Rendiamo disponibili ai nostri lettori gli interventi dei compagni Claudio Bellotti ed Alessandro Giardiello al Comitato politico nazionale del Partito della rifondazione comunista, svoltosi il 5-6 ottobre scorsi.
Intervento di Alessandro Giardiello
L’Istat ci parla di una condizione sociale drammatica (salari e pensioni ai livelli più bassi d’Europa, 7.500.000 di poveri). La finanziaria non produce alcuna inversione di rotta.
Altro che risarcimento sociale, il programma dell’Unione, che pure chi parla criticò a suo tempo, è diventato oggi un vero e proprio libro dei sogni.
La nostra opposizione alle politiche liberiste del governo è debole e inefficace come è emerso sul protocollo del welfare contro il quale il partito non ha organizzato una campagna, né ha dato una chiara indicazione di voto per il NO.
I volantini nazionali erano ambigui e difatto inutilizzabili davanti ai luoghi di lavoro. Non a caso decine di circoli, commissioni e federazioni ne hanno prodotti di propri per fare quella campagna che la segreteria nazionale riteneva tutt’altro che opportuna.
La nostra collocazione al governo costituisce un freno ai movimenti, ogni giorno che passa è sempre più evidente. Il punto più basso è stato raggiunto il 9 giugno.
Nelle fabbriche non c’è il clima del ’98. Come ha detto quella operaia di Mirafiori a Giordano: “se fanno scherzi sulle pensioni vi autorizziamo a staccare la spina”. Epifani usa lo spauracchio della caduta del governo per giustificare gli accordi di luglio, ma è un argomento che rifiutano sempre più lavoratori. Ed è lo stesso segretario generale della Cgil che ci parlava di autonomia sindacale.
Nel sindacato è iniziata una guerra contro i nostri compagni e i delegati più critici e combattivi. Il Pd che pure nel suo manifesto cancella ogni riferimento al movimento operaio cerca in ogni caso di assicurarsi il controllo burocratico sulla Cgil.
Mussi su questo come su altre questioni decisive è assolutamente assente. Quella di Sinistra democratica è la scissione più incredibile che si sia mai vista: non c’è un tesseramento, né un iniziativa, né una presenza nella società e nei movimenti. I primi mesi dopo la scissione erano fondamentali per raccogliere quel dissenso che si era accumulato nel campo socialdemocratico contro le posizioni di Fassino e D’Alema. Ma niente, Mussi e compagni guardano dall’altra parte e si occupano di altro.
Un partito lo stanno costruendo o pensano solo di parassitare il nostro insediamento?
Il problema del nuovo soggetto della sinistra non riguarda solo la nostra autonomia, i nostri simboli, la nostra identità, ma su quali basi politiche è possibile unire la sinistra in questa fase storica.
A differenza di quanto affermano i compagni della maggioranza non solo non ci sono le condizioni politiche per un soggetto unitario della sinistra ma attualmente neanche si intravvedono le condizioni per un fronte d’unità d’azione.
Come è stato più che evidente il 9 giugno, sugli accordi di luglio, sulla stessa manifestazione del 20 ottobre, con Sinistra democratica quando c’è l’unità non c’è l’azione e quando c’è l’azione non c’è l’unità. Hanno veramente l’anello al naso collegato agli stati maggiori del Pd.
Con la povertà di questa sinistra non deve sorprendere né il fenomeno del grillismo, né l’esplosione razzista e la crescita di consensi dell’estrema destra che trova alimento nel disagio sociale che si accumula nelle nostre periferie.
Il sindacato e il Pd non solo non fanno argine ma si fanno promotori di questo clima pesante di xenofobia che divide i lavoratori e produce quella barbarie che si è vista a Opera, Sassuolo, Roma, Pavia… in un susseguirsi di episodi da brivido, con veri e propri pogrom, dove non sono solo i fascisti e la Lega a partecipare ma intere comunità esasperate a cui viene dato in pasto il capro espiatorio di turno. E noi non sappiamo fare niente di meglio che lamentarci perché le posizioni vergognosamente razziste di alcuni sindaci di centrosinistra ci costringono ad uscire dalle giunte come è avvenuto a Bologna o Pavia.
Se si vuole fare un bilancio onesto dell’esperienza di governo dobbiamo farci alcune semplici domande:
- Negli ultimi 18 mesi è migliorata la condizione dei lavoratori, delle classi subalterne?
- I movimenti ne hanno tratto un qualche giovamento?
- Il partito e la sinistra nel suo insieme ne è uscita rafforzata?
- Si è fatta strada un’alternativa di società?
A tutte queste domande noi diamo una risposta negativa ed è a partire da queste considerazioni di fondo che con la lealtà e l’atteggiamento cristallino che ci ha sempre contraddistinto, ci apprestiamo a proporre al dibattito congressuale un’opzione alternativa, che rifiuta di trincerarsi dietro logiche settarie e minoritarie ma che allo stesso tempo esige una svolta radicale per il partito, senza la quale non c’è futuro per la sinistra di questo paese.
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