Il V-day organizzato da Beppe Grillo lo scorso 8 settembre è stato un
indubbio successo. A Bologna, dove c’era la presenza del comico
genovese, c’erano circa 50mila persone, con la piazza centrale della
città piena come non si vedeva da anni. In più di 200 altre piazze il
popolo dei sostenitori di Grillo ha lanciato la propria crociata contro
i “corrotti” e i “poteri forti”.
Ad organizzare le tante piazze c’erano i cosiddetti meetup, gruppi di sostegno delle posizioni di Beppe Grillo, che sono andati costruendosi in questi anni in molte città. In una giornata hanno raccolto oltre 300mila firme (ne bastavano 50mila) per una proposta di legge d’iniziativa popolare che chiede il divieto per i condannati di entrare in parlamento, il tetto massimo di due legislature per i parlamentari e il ripristino del voto di preferenza nelle elezioni politiche.
Ma chi è Beppe Grillo, dove vanno a parare le sue posizioni, rappresentano in qualche modo un’alternativa?
Ascesa del Grillo “opinionista”
Dopo essere stato bandito da tutte le emittenti televisive, Grillo riesce a trovare una nuova popolarità sfruttando abilmente le nuove tecnologie. Nel 2005 lancia il suo blog su internet e le cifre non lasciano dubbi sul successo dell’operazione. All’inizio del 2006 la rivista americana Time inserisce il blog di Grillo tra i dieci più importanti del mondo, mentre in Italia diventa di gran lunga il più visitato. Attualmente, il blog di Grillo può contare su oltre 500mila accessi giornalieri (dato settembre 2007).
Un blog dove Grillo attraverso campagne contro la Telecom, contro la precarietà, su temi ambientali e contro “politici che dichiarano una cosa e ne fanno un’altra” si è potuto costruire un’immagine di combattente contro le ingiustizie. Ma l’abilità del progetto è consistita soprattutto nella creazione dei meetup, che sono dei gruppi di discussione su internet divisi per città, a sostegno delle idee di Beppe Grillo. Attualmente esistono ben 414 meetup attivi, presenti in 310 città, per un totale di oltre 62mila “Amici di Grillo”. Il più grande meetup è quello di Napoli 1 e conta 2.571 iscritti. Certo, quando si organizzano gli incontri – spiegano gli stessi aderenti – anche se il gruppo conta centinaia di iscritti, “in reale” ci vanno di norma in dieci-venti. Però sono state queste poche decine di attivisti per ogni città, a organizzare l’evento del V-day.
L’uso delle nuove tecnologie non basta però a spiegare il successo crescente del blog di Grillo, i gruppi di appoggio e, soprattutto, le piazze piene. Perché accadesse questo doveva esserci un humus, un ambiente adeguato nella società. Questo humus è stato dato dalla crescente rabbia e disillusione, che in questi ultimi due anni sono seguiti all’elezione del governo di centrosinistra.
Delusione a sinistra
Grillo ha trovato i suoi sostenitori soprattutto tra l’elettorato deluso di sinistra. Un’inchiesta de il manifesto descrive gli attivisti dei meetup delle varie città italiane: “Ne abbiamo sentiti una cinquantina, ne abbiamo trovati solo due che l’anno scorso hanno votato a destra. Qualcun’altro non ha votato. Gli altri stavano con Prodi, ma proprio tutti dicono che non torneranno a votare.” (il manifesto, 22/9/07)
Il governo Prodi era stato caricato, soprattutto dai leader dei partiti di sinistra, di enormi illusioni. Ma dopo ormai 19 mesi i lavoratori e i giovani non hanno visto nessun vero cambiamento. Il grosso dei sostenitori di Grillo sono giovani che hanno perso la fiducia verso tutti i partiti. Per questi giovani anche il Prc non rappresenta un’alternativa, ma è visto come parte integrante del sistema.
Fa specie sentire Fausto Bertinotti quando dice che Grillo è andato a riempire un vuoto che si è venuto a creare nella società. Dimentica di dire che questo vuoto politico è stato causato precisamente da una sinistra che ha scelto di essere parte integrante del governo e delle istituzioni borghesi, invece di rappresentare coerentemente le aspirazioni dei lavoratori, così come sorvola elegantemente sulla sua responsabilità diretta in tutto questo.
