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“Strike is now!”
Il 14 settembre 2007 Vodafone comunica dalle pagine del Sole 24ore l’intenzione di esternalizzare 914 lavoratori dalle sedi di Milano, Roma, Ivrea, Padova e Napoli (quasi il 20% degli operatori call-center dell’azienda a livello nazionale e quasi il 10% sul totale dei dipendenti) a Comdata spa.
L’azienda (quattro miliardi di profitti lo scorso anno) ha “ovviamente” dichiarato che non ci saranno peggioramenti contrattuali per i lavoratori coinvolti, nonostante non ci sia in realtà ancora un accordo formale in campo.
In realtà come al solito pagheranno i lavoratori e, anche se sul breve periodo le loro condizioni contrattuali forse non peggioreranno, di fatto questa esternalizzazione si tradurrà in un’anticamera di precarizzazioni e licenziamenti. Innanzitutto perchè la legge 30 permette “in alcune condizioni” una exit strategy per chi acquista un ramo d’azienda, consentendo la possibilità di sbarazzarsi di parte dei lavoratori acquisiti. Da parte sua comunque Comdata vanta vent’anni di sfruttamento dei propri lavoratori di cui, ad oggi, più del 25% sono in condizioni di precariato totale e una buona fetta di quelli considerati stabili sono in realtà legati a contratti di apprendistato.
Assistiamo alla rappresentazione dello stesso vergognoso copione già visto con l’esternalizzazione alla società Omnia di 275 dipendenti della Wind di Sesto S. Giovanni nel gennaio del 2007.
La reazione dei lavoratori non s’è fatta attendere e il 5 ottobre c’è stato uno sciopero generale Vodafone che ha visto l’adesione di oltre il 90% dei lavoratori e tre combattive manifestazioni a Milano, Roma e Napoli.
Una combattività lontana anni luce dal protocollo di luglio con il quale Cgil Cisl e Uil hanno sancito l’accettazione della Legge 30, ma anche dai discorsi di quei dirigenti della sinistra che come pugili suonati dopo 19 mesi di governo Prodi continuano a balbettare sulla “lotta alla precarietà” e il “rispetto del programma”…
Per contrastare l’atteggiamento concertativo dei sindacati in questa battaglia, molte Rsu hanno giustamente rivendicato di poter partecipare direttamente al tavolo con l’azienda, tramite delegati votati democraticamente dai lavoratori, per non ritrovarsi di fronte a un accordo al ribasso firmato sulle loro teste.
Seguendo la strada dei lavoratori di Wind e Telecom anche gli operatori Vodafone stanno comunque pensando di avviare cause legali, viste anche alcune recenti sentenze favorevoli su questo terreno. I limiti di questa via sono tuttavia evidenti: innanzitutto non si può delegare alla benevolenza di un giudice le sorti di migliaia di lavoratori; in secondo luogo le singole cause individuali, anche se vittoriose, non colpiscono il problema alla base. Infatti le aziende potranno in futuro continuare ad esternalizzare, preparandosi meglio sul piano legale potendosi servire (con i soldi dei lavoratori) dei migliori avvocati sulla piazza. Le cause legali anche se possono essere vittoriose, hanno tempi molto lunghi a tutto vantaggio delle aziende: i lavoratori Vodafone nel frattempo dovrebbero comunque passare a Comdata!
Venerdì 19 ottobre si è svolto il secondo sciopero nazionale della Vodafone.
Circa 1500 lavoratori, moltissime le donne e i giovani, provenienti da tutti gli stabilimenti sono arrivati a Roma con una compattezza e una combattività esemplari.
Un corteo organizzato dalle Rsu in aperta polemica con le segreterie nazionali di Cgil-Cisl-Uil che proponevamo solamente dei presidi davanti alle prefetture delle città dove ci sono stabilimenti Vodafone.
Gli slogan contro la legge 30, della quale uno striscione chiedeva l’abolizione, e contro l’amministratore delegato di Vodafone dimostrano come i lavoratori capiscano bene chi è il nemico. Striscioni come “Vodafone revolution is now” dimostrano la voglia di lottare anche duramente per i propri diritti. Il corteo era colorato dalle bandiere rosse della Cgil e dei Cobas e vi ha partecipato anche una delegazione degli operai della Fiom di Bergamo presente la sera prima ad “Anno Zero”, e rappresentanze dei lavoratori Telecom, Tim e Wind.
Dagli interventi dei lavoratori e delegati di Roma, Bologna, Milano, Ivrea Catania e Napoli, emergeva come spesso ci sia un muro tra le segreterie confederali che fanno la trattativa e i lavoratori e i delegati in lotta.
Come è stato sottolineato nell’assemblea, il sindacato è dei lavoratori e deve rispondere a loro e solo a loro. Mentre venivano distribuiti alle realtà più lontane da Roma i fondi raccolti per sostenere il viaggio, l’assemblea si è conclusa tra gli applausi generali con la proclamazione di una riunione nazionale dei delegati e dei lavoratori per coordinare la lotta e con l’obbiettivo di proclamare uno sciopero nazionale del settore telecomunicazioni contro la cessione del ramo d’azienda e la legge 30.
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