Home arrow Rifondazione Comunista arrow Rifondazione Comunista arrow Rifondazione apre il percorso congressuale
Prossime iniziative
Menu
Home
Verso l'11 ottobre
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Teoria marxista
Economia
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
Il nostro opuscolo contro il razzismo
Festa Rossa 2007
webtv
Articoli correlati
Rifondazione apre il percorso congressuale Stampa E-mail
Scritto da Claudio Bellottii   

Resoconto del Cpn del 5-6 ottobre
 
Il Comitato politico nazionale (Cpn) del Prc tenuto il 5-6 ottobre ha ufficialmente aperto il percorso che condurrà Rifondazione al suo 7° congresso, previsto per il 6-9 marzo 2008.
Il dibattito del Cpn ha mostrato innanzitutto come la segreteria nazionale intenda procedere a tappe forzate verso quel “soggetto unitario e plurale” della sinistra, la cosiddetta “Cosa rossa”, intenzione clamorosamente ribadita pochi giorni fa dal segretario Giordano quando ha proposto pubblicamente il lancio di un tesseramento (a cosa non è ben chiaro, visto che nessun organismo di partito ha mai avuto la facoltà di discuterne) già entro quest’anno, preludio a liste comuni nelle prossime elezioni amministrative.

La maggioranza ribadisce quindi i tre “capisaldi” della politica liquidatoria che ha generato l’attuale profonda difficoltà del nostro partito: 1) la subordinazione al governo Prodi e al Partito democratico; 2) la cosiddetta “innovazione” ideologica, che erode sempre di più i riferimenti di classe nella politica e nella pratica del partito; 3) la subordinazione a quei settori della sinistra riformista (Mussi e Sd in primo luogo) con i quali si tenta di ripetere l’operazione già tentata e fallita con la “Sezione italiana della Sinistra europea”.

Fino a che punto il progetto della “Cosa rossa” sia subalterno al governo lo dimostrano le parole di Prodi, che dichiara di avere “proprio a cuore” la buona riuscita del percorso.

All’interno della maggioranza sta emergendo un settore che patisce sempre di più la caduta di popolarità e la rottura con aree “di movimento” (ultima l’assemblea NoTav che ha deciso di non aderire al 20 ottobre) che si è espresso negli interventi di Ramon Mantovani, Maurizio Acerbo (deputato, ex segretario regionale Abruzzo), Elettra Deiana (deputata), Alfio Nicotra (segretario regionale lombardo) e altri. Non si tratta tuttavia ad oggi di una rottura, ma piuttosto di un tentativo di far rivivere i fasti, veri o presunti, della fase “movimentista” del Prc: una fronda, più che un’opposizione.

Il Cpn non ha ancora discusso di regolamenti e procedure congressuali, tuttavia appare chiaramente la volontà di andare a un congresso su mozioni, forse emendabili, ma chiaramente delimitate. Questa scelta implicitamente seppellirebbe il cosiddetto “spirito di Carrara”, ossia l’accordo fra la maggioranza di Giordano e l’area Essere comunisti (Grassi), che nella conferenza di organizzazione dello scorso aprile aveva allargato la maggioranza ad oltre il 90 per cento degli organismi dirigenti. Esce duramente smentita la tesi di Grassi e compagni, secondo i quali attraverso un accordo con Giordano avrebbero potuto bloccare o perlomeno ostacolare il tentativo di liquidazione del Prc, che come vediamo in questi giorni marcia invece a grandi passi.

Cannavò per Sinistra critica ha annunciato la presentazione di una propria mozione congressuale, il cui sbocco dichiarato sarà la fuoriuscita dal Prc e la formazione di una “costituente anticapitalista, femminista, ecologista”. Sinistra critica si appresta così a mettere in campo l’ennesima scissione a sinistra, la quarta dal 2006. Difficilmente avrà miglior fortuna delle precedenti, tanto più che l’area alla quale Cannavò intende rivolgersi si è già dimostrata fortemente divisa su strategie, orientamenti e sarà alla fine egemonizzata dai vari Casarini e da chi teorizza la “fuga” nel sociale.

Allo scorso congresso l’insieme delle componenti di minoranza raccolse oltre il 40 per cento del voto degli iscritti. Oggi i numeri di partenza si presentano assai diversi; le varie scissioni e la capitolazione di Grassi consentono a Giordano di avviare il percorso con una maggioranza attorno all’85 per cento del Cpn. È quindi positivo che nel dibattito quei compagni dell’area dell’Ernesto che negli ultimi mesi all’interno della ex mozione 2 avevano rifiutato la linea di Grassi si siano infine manifestati con una propria piattaforma, a firma Pegolo, Giannini, Masella, fortemente critica dell’operato del governo e della maggioranza del Prc. Il documento, tuttavia, si segnala soprattutto per la sua critica “al negativo”, ossia per indicare cosa si ritiene che vada respinto, e molto meno per una elaborazione in positivo: si parla ad esempio di aprire un dibattito sulla “questione dirimente” del governo, ma non si dice come si intenda “dirimerla” (e il comportamento sul piano locale di molti esponenti di quest’area è assai distante da certi proclami incendiari).

I compagni dell’Ernesto propongono infine che nel congresso si manifesti un’unica mozione accomunata dalla comune opposizione alla maggioranza. Questa proposta si basa su due errori che non possiamo tacere. Si sostiene che al congresso di Venezia “non era in discussione la sopravvivenza del nostro partito, né tantomeno la sua autonomia politica, organizzativa ed elettorale”: la conclusione implicita è che se allora era legittimo e giustificato che le diverse componenti si presentassero su proprie piattaforme, oggi sarebbe necessario superare gli “angusti confini di componente” e convergere in un unico calderone il cui unico vero collante sarebbe l’opposizione alla maggioranza.

A noi pare che l’autonomia del Prc sia stata messa a rischio precisamente dall’abbraccio con l’Unione, (oltre che da tutte le varie “innovazioni” che hanno fatto da sfondo alla fallimentare operazione della Sinistra europea), dall’istituzionalismo dilagante, dall’erosione dei consensi e della militanza. Opporsi a questa deriva significa elaborare un insieme di risposte sul piano politico, organizzativo, teorico, ecc. È precisamente questo il ruolo che una componente può svolgere positivamente nel dibattito del partito. Che ognuno metta a disposizione di tutti quanto di meglio sa pensare e fare: ci sarà poi il momento delle convergenze e delle azioni comuni, come già ci sono stati nei mesi passati.

24 ottobre 2007 

 

 
< Prec.   Pros. >