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Pavia - La sinistra in piazza contro il razzismo Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Savoldi e Mauro Vanetti   
lunedì 05 novembre 2007

La manifestazione del 29 settembre, contro il razzismo e in solidarietà con le famiglie rom sgomberate e perseguitate, ha avuto dimensioni che a Pavia non si vedevano da tempo (1000-2000 presenze secondo i giornali).

La questione ha assunto rilevanza nazionale: le presenze pur importanti di cittadini pavesi (giovani e lavoratori e tra loro anche diversi immigrati) non sarebbero state sufficienti a riempire così la piazza senza i tanti compagni venuti da fuori. La strada da fare però è ancora molta, la sinistra è chiamata innanzitutto a uno sforzo di chiarezza.

Il corteo nasce da un lungo lavoro effettuato dall’ampio comitato promotore, che ha visto in prima fila i compagni dei Giovani Comunisti, del Comitato in difesa della Scuola Pubblica e di FalceMartello, che hanno anche organizzato un combattivissimo spezzone comune. Gli slogan scanditi dai megafoni e riportati sui cartelli sono rimbalzati anche su Tg e giornali: “Piera, razzista / sindaco leghista”; “Se c’è la disoccupazione / non è colpa del rom, è colpa del padrone”; “Scuola, lavoro, sanità / sono diritti umani, non sono carità”; “Le nostre scuole son già multicolori / fascismo, razzismo, ne resteranno fuori”. Al nostro fianco c’erano il Prc e il Pdci, centri sociali, la sinistra Cgil, l’UdU, numerose associazioni.

L’atteggiamento della giunta Capitelli (di centrosinistra, ma con Prc e Pdci passati all’opposizione) è tipico del nuovo Partito democratico: sul tema della sicurezza viene costruito un blocco di consenso con caratteristiche del tutto analoghe alla base elettorale della destra, ma ciò nasconde una linea succube dei grandi gruppi imprenditoriali.

Due mesi dopo lo sgombero della comunità rom dall’area Snia, la situazione rimane drammatica. Un certo numero di loro ha accettato le poche centinaia di euro promesse dalla prefettura e dai proprietari dell’area sgomberata per convincerli a “rimpatriare” (spesso in realtà solo per essere accompagnati in qualche altra parte d’Italia, dove i medesimi problemi sociali si riprodurranno inevitabilmente).

Dei due paesi in cui si sono verificate manifestazioni razziste, uno (Albuzzano) si è sbarazzato degli ospiti sgraditi dirottandoli nel milanese, l’altro (Pieve Porto Morone) prosegue la sua guerra pazzesca, guidata da un sindaco di Forza Italia con la cooperazione di Borghezio e del capo di Forza Nuova Fiore, contro quelle che ormai sono soltanto 18 persone, in gran parte donne o bambini (e ad almeno 5 di questi ultimi è di fatto impedito recarsi a scuola!): continua il presidio dei “cittadini perbene”, con lancio di sassi, petardi e bottiglie, “dispetti” come il taglio del gas e della luce, addirittura l’auto di un rom incendiata e quella di una consigliera comunale di Pavia che aveva portato solidarietà a queste famiglie attaccata da un branco di razzisti al termine di una fiaccolata di Forza Nuova.

Altrove le famiglie stanno riuscendo a riorganizzarsi, come per esempio in una cascina alla periferia di Pavia dove erano stati collocati provvisoriamente alcune di esse, ma anche da lì dovranno andarsene tra poche settimane: l’ennesima dimostrazione che non si possono risolvere i problemi sociali con iniziative di carattere emergenziale.

Chi se la passa bene invece è l’imprenditore Zunino, “vicino” ai Ds. Una variante al Piano regolatore gli consentirà infatti di realizzare ingenti profitti attraverso la costruzione di un centro commerciale e di villette residenziali proprio nell’area ex industriale appena “ripulita”, con sospetto tempismo, dalla molesta presenza dei rom (ma non ancora dai veleni industriali di cui è imbevuto il terreno).

Dobbiamo riconoscere l’impegno di Rifondazione Comunista a tutti i livelli, che, in controtendenza rispetto all’atteggiamento pro-Capitelli avuto fino a pochi mesi fa, ha finalmente raccolto una necessità che noi indicavamo da tempo e ha rotto con il centrosinistra pavese, promuovendo la manifestazione regionale.

Non mancano però malumori da parte dell’ala più moderata del partito, che senza stare in giunta reputa impossibile fare politica in città, nonostante l’esperienza stia dimostrando esattamente il contrario. Lo stesso segretario regionale, il compagno Alfio Nicotra, ha affermato che sarebbe stato forse meglio che l’assessore del Prc in giunta si limitasse ad una “autosospensione”; chi ha partecipato alla preparazione del corteo sa benissimo quanto sarebbe stata insostenibile una simile posizione, che ci avrebbe esposto continuamente all’accusa di tenere il piede in due scarpe e ci avrebbe costretto a criticare la giunta molto ambiguamente. Non possiamo non ribadire quanto abbiamo gridato quel sabato: “Rifondazione / impara la lezione / ci servi nella lotta e non sulle poltrone!”.

 
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