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Da oltre un mese, dopo la decisione presa dalla segreteria provinciale del Prc, l’assessore al lavoro ed alle politiche sociali Nino De Gaetano è uscito dalla giunta regionale calabrese.
Le motivazioni che hanno convinto i nostri dirigenti a prendere una tale decisione sono la questione morale (ricordiamo che abbiamo un consiglio regionale con oltre 30 consiglieri indagati per reati che vanno dalla corruzione, alla truffa, alla violazione della legge Anselmi sulla ricostituzione delle logge massoniche, ecc.), l’immobilismo della maggioranza (sono oltre tre mesi che non si riunisce un consiglio regionale), la lontananza delle politiche di governo dai bisogni dei cittadini calabresi.
La cosa più grave è che la scelta di uscire dalla giunta regionale sia stata presa verticisticamente dalla segreteria regionale, senza convocare il Comitato politico regionale. Questo percorso è il sintomo di un partito che sempre meno coinvolge i militanti nelle decisioni importanti e che vede la democrazia interna come una questione puramente formale, un tentativo in definitiva di mortificare il dibattito democratico al suo interno. In quest’ottica gli organismi interni vengono visti come luoghi nei quali ratificare scelte già prese in precedenza.
Ci domandiamo come mai ci sono voluti tre anni per rendersi conto, anche superficialmente, delle scelte antipopolari della giunta di centro-sinistra. In questo lasso di tempo abbiamo assistito alle lotte dei lavoratori Lsu-Lpu (che hanno anche occupato gli uffici del ex assessore al lavoro del Prc), a quelle dei precari, dei lavoratori della forestazione, della sanità, dei disoccupati, ecc.
Inoltre il 19 giugno, aderendo allo sciopero generale indetto dai sindacati contro la giunta Loiero, sono scesi in piazza 30mila lavoratori. Nonostante il disagio che si respira nella società calabrese il partito è sempre più ridotto ad un mero comitato elettorale, pronto a mobilitarsi solo durante le elezioni. Assistiamo ad un calo vertiginoso della militanza politica. Le scelte nazionali si ripercuotono pesantemente a livello territoriale e vedono i dirigenti di Rifondazione stringere accordi capestro per il governo dei comuni e delle province. Ci si allea con i peggiori esponenti del centro, con affaristi, gente senza scrupoli ed in assenza di programmi rivolti a salvaguardare gli interessi dei più deboli. Per questo non capiamo come si possa decidere di rimanere, nonostante tutto, in maggioranza, assicurando l’appoggio esterno alla giunta Loiero.
Noi siamo invece convinti che il nostro partito dovrebbe collocarsi all’opposizione, senza corresponsabilizzarci nelle politiche antipopolari del centro sinistra, scelta che invece non farebbe altro che allontanare il Prc dalla sua classe di riferimento, riducendo al lumicino la nostra autorità politica. Solo così potremmo diventare punto di riferimento per i lavoratori, per i precari e i disoccupati, stando al loro fianco nelle lotte e prospettando la possibilità di un cambiamento radicale della società.
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