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La giunta Cofferati e il dibattito nel Prc bolognese Stampa E-mail
Scritto da Simone Raffaelli e Mario Iavazzi   
lunedì 05 novembre 2007

Quando nel 2004 il Prc entrava nella giunta Cofferati, fummo quasi i soli ad avvertire che il partito entrava in un trappola dalle conseguenze pericolose.

Il tempo trascorso ha confermato più che largamente quella facile previsione. Cofferati è stato uno dei capofila nella costruzione della linea politica del Partito democratico all’insegna della repressione (“sicurezza”), facendo della lotta ai settori più emarginati della società una vera e propria missione.

Cofferati ha preso di mira rom, centri sociali, lavavetri, studenti fuori sede. Solo negli ultimi mesi abbiamo visto lo sgombero del centro sociale Crash, poi le proposte di misure più drastiche contro i graffitari. Ancora pochi giorni fa il sindaco ha polemizzato con il questore, accusato di una gestione “troppo morbida” della Street Parade del 29 settembre. Una strategia che ha mirato a non scontrarsi mai frontalmente con i settori fondamentali della classe lavoratrice, cercando di mettere una barriera fra questi e i più emarginati.

In parte c’è riuscito, e la misura di questo “successo” è la presenza più forte della destra organizzata in città, come abbiamo potuto vedere nei presidi di Lega Nord e Alleanza nazionale contro il progetto di costruzione di una moschea appena un mese fa.

Questa situazione è stata sempre vissuta dai militanti del Prc con sofferenza, tanto che la sensazione più diffusa era di avere come sindaco non un alleato, ma un avversario, e dei peggiori. Contemporaneamente il settore più moderato e istituzionale del partito lanciava una campagna velenosa contro la segreteria, rea di non abbracciare entusiasticamente Cofferati.

Nel Comitato politico federale (Cpf) del Prc del 2 ottobre il segretario Loreti spiegava come considerasse ormai esaurita l’esperienza del Prc nella maggioranza di governo cittadina. L’accordo con An sulla sicurezza ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso. La posizione espressa dal segretario è stata accolta con soddisfazione dalla grande maggioranza del corpo militante del partito.

Dopo un dibattito acceso e partecipato come da tempo non si vedeva, nel quale veniva respinta la proposta del rappresentante della segreteria nazionale Michele De Palma di rinviare la decisione, l’ordine del giorno finale proposto dalla segreteria ribadiva l’uscita dalla maggioranza, con la formula “non possiamo più essere partecipi di questa maggioranza”, ma conteneva due riferimenti politici significativi. Il primo richiamava il documento con cui le forze della sinistra bolognese (Prc, Pdci, Verdi, Sinistra Democratica, Cantiere e Sdi) si sfilavano dalla maggioranza in Comune con la formula ambigua che la sinistra non si sarebbe più considerata legata al vincolo di maggioranza.

Il secondo era la garanzia che la posizione assunta a livello cittadino non avrebbe messo in discussione le alleanze negli altri comuni, in provincia e nei quartieri. Come poi si è saputo, il secondo punto (contenuto nelle ultime tre righe finali dell’odg) era stato esplicitamente richiesto da una riunione di “eletti”, ossia rappresentanti del Prc nelle istituzioni.

Per parte nostra, ci siamo dichiarati disponibili a votare l’ordine del giorno della segreteria se fosse stato cancellato il riferimento alla permanenza nelle giunte di centro sinistra. Pur essendo un documento opinabile da molti punti di vista, eravamo disponibili a votarlo perché rappresentava comunque un passo in avanti.

Non eravamo però disposti a votare un dispositivo che ribadisse la presenza del Prc nelle maggioranze delle realtà locali, tanto più in un momento in cui il movimento studentesco bolognese scende in lotta contro le politiche sull’edilizia scolastica della Provincia, il cui assessore è tra l’altro una compagna del nostro partito.

La nostra proposta di emendamento non è stata accettata dalla Segreteria e abbiamo dunque presentato un odg alternativo in cui si faceva una valutazione su come Cofferati non rappresenti un’eccezione nel quadro nazionale.

Il nostro documento ha preso i 5 voti dei firmatari mentre il documento della Segreteria è stato votato da tutti gli altri membri del Cpf.

Il nocciolo del dibattito ruota attorno a questo punto: rottura con il Partito democratico o sterile altalena tra una semiopposizione quando ci trattano troppo male e una partecipazione subalterna al governo quando ci si aprono spazi che si dimostrano poi sempre inesistenti?

Se la destra istituzionalista del Prc bolognese ha potuto accettare la rottura con Cofferati è precisamente perché sa perfettamente che questa “rottura” ricade precisamente nella seconda di queste ipotesi.

“Stanno a zero”, quindi, gli argomenti dei compagni dell’Ernesto, secondo i quali votare quel documento contribuiva alla lotta contro la destra del partito, senza contare il “piccolo” problema della presenza del partito nella giunta regionale dell’Emilia Romagna con il completo accordo del compagno Masella, capogruppo in Regione.

Applausi, infine, per i compagni di Sinistra critica che mentre preparano la scissione “anticapitalista” dal Prc votano un documento che ribadisce la presenza del partito nella giunta provinciale…

 
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