Perù
Risulta incredibile, quasi paradossale che nel contesto di una grande commozione, dolore, sofferenza e grande sensibilità umana delle classi povere del Perù, causate del terremoto che ha colpito il paese, si esprima tutta la voracità dei difensori insensibili del capitalismo. Il sisma che ha colpito la costa meridionale del Perù ha provocato oltre 500 morti, migliaia di feriti e decine di migliaia di senzatetto.
Da una parte il governo riceve milioni di dollari come solidarietà da parte della comunità internazionale per le popolazioni terremotate, vittime della mancanza di un’efficace prevenzione e dall’altra parte ci si appresta ad effettuare i cosiddetti “acquisti trasparenti”, nient’altro che l’acquisto di migliaia di veicoli e lacrimogeni da destinare alla polizia per reprimere le lotte future del popolo. Ad ogni famiglia colpita dal terremoto, sono stati promessi solo 7000 sol ciascuna (circa 1600 euro)! Per questo sistema economico ogni occasione è buona per fare affari, inclusa la morte stessa.
È incredibile e offensivo che si stanzino milioni di dollari in armamenti per la repressione delle lotte future, comprandole dai capitalisti cinesi, mentre nelle zone più colpite la gente muore per le strade di fame, di freddo, senza un tetto e con poche speranze di un aiuto tempestivo, aumentando così la povertà in Perù.
Lo Stato peruviano, in questo momento di crisi, si preoccupa di armarsi per difendere questo sistema economico ingiusto giustificando il tutto con l’aumento della delinquenza mentre in realtà vuole combattere la volontà popolare che desidera il cambiamento e rifiuta il sistema attuale. Queste armi che stanno per essere acquistate dai mercanti di morte non serviranno a combattere la delinquenza comune e nemmeno alla difesa nazionale. Nient’affatto! Saranno usate da parte della polizia antisommossa per reprimere le lotte.
Lotte che sono esplose nel mese di luglio scorso, culminate in una giornata di mobilitazione nazionale convocata dalla confederazione nazionale Cgtp, che ha visto l’11 luglio oltre 50mila persone in piazza a Lima. I lavoratori protestavano perché tutte le promesse fatte dal governo durante la campagna elettorale dell’anno scorso sono state disattese. Il governo vuole privatizzare nei fatti l’istruzione pubblica e ha firmato con Washington il Trattato di libero commercio, che lega mani e piedi l’economia peruviana a quella Usa.
Il signor Alan Garcia, l’attuale presidente, implicato negli anni ottanta in crimini di corruzione, appropriazione illecita, corruzione, ecc., cerca, essendo fra i pochi difensori del neoliberismo in America Latina, di fermare la crescita delle lotte del popolo peruviano che sono parte della lotta dei popoli latinoamericani che vogliono ottenere una propria indipendenza, e stanno costruendo il socialismo del secolo XXI.
Ciò chiarisce ancor di più l’essenza repressiva del governo peruviano, secondo solo a quello colombiano per obbedienza a Bush.
I ministri ed i militari peruviani si dimostrano molto “lungimiranti” quando si tratta di impedire le lotte popolari, ma sono incapaci di prevenire le conseguenze di terribili fenomeni naturali come il terremoto del 15 agosto. Questa è un’espressione indiscutibile di come il capitalismo sia incapace di risolvere i problemi del popolo, ma al contrario li acutizza. Il capitalismo è sinonimo di disumanità, repressione, sfruttamento e disprezzo della vita. In questo momento tragico di lutto nazionale il neoliberismo “solidale” continua a comprare lacrimogeni ed altri strumenti repressivi.
Bisogna comprendere come queste spese per gli armamenti non fermeranno la corruzione all’interno del parlamento, non ci difenderanno dai traffici poco puliti di alcune autorità e nemmeno serviranno a punire la Telefonica Espanola per i gravi disservizi creati durante il terremoto. La multinazionale, dopo aver venduto quasi 12 milioni di cellulari, non aveva approntato alcun piano di emergenza che potesse fare fronte al carico eccezionale di chiamate avvenuto nei giorni di terremoto, e così la rete di telefonia mobile peruviana è letteralmente saltata.
Queste sono le gioie delle privatizzazioni figlie delle concezioni neoliberali portate avanti dai quei veri e propri delinquenti che dirigono il nostro paese. Ministri e deputati alcuni dei quali sono ancora in sella dall’epoca tristemente famosa di Fujimori.
Dopo il terremoto, dopo che avremo sepolto i nostri morti, dopo che avremo pianto ed asciugato le nostre lacrime continueremo nella costruzione del socialismo a livello mondiale appoggiando la lotta dei popoli di tutto il mondo. Per un mondo dove non ci sia spazio per l’imperialismo e dove la crescita di un paese si misuri nella socializzazione delle ricchezze.
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