauro (Rc): No all'inceneritore Stampa E-mail
Scritto da Massimiliano Mezzatesta   
In occasione della manifestazione contro l'inceneritore che si terrà domani, 22 dicembre a Gioia Tauro, i sostenitori locali di FalceMartello hanno prodotto un volantino che pubblichiamo di seguito e che potete scaricare anche in versione pdf, cliccando qui.

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Basta profitti sulla nostra salute
No all’inceneritore!

Il trattamento dei R.S.U. (rifiuti solidi urbani) rappresenta oggi un problema su cui forze politiche, movimenti, associazioni, multinazionali, organizzazioni non governative, si trovano divise a causa delle diverse alternative che vengono decise a monte per risolvere la questione.

Per molti l’incenerimento è l’unico modo possibile per fronteggiare le varie divergenze d’opinione in merito e l’unica soluzione per uscire dalla ormai storica emergenza rifiuti, che da più di 20 anni stringe il nostro Paese nella paralisi più totale. Ma sarà così?

Innanzi tutto va chiarita una cosa: chi sostiene l’utilizzo degli inceneritori diffonde la menzogna che i rifiuti una volta entrati scompaiano nel nulla. In realtà l’incenerimento non distrugge i rifiuti ma ne cambia la composizione chimica durante la combustione. Quanto viene messo al suo interno ne esce sotto forma di emissioni gassose, ceneri residue e acque di scarico i cui composti (diossine, furani, polveri fini, mercurio , ossido di carbonio ecc) risultano dannosi per la salute e per l’ambiente circostante.

Inoltre i residui a contenuto altamente tossico hanno bisogno di ulteriori trattamenti e per motivi sanitari necessitano di strutture e discariche molto più costose di quelle utilizzate per i rifiuti comuni.

Gli inceneritori non producono energia ma la consumano.

Infatti la selezione, l’essiccatura, la pressatura ed il trasporto dei rifiuti richiedono complessivamente più energia di quella ottenuta dalla loro combustione.

La convenienza economica dell’incenerimento quindi esiste solo per le ditte che lo gestiscono, mentre i cittadini sono costretti a pagarne l’onere (cip 6, tarsu). Infatti l’energia elettrica prodotta viene venduta all’Enel ad un prezzo molto maggiore di quello di mercato. La differenza la paga lo Stato con le nostre tasse. Come se non bastasse il salasso già subito per i rifiuti!

L’incenerimento dei rifiuti è un metodo obsoleto, antieconomico superato da tempo anche in paesi come gli Stati Uniti d’America proprio perché più costoso ma soprattutto rischiosissimo poiché le sostanze che produce se ingerite o respirate provocano leucemie, malformazioni e gravissime patologie.

L’unica alternativa all’incenerimento dei rifiuti è la raccolta differenziata porta a porta che passi attraverso la riduzione, il recupero, il riutilizzo, il riciclaggio dei materiali incentivando economicamente chi le applica. A questo proposito dovranno essere create delle apposite catene di gestione dello smaltimento dei rifiuti che, a differenza dell’ inceneritore, possano anche garantire la creazione di posti di lavoro ed un conseguente sviluppo dell’area.

Questione Piana

La vicenda della Piana di Gioia Tauro rappresenta l’ennesimo tentativo da parte delle lobby politico affariste di mercificare il territorio e di svenderlo al migliore offerente (inceneritori, elettrodotti, rigassificatori, megadiscariche).

Non è un caso che la Tec (azienda che gestisce l’inceneritore) grazie ai contributi regionali e statali e l‘appoggio indiscusso della classe dirigente di centrodestra prima e di centrosinistra dopo sia riuscita dal 2005 al 2007 ad installare un primo inceneritore e adesso proceda per il suo raddoppio.

Bisogna capire che la realizzazione di simili impianti fa parte di una logica di profitto che va ben oltre il provincialismo a cui è relegata. Il fatto stesso che a distanza di 22 anni dal famoso e vittorioso referendum popolare contro la centrale a carbone l’area industriale del porto di Gioia Tauro sia nuovamente messa sotto attacco attesta come il fenomeno di privatizzazione selvaggia perpetuata negli ultimi decenni dai governi che si sono succeduti ne sia la causa principale e necessiti di ben altri e doverosi interventi per essere scongiurata.

