Home arrow Movimento operaio arrow Sindacato arrow Metalmeccanici arrow Organizzare una forte campagna per il NO
testataG
Organizzare una forte campagna per il NO Stampa E-mail
Scritto da Paolo Grassi e Paolo Brini   
lunedì 24 settembre 2007

Dopo il voto della Fiom contro l’accordo

Mercoledì 12 settembre gli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil hanno formalmente indetto la consultazione sugli accordi firmati a luglio con governo e Confindustria. Era dal 1995, con il referendum sulla controriforma Dini (al quale parteciparono circa 4,5 milioni di lavoratori e pensionati) che i sindacati non convocavano una consultazione cosi ampia. L’obbiettivo che i vertici sindacali si pongono è quello di arrivare a cifre simili a quelle di 12 anni fa coinvolgendo in questa occasione anche i lavoratori precari.

Molti danno per scontata la vittoria del Sì. Nel referendum del 1995 la differenza la fecero i pensionati portati a votare in massa con il falso argomento che, se la riforma non fosse passata, tutto il sistema sarebbe entrato in crisi. Oggi la storia potrebbe ripetersi, tra l’altro ancora non è chiaro come vogliono fare votare i precari (del resto se il Coordinatore nazionale dell’area Lavoro società dice che bisognerà “presidiare i seggi” un motivo ci sarà), ma va ricordato che indipendentemente dal risultato della consultazione i pensionati non perderanno gli aumenti accordati perché sono diventati esecutivi con un decreto a luglio.

I vertici sindacali, a cominciare dal segretario generale della Cgil si sono spesi in più riprese per ribadire che avendo il direttivo della Cgil a fine luglio approvato a larga maggioranza l’accordo, tutti i dirigenti e i militanti della Cgil anche se non lo condividono devono difenderlo.

Chi non condivide questa posizione dovrà astenersi dal portarne una diversa nei luoghi di lavoro. Per questo motivo non solo non viene riconosciuto nessun diritto ad andare nelle fabbriche a presentare le ragioni del No, ma in diverse Camere del lavoro locali sono aumentati gli atteggiamenti di intolleranza verso quei compagni che vogliono portare avanti la campagna per il No.

È chiaro che la paura di vedere i No prendere un risultato consistente c’è, soprattutto dopo il voto della Fiom. Anche i vertici sanno che tra i lavoratori c’è rabbia e delusione per il risultato ottenuto.

Epifani stesso a fine luglio aveva definito “uno sgarbo alla Cgil” quanto scritto sul Protocollo in merito a straordinari e contratti a tempo determinato, che firmava solo per senso di responsabilità (La Repubblica, 25 luglio). Opinione ribadita pochi giorni dopo con una lettera inviata al presidente del consiglio in cui chiedeva se il protocollo poteva essere sottoscritto solo nelle parti condivise.

Il No della Fiom mette in evidenza questo timore dei vertici e da qui prende corpo il livore con cui il segretario della Cgil e della Cisl si sono scagliati contro i metalmeccanici Cgil. I quotidiani padronali, Corriere della sera e Repubblica in testa, guarda caso per un giorno smettono di accusare la Cgil di essere vecchia e corporativa, per sostenerla contro chi per i padroni ora rappresenta il vero pericolo.

Si preparano per la Fiom nuovi giorni difficili. Solo un risultato significativo del No potrà ridimensionare l’attacco. Lo stesso Rinaldini ne è consapevole ed è preoccupato che il disagio dei lavoratori invece che tradursi in una bocciatura dell’accordo possa esprimersi con un’astensione. Proprio perché crediamo che la Fiom debba essere difesa riteniamo che sia un errore non rivendicare il diritto di poter portare avanti una aperta campagna per il No. Solo così e impegnando i compagni della Fiom nell’intervenire nelle assemblee delle altre categorie si può spezzare l’isolamento in cui Epifani la vuole relegarla. Per questo motivo al Comitato centrale abbiamo presentato un emendamento al documento di Rinaldini in cui chiedevamo di votare No. Purtroppo, avendo Rinaldini rigettato questo emendamento, un regolamento macchinoso e discutibile ci ha costretti a ritirarlo (l’alternativa era trasformarlo in un terzo documento, cosa che abbiamo declinato votando il documento di Rinaldini per evitare strumentalizzazioni). Un occasione persa anche per la Rete 28 aprile, che vede nella Fiom la sua forza e radicamento maggiore. Siamo infatti convinti che, una presa di posizione netta ed esplicita da parte della Rete in Fiom ed in Cgil che invitasse anche i funzionari nelle assemblee ad esprimere il loro giudizio di contrarietà all’accordo, renderebbe senz’altro più facile il compito di quanti in Fiom ed in Cgil vorrebbero esprimere il loro dissenso ma ne sono impediti da regole non esplicitamente scritte ma imposte con inaudite pressioni.

Per quello che ci riguarda come delegati, militanti della Cgil e della Rete 28 aprile ci spenderemo al massimo nelle prossime settimane nel portare avanti la propaganda per il No ovunque possibile, senza temere le intimidazioni di chi antepone la salute di questo governo agli interessi dei lavoratori.

Saremo quindi presenti ovunque potremo con volantini, banchetti informativi e interverremo alle assemblee a cui potremo partecipare. Perché il dovere di dire ai lavoratori come stanno le cose ha la priorità su qualunque altra considerazione, perché il No può ottenere un risultato significativo.

 
< Prec.   Pros. >