Dietro l’appoggio a Grillo e al successo del V-day, c’è un elemento preciso, che si chiama crollo dell’autorità di tutti gli attuali dirigenti della sinistra.
Sono stati fatti paragoni con i “girotondi” che nel 2002 portarono a Roma mezzo milione di persone. Tuttavia quel movimento, nonostante le invettive di Nanni Moretti contro la “burocracija” della sinistra, alla fine rientrava nell’alveo del centrosinistra, criticato soprattutto per la sua opposizione troppo timida al governo Berlusconi, visto come il nemico principale. Più pertinente è forse il paragone con le manifestazioni contro Tangentopoli nei primi anni ’90, quando gli idoli erano giudici come Di Pietro e Borrelli e giornalisti come Santoro. Fu un movimento effimero, che però contribuì non poco al passaggio alla “Seconda repubblica” (si pensi ai referendum elettorali del 1993, che seppellirono il sistema elettorale proporzionale aprendo la strada a leggi elettorali sempre più antidemocratiche).
Idee alternative?
Cercheremmo invano un solo grammo di progetto alternativo nelle proposte del comico genovese. Lo diciamo chiaramente, nel popolo di Grillo ci sono tanti giovani e militanti di sinistra che rischiano, senza volerlo, di finire accodati a un progetto che politicamente va a parare da tutt’altra parte.
Poniamoci una semplice domanda. Crediamo che una battaglia che porti ad avere un parlamento formato da elementi senza condanne a carico, con l’alternarsi ogni due legislature di parlamentari eletti con preferenza (il tanto odiato Mastella – lo ricordiamo a Grillo – è cresciuto come un vero campione di clientele e voti di preferenza), ma comunque esponenti di forze borghesi, rappresenterebbe veramente un’alternativa alla situazione attuale?
La cartina di tornasole della visione tipicamente piccolo borghese delle idee di Grillo, è palese quando si cimenta coi temi delle rapine in villa, degli immigrati cinesi e dei rom. Non una parola sul fatto che gli avvenimenti di cronaca sono coscientemente utilizzati dalla borghesia per distogliere l’attenzione dei lavoratori dai loro problemi e far passare politiche reazionarie, né una parola sul razzismo da sempre usato dai padroni per dividere gli sfruttati, o sugli interessi delle immobiliari che si nascondono dietro a tanti sgomberi nel nome della “legalità”. Ecco cosa ha scritto recentemente Grillo sul suo blog sulla questione dei rom: “Un paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia. (…) E’ un vulcano, una bomba a tempo. Va disinnescata. (…) Una volta i confini della Patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati.” Per rafforzare il suo concetto Grillo conclude con una lettera dell’immancabile elettore di sinistra che non ne può più: “Ora basta! Fuori il marcio dai nostri confini…dalle nostre carceri… dalle nostre strade!” (La Settimana, 7/10/07)
Non c’è che dire, prendersela con i più poveri di tutti… il modo migliore per scagliarsi contro “i poteri forti”! Ci chiediamo dove andranno a parare le liste civiche – altra idea davvero “innovativa” – che Beppe Grillo, ha deciso di mettere in campo per le future elezioni comunali. Non crediamo che sindaci come Cofferati, Domenici o Capitelli, hanno bisogno di ulteriori consigli: in tema di repressione sanno già fare bene da soli.
Democrazia operaia
Una vera alternativa a questa finta democrazia, corrotta e serva dei poteri forti, non può che nascere partendo dagli interessi dei lavoratori e delle masse oppresse. Il nostro compito non può essere quello di rendere un po’ più presentabile il parlamento. Finché, il parlamento sarà dominato dalla borghesia non ci sarà mai un vero cambiamento. Solo costruendo una democrazia dove le masse avranno gli strumenti reali per esercitare un controllo effettivo su tutti gli aspetti dell’economia e della politica, porremo le basi di un vero cambiamento.
Una democrazia dove, certo, bisognerà lottare contro ogni tipo di privilegio, affinché non possa ricrearsi più alcuna “Casta”. Una democrazia che preveda non solo l’eleggibilità di tutti i rappresentanti, ma anche la possibilità della revoca da parte dell’istanza che li ha eletti; stipendi che non devono superare il salario di un lavoratore qualificato; rotazione delle cariche. Misure che sono di grande attualità e che un partito come il Prc, pensiamo, dovrebbe far proprie.
24 ottobre 2007