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È durata ben poco l’eco del drammatico suicidio di un operaio del maceratese, trovato impiccato dai colleghi nella fabbrica in cui lavorava, la Meloni-Tecno Holding. Un gesto estremo legato all’impossibilità di far fronte al pagamento del mutuo, a tasso variabile, i cui interessi continuavano a crescere e dopo che la moglie aveva perso da un giorno all’altro il posto di lavoro precario.
Pur in assenza di statistiche dettagliate, gli stessi studi condotti da Nomisma (società fondata da Prodi), segnalano 3,6 milioni di famiglie italiane colpite oggi dal caro-casa, 1,7 milioni con problemi di affitto e 1,9 milioni che fanno fatica a pagare la rata del mutuo. Tant’è che quest’anno il numero dei pignoramenti ed esecuzioni dovrebbe salire del 19%, con Firenze in testa per il numero di sfratti per morosità, dove una famiglia su 50, secondo Sunia (sindacato degli inquilini), è colpita dal provvedimento, mentre a Milano e a Roma, quest’anno, gli stessi dovrebbero aumentare rispettivamente del 22 e del 21%.
Il quadro italiano va inserito in un contesto internazionale di crisi dei mutui, a cominciare da quelli subprime statunitensi, passando per la Gran Bretagna, dove l’indebitamento delle famiglie è uno dei più alti nel mondo occidentale, pari al 101% del Pil, fino alla Germania, dove ad ottobre si è registrato un incremento delle insolvenze del 20%. Scrivevamo sulle pagine di questo giornale, “L’allarme degli ultimi giorni circa il boom di indebitamento delle famiglie, lanciato da associazioni e sindacati, è fondatissimo. Nel corso del 2006, l’esposizione media è cresciuta del 10,85% (...). Il sovraindebitamento riguarda ormai il 20% delle famiglie italiane individuabili soprattutto tra le fasce più deboli” (FalceMartello N° 200, 14/03/07).
Le concause vanno ricercate nell’aumento dei prezzi delle abitazioni e degli affitti, nel raddoppio dei tassi d’interesse tra il 2005 e il 2007, uniti al rincaro dei prezzi d’acquisto degli stessi beni di primo consumo ai quali non è corrisposto un aumento dei salari.
Dopo la rincorsa degli ultimi 10 anni, che ha portato i prezzi a una crescita del 100% sia per le compravendite che per le locazioni, assistiamo ad un brusco rallentamento del mercato immobiliare. Secondo uno studio dell’Adusbef a pesare sui portafogli delle famiglie è il fatto che i mutui erogati sono in gran parte (il 91%), a tasso variabile e la colpa è delle banche che hanno “costretto milioni di consumatori ad accendere mutui a tasso variabile quando, specie nel 2004, i tassi di interesse erano ai minimi storici e non si doveva consigliare o imporre (molte banche non erogavano proprio i tassi fissi) agli utenti bancari, di essere gravati di pesanti prestiti di lungo periodo (30-40 anni) a costi apparentemente più bassi che però, con il rincaro del costo del denaro, solo due anni dopo diventavano sempre più insostenibili”. Si calcola infatti che nel giro di pochi mesi i mutuari si ritrovano a pagare una rata mensile aumentata di circa 150 euro!
Non sarà certo l’elemosina prevista nella prossima Finanziaria a sanare questa situazione. Per i giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni, sono infatti previste detrazioni fiscali sugli affitti, per tre anni, tra 150 e 300 euro netti all’anno: su per giù una mezza mesata di affitto. A questo va aggiunto il rilancio dell’edilizia pubblica che promette la costruzione in 10 anni (!) di 80mila abitazioni (8mila l’anno), da destinare a giovani e meno abbienti, a canone calmierato del 50% rispetto ai valori di mercato delle principali città. Certamente “un’attenzione inedita e concreta” nei confronti delle famiglie italiane, soprattutto se si considera da quanti lustri è ferma in Italia la costruzione di case popolari!
È facile comprendere che queste sono solo briciole. I cosiddetti “bamboccioni” che vivono in famiglia, calcola l’Istat, sono circa 5,5 milioni, quasi il 70% del totale, di cui 2,9 milioni sono lavoratori che per due terzi percepiscono uno stipendio inferiore ai mille euro e per un terzo invece non arrivano a cinquecento euro.
Ripristino dell’equo canone, rilancio massiccio dell’edilizia pubblica anche attraverso l’esproprio delle case sfitte e delle grandi immobiliari e finanziarie che hanno costruito fortune enormi speculando sul diritto alla casa: questo è l’unico modo per affrontare alla radice un problema sociale che assume ogni giorno di più caratteristiche esplosive.
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