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Scritto da Stefano Celentano (iscritto Fiom, Rete 28 aprile Firenze)   
mercoledì 12 dicembre 2007

Fallisce la criminalizzazione del dissenso


La Gkn di Firenze era già stata al centro delle cronache sindacali nel luglio scorso per un accordo scellerato. Durante quella vicenda l’autorità delle direzioni sindacali interne aveva scricchiolato pesantemente.

 

Quando poi è stata la volta del protocollo sul welfare, i lavoratori Gkn hanno riconfermato la propria contrarietà alla linea sindacale, prima nelle assemble e poi nelle urne (314 no e 93 sì). Proprio alla vigilia del referendum viene ritrovato in azienda un manichino, con un mitra di cartone. Il manichino girava da settimane in azienda: era chiaramente una trovata goliardica. Tutti lo sapevano e il giorno dopo alcuni giornali si lasciano sfuggire la verità: “Gli inquirenti non escludono nessuna pista ma sono poco propensi ad avvalorare quella dell’eversione” (Il Firenze, 6 ottobre) e “Al momento, comunque, secondo gli inquirenti il gesto non sarebbe riconducibile al fenomeno dell’eversione” (Il Corriere di Firenze, 6 ottobre).

Tuttavia per la stampa l’episodio è sufficiente a far partire una campagna volta a denunciare la presenza di pericolosi “gruppi sovversivi” in fabbrica. Comunicati stampa e articoli gettano tutti in un solo calderone, cambiando di volta in volta il bersaglio delle proprie accuse: prima il centro sociale della zona, poi Rifondazione, i “dissidenti” Fiom e in generale “i gruppi esterni” che volantinano fuori dall’azienda.

Dopo una settimana vengono ritrovate scritte inneggianti alle Br nei bagni della fabbrica. La reale inconsistenza del pericolo è spiegata sulla Repubblica da Vigna, ex procuratore nazionale antimafia: “Se ci fossero le Br avrebbero fatto trovare un volantino. Le scritte disegnate sulle pareti mi sembrano abbastanza rozze. Sembrano rientrare nel clima di divisione che si è creato in fabbrica. Non ci vedo infiltrazioni”.

L’ipotesi che si tratti di scherzi di cattivo gusto, quindi, è la più accreditabile. L’Rsu Fiom, inoltre, dovrebbe sentirsi legittimata dall’enorme partecipazione al voto e dalla vittoria del no nel referendum: entrambe conferme della stessa linea nazionale Fiom. Succede tutto il contrario: a sorpresa i delegati Fiom rassegnano le proprie dimissioni. Con quali ragioni? Difficile dirlo: non convocano nemmeno un’assemblea con i lavoratori. Annunciano le proprie dimissioni in una conferenza stampa, adducendo i motivi più svariati: episodi di intimidazione durante il referendum, scritte Br, intromissioni di Rifondazione, della Fiom di altre città e chi più ne ha più ne metta. Fatto sta che i lavoratori vengono lasciati privi di rappresentanza sindacale proprio all’apertura della trattativa sul contratto integrativo (scaduto da tre anni) e all’inizio del periodo degli scioperi per il contratto nazionale. La reazione dei lavoratori dentro l’azienda non si fa attendere. Come Rete 28 aprile ci mettiamo a disposizione per impedire che si crei terra bruciata attorno ad una delle aziende più combattive della zona.

Due lavoratori della Rete in Gkn firmano un volantino in cui si dissociano dagli episodi citati, ma anche dal tentativo evidente di creare un’equazione tra dissenso sindacale e presunto terrorismo. In seguito viene organizzata un’assemblea aperta a cittadinanza, lavoratori, dirigenti sindacali e forze politiche per spiegare la reale situazione interna alla fabbrica. All’assemblea partecipano nella punta massima un centinaio di persone, ma non si vede nemmeno l’ombra dei dirigenti sindacali che da settimane intasano le cronache locali raccontando delle minacce subite e del clima intollerabile che si vive dentro la fabbrica. All’assemblea prende parte anche un esponente del Cc della Fiom della Rete 28 aprile. La proposta è chiara: dopo aver rispedito al mittente qualsiasi manovra volta ad identificare il dissenso interno all’azienda con il terrorismo, ora bisogna dotarsi di una linea sindacale anticoncertativa. La parola torna ai lavoratori Gkn…

 
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