Il Prc deve essere in prima fila!
Negli ultimi giorni è emerso un dibattito nel Prc riguardo a quale
atteggiamento il partito debba assumere verso la consultazione che si
terrà nei luoghi di lavoro l’8-10 ottobre prossimi.
È circolato infatti un volantino a cura del dipartimento lavoro
nazionale nel quale, dopo una serie di critiche al protocollo,
promettendo una battaglia parlamentare per “migliorare” l’accordo, si
dava la seguente “indicazione”:
“Fate sentire al vostra voce partecipando al referendum indetto da Cgil, Cisl, Uil ed esprimendo liberamente con un SI o con un NO il vostro parere sull’accordo.”
Questa posizione è stata oggetto di un dibattito nella Direzione nazionale del Prc tenutasi il 18 settembre. Più di un compagno, compreso chi scrive, ha protestato contro questa equidistanza e chi scrive ha presentato, assieme a Gianluigi Pegolo, un breve ordine del giorno (che riportiamo in coda a questo articolo) chiedendo un netto impegno del partito nella campagna per il no.
Questa posizione è stata respinta dalla maggioranza con argomenti che vale la pena di citare brevemente:
1. Se ci impegniamo formalmente, poi quando l’accordo sarà approvato dovremo accettare il verdetto e non potremo più chiedere di cambiarlo.
2. Dobbiamo rispettare l’autonomia sindacale, così poi potremo chiedere che a sua volta Epifani rispetti la nostra
3. Metteremmo in imbarazzo la Fiom, che pur avendo preso una posizione contraria all’accordo non organizza il voto contrario.
È difficile persino rispondere a questi tre argomenti, tali e tanti sono gli errori che contengono.
Il voto dei lavoratori e dei pensionati verrà dato sotto un vero e proprio ricatto da parte del governo e dei dirigenti sindacali: o accettate, o vi tenete lo “scalone” Maroni e per giunta perderete quelle poche concessioni (come l’aumento delle pensioni minime). Inoltre gli apparati sindacali sono già all’opera per garantire che il “dibattito” sia a una voce sola. Nessun diritto è stato riconosciuto ai sostenitori del NO, spesso neppure quello di fare un volantino.
Nonostante ciò, sarebbe sbagliato pensare che debba necessariamente esserci una vittoria schiacciante per il SI. In moltissimi luoghi di lavoro la rabbia è forte e se trova un chiaro punto di riferimento e una campagna seriamente organizzata potrebbe tradursi in un importante consenso per i NO, anche come critica ai dirigenti sindacali che hanno gestito l’intera vicenda sulla testa dei lavoratori, senza mai consultarli (e tantomeno chiamarli alla mobilitazione).
Che senso ha dire “daremo espressione in parlamento al disagio di vaste aree operaie” per poi sottrarsi al compito di organizzare tale “disagio” e trasformarlo in una opposizione organizzata e cosciente alla linea concertativa di Epifani?
Rifondazione è un partito che dall’alto delle sedi istituzionali si china graziosamente ad ascoltare il “disagio” del popolo che soffre, o dovrebbe essere un partito che organizza in prima persona i lavoratori nella difesa dei loro interessi di classe?
Quanto ai rapporti con la Fiom, si confonde qui il rapporto con i lavoratori con il rapporto con i dirigenti. Nessuno nega che Rinaldini abbia avuto un grande merito nel non cedere alle pressioni di Epifani prendendo apertamente una posizione contraria. Tuttavia il grande punto debole di questa posizione è precisamente che non trae tutte le conclusioni e si rifiuta esplicitamente di tradurre il pronunciamento del Cc della Fiom in una campagna per il NO nelle fabbriche.
È nostro dovere criticare amichevolmente ma fermamente questa incoerenza che peraltro si ritorce contro la stessa Fiom, che rimane sottoposta a un attacco violento per il “crimine” di aver votato no e al tempo stesso non predispone l’unica difesa possibile, che non è quella di piegarsi alle regole per nulla democratiche di questo referendum, ma è precisamente quella di fare emergere un forte voto contrario dalla consultazione.
Quanto all’inappellabilità del “verdetto” del referendum, è vero il contrario di quanto affermato. Le possibilità di cambiare il protocollo in parlamento sono in questo momento pari a zero. Se mai si aprirà una possibilità di ottenere qualcosa, questo può avvenire solo in virtù di un massiccio voto contrario.
Faremmo torto ai compagni della maggioranza se pensassimo che non capiscono la situazione. L’unico vero motivo di questa posizione è quello di non voler urtare la suscettibilità di Mussi, già in polemica col Prc per la manifestazione del 20 ottobre.
Di seguito riproduciamo l’ordine del giorno respinto dalla Direzione nazionale. Resta solo da aggiungere che poche ore dopo ha cominciato a circolare una nuova versione del volantino ufficiale, nel quale la frase “incriminata” è miracolosamente sparita. Ognuno può giudicare da se la credibilità di un gruppo dirigente che affronta con questo metodo un punto cruciale che riguarda milioni di lavoratori e pensionati…
Direzione nazionale del Prc - 18 settembre 2007
Ordine del Giorno
La Direzione nazionale del Prc riconosce l’importanza decisiva della consultazione convocata per l’8-10 ottobre nei luoghi di lavoro sul protocollo del 23 luglio.
La DN ribadisce il giudizio negativo sui punti centrali del protocollo: l’innalzamento dell’età pensionabile, la sostanziale conferma della legge 30 e della precarizzazione, gli ulteriori sgravi fiscali concessi alle imprese (straordinari) e l’attacco strisciante al Contratto nazionale sono elementi inaccettabili di questo nuovo pesante attacco ai diritti dei lavoratori.
La DN chiama tutte le strutture e gli iscritti del Prc ad attivarsi in una campagna di massa nei luoghi di lavoro, contribuendo alla costituzione di comitati per il no sulla base più ampia possibile, che facciano arrivare le proprie ragioni nei luoghi di lavoro, garantendo un effettivo dibattito nel quale tutte le posizioni abbiano eguale diritti di esprimersi, contrastando i tentativi di normalizzazione in atto e di criminalizzazione del dissenso nei luoghi di lavoro e nel movimento sindacale.
Un forte voto contrario e una campagna di massa sono condizione essenziale per le successive battaglie, a partire dalla manifestazione del 20 ottobre, e per il rilancio del protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori, fuori dalla logica del “governo amico” che ha condotto al pesante arretramento costituito dal protocollo del 23 luglio scorso.
Claudio Bellotti
Gianluigi Pegolo
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