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Parma - Dalla giunta di destra solo privatizzazioni e speculazioni Stampa E-mail
Scritto da Luca Fornia e Federico Toscani   
lunedì 24 settembre 2007

Le elezioni comunali di Parma tenutesi lo scorso maggio hanno decretato la vittoria dell’ex assessore alla viabilità Pietro Vignali, candidato nella lista civica appoggiata dal centro destra. L’opposizione, composta da Ulivo e Rifondazione, che vedeva al suo vertice il Ds Alfredo Peri si è fermata a un modesto 43% dei voti contro il 57% della coalizione appoggiata da Forza Italia. L’elezione di Vignali segnala una continuità con la giunta del suo predecessore Elvio Ubaldi, che per ben due mandati non ha mai tradito le aspettative dell’Unione industriale parmense.

Nella linea programmatica del neosindaco si spendono parole che decantano le doti di una città spensierata e allegra, dove “l’armonia sociale, la dimensione etica, estetica, gli stili di vita legati alla cultura, al gusto e al cibo diventeranno fattori di riconoscibilità sociale di Parma come luogo dove è bello vivere e dove si può investire perché un’alta qualità sociale garantisce a tutti sicurezza e opportunità”. Ma la realtà è meno “colorata”.

Dal documento programmatico del neosindaco Vignali si evince la mancanza di volontà di sanare le tante ferite aperte di questi anni, in primis la generale deindustrializzazione del territorio, ed anzi, per ciò che riguarda le politiche sociali si afferma che “la strada che intendiamo percorrere va sempre di più nella direzione della domiciliarità, delle personalizzazione dei servizi, della libertà di scelta e dell’utilizzo del privato sociale secondo il principio di sussidiarietà”. Sappiamo bene come questa parola introdotta dalla legge Bassanini (primo governo Prodi) mascheri la privatizzazione dei servizi pubblici. Possiamo quindi dare credito alle voci in cui si dice che uno degli obiettivi dell’attuale giunta sarà la privatizzazione delle biblioteche comunali. Il direttore di una delle biblioteche coinvolte nella futura privatizzazione non ci rilascia nessuna dichiarazione in merito a ciò, giustificandosi dicendo che spendere parole su questa dinamica sia ancora prematuro. In aggiunta ci stupisce come i lavoratori delle biblioteche non siano per nulla informati sul reale destino del loro posto di lavoro.

Cosa dire poi se per il diritto alla casa si propone di proseguire con progetti come CasaAdesso (30 case popolari nel mandato precedente e costruite solo nei mesi che anticipavano le elezioni comunali) oppure “riconoscere ai cittadini la possibilità di accedere al libero mercato e non solo all’edilizia pubblica”? In tal modo si favoriranno nuovamente i grandi speculatori e le agenzie immobiliari, invece che pensare ad un piano municipale serio o all’esproprio delle case sfitte.

Per finire in bellezza, sempre nel documento programmatico si legge: “Nel campo ambientale l’attenzione si concentrerà […] con il completamento della raccolta differenziata e la realizzazione del termovalorizzatore per raggiungere autosufficienza e produrre energia e calore”. Che ipocrisia! È ormai risaputo che i “termovalorizzatori” lavorano in perdita, cioè hanno bisogno di finanziamenti pubblici per sostenersi, e l’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti è esigua. Ad esempio la Germania ha da anni abbandonato questa soluzione, adottando il trattamento biomeccanico e incentivando l’uso di pannelli solari nelle abitazioni private. Non dimentichiamoci inoltre che la raccolta differenziata, per il suo 70% finisce negli inceneritori. Dov’è quindi il guadagno? Il guadagno si chiama Enia; la società (privata) nasce sulle ceneri delle ex municipalizzate Amps di Parma, Agac di Reggio e Tesa di Piacenza nel novembre 2006, e da accordo, la nostra città deve ospitare il nuovo inceneritore. Peccato che il decreto Ronchi imponga una soglia minima del 35% di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti prima di poter autorizzare la costruzione di inceneritori. Secondo alcuni dati risalenti al 2006 a Parma non si raggiungeva il 29%. Si può solo intuire da questa dinamica che per ottenere il monopolio dei rifiuti e dell’energia a Parma si può anche andare fuori legge! Sul comunicato stampa per il battesimo della società si legge che l’obiettivo della nuova azienda sarà quello di valorizzare il servizio al cittadino e dialogare con le famiglie e le imprese. Già si intuisce quale sarà il dialogo: contratti separati con le imprese e per il cittadino costi lievitati su luce, acqua, gas e rifiuti. Alla faccia dei “servizi”.

Rifondazione deve con decisione inserirsi in queste contraddizioni portando davanti ai cancelli delle aziende e delle scuole il suo NO alla metropolitana, all’inceneritore e alle privatizzazioni attuali e future organizzando una lotta che proponga inoltre la rimunicipalizzazione delle aziende privatizzate, un piano di edilizia popolare e lo studio di un’alternativa all’inceneritore. Questa è la strada che il nostro partito deve percorrere per riacquistare la credibilità persa nel rincorrere da anni le alleanze con il centrosinistra parmigiano.

 
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