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Finanziaria 2008: un grande aiuto alle prossime guerre Stampa E-mail
Scritto da Giannantonio Curṛ   
venerd́ 23 novembre 2007

Trenitalia minaccia di tagliare il venti per cento dei treni locali, perché mancano i finanziamenti dal governo, ma per le spese militari i soldi si trovano sempre: due miliardi di euro in più nella Finanziaria 2008.

La gioia nel centro sinistra per l’approvazione della manovra finanziaria 2008, senza il ricorso alla fiducia, non ha propio limiti. Adesso in molti si sgoleranno a giurare che questa finanziaria è ciò di cui il paese ha bisogno. Va da sé che ogni forza politica interpreterà la parola “paese” come meglio la aggrada.

Veniamo da oltre un anno e mezzo in cui questo governo (il “nostro” governo) non si è smarcato minimamente da quelli che lo hanno preceduto provocando delusione, frustrazione e rabbia.

I militanti di Rifondazione e di sinistra in generale si sono sempre mobilitati contro le guerre: dal Kosovo all’Afghanistan fino all’Iraq. Siamo sempre stati pronti a chiedere la fine delle missioni di attacco e/o il ritiro dei contingenti.

Da quando però siamo al governo tutto ciò non succede più; non perché le imprese imperialiste si siano bloccate, anzi ve ne sono di nuove ed altre se ne preparano, ma per il fatto che, al pari del movimento sindacale, anche il movimento pacifista risulta imbrigliato nelle reti governative.

La Finanziaria del 2008 prevede uno stanziamento di circa 23,5 miliardi di euro con un aumento dell'11% delle spese militari rispetto al 2007 (oltre due miliardi di euro in più). Aumento che segue quello del 2007 (più 13%, cioè più 22 miliardi di euro rispetto alla Finanziaria 2006 del governo Berlusconi).

Ricordiamo alcuni dati: 968 milioni per il caccia europeo Eurofighter (ma fino al 2012 la spesa prevista è di 5.400 milioni), 155 milioni per la costruzione delle Fregate Freem (fregate multimissione europee) e circa 20 milioni altri sistemi di difesa. Oltre 100 milioni per la costruzione del Joint Strike Fighter (F-35), aereo da combattimento monomotore, velocissimo e con stive anche per ordigni nucleari. Il programma di costruzione di questo “gioiello della tecnica” prevede però tempi lunghissimi i cui costi sono al momento incalcolabili, 115 milioni per le funzioni esterne, 230 milioni per le pensioni provvisorie, 5.358 milioni per i carabinieri, 15.224 milioni a esercito, aeronautica e aviazione (di cui 3.500 milioni ammodernamento di mezzi e infrastrutture, 77 milioni). Oltre 360 milioni sono previsti per l’ovvio mantenimento (per il 41%) delle infrastrutture delle basi militari straniere (USA) in Italia.

Ricordiamo infine il finanziamento di circa un miliardo per le 27 missioni all’estero in 19 paesi (e la maggior parte dei fondi è destinata a Libano ed Afghanistan) che coinvolgono quasi 8.000 militari.

Sabato 17 novembre il nostro Partito (giustamente) era impegnato nella manifestazione a Genova per i fatti del 2001. Sarebbe bene notare che sono stati stanziati 30 milioni di euro per il prossimo G8 che si svolgerà a La Maddalena. In particolare era stato presentato un emendamento per eliminare tale finanziamento ma alcuni senatori della costruenda “cosa rossa” hanno votato contro mentre altri sono usciti dall’aula. Il governo non era in pericolo, perchè ovviamente la destra era entusiasta per lo stanziamento.

La finanziaria ci colpisce “qui ed ora” ma occorrerebbe guardare la questione in prospettiva anche in merito a certe idee che sono circolate negli ultimi anni all’interno del nostro partito.

La crisi economica a livello mondiale sta mostrando particolari segnali: la crisi dei mutui negli USA si sta riversando sul mercato dell’auto, le riserve petrolifere USA hanno subito un calo consistente. In Europa, la Francia mostra già i segnali della stagnazione che il padronato vorrebbe fare pagare ai lavoratori dopo anni di lauti profitti. Le borse di tutto il mondo sembrano vivere alla giornata, i crolli si susseguono con una certa regolarità.

Le crisi interne hanno dei risvolti all’estero, ed infatti i contrasti tra i vari imperialismi per la spartizione del mondo – che qualcuno pensava scomparsi – sono sempre all’ordine del giorno.

Tanto più oggi che li Stati uniti sono sempre più in difficoltà, non solo in Iraq ed in Afghanistan, dovendosi confrontare con una nuova potenza come la Cina che non è solo economica ma anche militare e con il rinnovato ruolo da protagonista della Russia di Putin, solo per fare due esempi. I conflitti economici, politici e militari sono crescenti. L’Unione Europea cerca di superare i propri avversari in tutti questi ambiti.

Ecco perché la parola d’ordine dell’ “Europa sociale” adottata anche da settori della cosiddetta sinistra radicale: non tenendo conto del contenuto di classe dell’europeismo si sta dimostrando una prospettiva utopica. L’unica Europa possibile su basi capitaliste è un’Europa imperialista all’esterno e antioperaia all’interno.

Il sogno che l’unificazione europea possa creare quegli spazi economici sufficienti a una politica di riforme si infrange contro la dura realtà dei fatti: in tutti i paesi dell’Ue si attuano politiche antioperaie e reazionarie sia sul piano interno (patto di stabilità, liberalizzazioni, privatizzazioni, attacco alle pensioni, ecc.), sia sul piano internazionale (esercito europeo, leggi anti-immigrazione, ecc.).

L’Europa vuole infatti diventare più forte: economicamente, politicamente ed ovviamente militarmente.

E già! Perché nello scenario mondiale, con quali strumenti – in ultima analisi – ci si può sedere al “tavolo delle trattative” se non avendo alle spalle la propria artiglieria schierata ad alzo-zero?

Ed infatti le varie borghesie stanno agendo di conseguenza aumentando la spesa militare (come certificato dallo Stockholm international peace research institute): nel mondo, si è avuto un 3,5% in più nel 2007, con un giro d'affari di oltre mille miliardi di dollari.

Sicuramente nei prossimi anni da comunisti ci ritroveremo per le strade a manifestare contro le guerre che verranno scatenate in giro per il mondo – ovviamente per fini “umanitari” – ma dobbiamo ricordarci che le armi utilizzate da “i nostri ragazzi” sono state acquistate con i soldi che gli abbiamo dato “qui ed ora”! Soldi che stranamente non si riescono mai a trovare per i lavoratori, gli studenti, i disoccupati ed i pensionati.

Ricordiamo cosa ci hanno ripetuto ossessivamente i nostri dirigenti durante l’ultimo congresso che sancì la volontà di entrare nel governo: “cose credete, voi che siete così critici, che quando saremo al governo finanzieremo le missioni di guerra?”. I fatti ci stanno dimostrando che non solo finanziamo il mantenimento dei soldati nelle varie occupazioni ma paghiamo anche per dargli armi migliori.

 
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