Lo stesso commissariamento (Alfiero-Montanaro) della gestione regionale dei rifiuti ha dimostrato i suoi limiti in tema di rispetto delle regole di impatto ambientale del territorio. L’indagine dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil solleva addirittura la questione che nessun sondaggio in merito sia stato eseguito a dispetto dell’ubicazione dello stesso in contra da Cicerna. Questo vuole dire che l’inceneritore non rispettando i requisiti previsti è illegale dal punto di vista giuridico. Deve fare specie a questo punto la sentenza della Corte Costituzionale attraverso cui è stata dichiarata l’illegittimità dell’articolo 14 comma 5 della Legge regionale 17 agosto 2005, numero 13, con cui la Regione Calabria statuiva che “Nelle more dell’approvazione del nuovo ‘Piano regionale dei rifiuti’  è sospesa la realizzazione del raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro”. La sentenza dimostra altresì come le responsabilità vadano ricercate anche oltre i confini regionali. Com’è vero anche che il ministro Pecoraro Scanio rilasciava dichiarazioni sulla benemerita creazione dei “termovalorizzatori” scongiurando ogni pericolo per gli abitanti coscienziosi della piana che ne hanno capito l’importanza (Porta a porta, 2 maggio 2007).

Inaccettabile la posizione dell’assessore all’ambiente Tommasi (dei Verdi) che nel 2005 firma una mozione contro il raddoppio dell’inceneritore a Gioia Tauro per serie problematiche di salute pergli abitanti e di ricaduta negativa sull’agricoltura e sul turismo, ed oggi che è in maggioranza non fa niente, anzi avalla tale scelta scellerata. Ancora una volta la politica dimostra come si possano disattendere le aspettative dei cittadini. Per altro né il Prc nonostante si sia sempre schierato contro l’inceneritore, né i sindacati sono riusciti a fermare la realizzazione dello stesso. Questo soprattutto perché forti sono stati i legami con la giunta regionale di centrosinistra che nulla di concreto ha fatto a questo scopo.

Uniti si vince

Così in queste circostanze solo i giovani ed i lavoratori riunitisi nell’ormai noto Mdt (Movimento per la difesa del territorio) sono riusciti fin dalla sua costituzione ad opporsi realmente e sostanzialmente alla logica di profitto della Tec, appoggiata dalle istituzioni, facendone una questione di incredibile importanza che sfocerà nella mobilitazione indetta per il 22 del mese corrente a gioia Tauro.

Crediamo che il lavoro incredibile e tenace con cui l’Mdt si è prodigato fino adesso sia la strada giusta da percorrere al fine di creare quei rapporti di forza necessari a portare la controparte a cedere.

La notizia dell’adesione alla manifestazione da parte del coordinamento dei portuali che indiranno uno sciopero di 24 ore è indice di grande coscienza e voglia di riscatto della classe lavoratrice nei confronti di un sistema di sviluppo sempre più opprimente.

Così come l’adesione degli studenti pianiggiani dimostra che il movimento studentesco sia tutt’altro che passivo nei confronti di tali problematiche.

Generalizzare la lotta rappresenta la chiave per portare la vertenza alla vittoria ma a questo proposito riteniamo che la tanto auspicata “rivoluzione culturale” non basti. La soluzione del problema non può prescindere dalla messa in discussione del sistema di privatizzazione che pone in essere il problema. Che è un problema economico, legato al capitalismo. Solo la ripubblicizzazione dei servizi legata alla gestione dei rifiuti con un controllo democratico della gestione può evitare che simili situazioni si possano ripetere.

Per tanto è necessario un programma rivoluzionario e non una rivoluzione culturale.

Lottiamo allora per:

• un piano regionale dei rifiuti che attraverso la raccolta differenziata e il no degli inceneritori preveda la riduzione della tassa sui rifiuti solidi urbani, garantisca il rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini e la creazione di posti di lavoro.

• la ripubblicizzazone del settore dei rifiuti; è la creazione di aziende municipalizzate e associate sotto il controllo democratico dei lavoratori con la revoca delle cariche l’unico strumento per risolvere il problema. No alla privatizzazione!

• la creazione di un coordinamento nazionale di tutte le associazioni e movimenti alla difesa del territorio (dai NO TAV, NO DAL MOLIN, No INC, all’Mdt), l’unione fa la forza.

• per uno sciopero generale nazionale, il no al commissariamento della gestione, coscienti che solo il coinvolgimento della classe lavoratrice, degli studenti e delle associazioni sindacali possa fermare ogni tipo di speculazione sulle spalle dei cittadini

• perché il Prc rompa definitivamente con la giunta Loiero e con tutti quegli organi collusi con affaristi e speculatori di ogni tipo; uscirne non basta se poi si garantisce il supporto esterno.

FALCEMARTELLO
Tendenza Marxista del PRC

Per info e contatti in provincia di Reggio Calabria: 3356226051

 

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