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Lunedì 1 ottobre è scoppiato lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento Fincantieri di Genova Sestri Ponente contro l’eccessiva ed invasiva sorveglianza dei vigilantes all’interno dell’azienda.
Fin dalle 6 del mattino gli scioperanti hanno presidiato i cancelli, bloccando anche l’accesso dei camion e dei fornitori. Ad un certo punto i lavoratori hanno occupato la strada davanti allo stabilimento, paralizzando completamente il traffico della città.
Nel presidio gli operai hanno evidenziato come la loro protesta non era rivolta ai controlli della vigilanza verso il patrimonio aziendale, bensì contro un sistema di sorveglianza e di monitoraggio sui lavoratori considerato esagerato ed ossessivo. Sono emerse diverse storie di severe sanzioni per piccole infrazioni, come quella che ha punito un lavoratore sorpreso a mangiarsi un panino sulla banchina, sospeso per 5 giorni dal lavoro.
I vigilantes, dipendenti di una ditta di appalto, hanno sempre più poteri nello stabilimento come dimostrano un paio di casi che sono stati in questi giorni riportati dai giornali: un lavoratore “esterno” è stato deferito per cinque anni come “indesiderabile”da tutti i cantieri italiani di Fincantieri a causa di un diverbio con una delle guardie e un altro lavoratore è stato cacciato dalle sedi di Sestri Ponente per una lite avvenuta non in azienda, ma in un bar cittadino con un altro vigilante (il Manifesto, 3 ottobre). Esponenti locali della Fiom hanno riportato casi in cui “le guardie rompono i lucchetti, aprono gli stipetti e prendono di mira i lavoratori immigrati delle ditte esterne” e di come ci sia un uso illegittimo delle telecamere “puntate persino sul consiglio di fabbrica”.
Il giorno seguente lo sciopero è stato attaccato dai principali quotidiani nazionali e locali, che hanno dipinto come assurda la protesta dei lavoratori, considerati dei fannulloni e degli irresponsabili. Titoli come “Operai sorpresi a pescare, i colleghi scioperano”, in cui i giornalisti hanno raccontato il singolare episodio di un operaio sorpreso a pescare con muta e fucile da sub sulle banchine, con il solo intento di screditare l’intera protesta dei lavoratori, non hanno fatto altro che aumentare la rabbia degli operai che per il secondo giorno consecutivo hanno nuovamente scioperato insieme ai lavoratori delle ditte di appalto. Un corteo interno si è diretto fin sotto la palazzina della direzione dove gli scioperanti hanno chiesto una immediata smentita di una dichiarazione apparsa sui giornali di un portavoce dell’azienda che aveva giustificato le sanzioni della vigilanza.
E la volontà di andare fino in fondo è stata così forte che anche il terzo giorno i lavoratori hanno incrociato le braccia, fino al punto in cui è dovuto intervenire il Prefetto, che ha chiesto un incontro fra le parti. Durante l’incontro è stato sottolineato, evidentemente come primo risultato della lotta, che i controlli della vigilanza nel cantiere possono riguardare solo il patrimonio dell’azienda e che eventuali provvedimenti disciplinari verso i lavoratori, siano essi dipendenti Fincantieri o delle ditte di appalto, devono essere fatti nel rispetto delle leggi e dei contratti di lavoro senza atti arbitrari da parte di Fincantieri.
Queste giornate di sciopero hanno portato alla ribalta anche problematiche più complessive del cantiere che vede una presenza di 870 lavoratori diretti Fincantieri e di 2500 lavoratori delle ditte d’appalto, dove lavorano moltissimi immigrati di ben 55 nazionalità diverse. È un fatto molto importante che per la prima volta in blocco gli operai immigrati degli appalti si sono uniti ai loro colleghi italiani in questi scioperi. Evidentemente le dure misure di sorveglianza si sentivano in particolar modo fra gli operai degli appalti, maggiormente sfruttati e ricattabili.
In questa lotta quindi è emerso il volto dell’attuale assetto produttivo, che fa ricorso ad appalti e subappalti, per comprimere ulteriormente il costo della manodopera. Un sistema che punta ad aumentare la produttività non sulla base dell’investimento e dell’innovazione, quanto invece sullo spremere gli operai fino all’ultima goccia di sudore. Questa situazione oltretutto rende assai difficile ottenere un livello accettabile di sicurezza nei cantieri, dal momento che l’uso generalizzato del sistema degli appalti porta ad una frammentazione della realtà produttiva che rende più difficile la difesa dei più elementari diritti dei lavoratori.
La lotta contro la quotazione in Borsa di Fincantieri e ora gli scioperi contro i sistemi di sorveglianza stanno però segnando un’inversione di tendenza importante, che dimostra la volontà forte dei lavoratori di riconquistare potere e diritti sul posto di lavoro.
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