Affrontare i problemi e i contenuti e risalire alle formule organizzative: non l’inverso
Il dibattito sulla “Cosa Rossa” si fa, almeno su Liberazione, sempre
più insistente ma nella assoluta indifferenza e distanza dalla gente.
Vorrei dire qualcosa anch’io nel grande coro di voci, tutte di vertice,
che inducono solo la gente alla indifferenza e ripulsa foriera di un
astentionismo spostandola a destra.
Per definizione nostra (Rifondazione) la “Cosa Rossa è un divenendo”. “Divenendo” è anche il prossimo secolo. Ma per una “Cosa” che ha così grandi pretese sarebbe il caso di percorrere questa speranza del “divenendo” con qualcosa di più ravvicinato e attuale, di contenuto, di problemi vissuti dalla gente. Nulla si costruisce solo su delle formule avveniristiche, come il “sol dell’avvenire” o la “Cosa” che ci ricorda tanto il percorso occhettiano della “cosa uno”, “cosa due”, ecc.
La gente non si ritrova se non si parla di problemi di vita. Certo anche il “sol dell’avvenire” ha avuto un grosso ruolo, ma contemporaneo a lotte epocali ed al crescere di una nuova classe. Io non nego affatto l’importanza delle formule organizzative ma esse sono burocratiche se non si alimentano di problemi senza dei quali si rischia di diventare un ceto politico, tutto avviluppato su se stesso, che si pone sulla testa della gente e se ne allontana sempre più.
E i soli “titoli” dei problemi non sono aggreganti. Prendiamo il problema del precariato. Non c’è un precario unico. Vi sono forti differenze nel precariato, per giorni di lavoro, per settori di lavoro, per territorio. Con tutti i connessi problemi di formazione professionale. Gli apprendisti (e sono oltre 500mila in Italia) hanno rapidi passaggi, in breve tempo, da un padrone ad un altro, da una prestazione lavorativa ad un’altra. Dov’è, cosa può essere, la parte formativa-complementare, i nuovi saperi?
O nell’azione di una sinistra si colgono queste differenti peculiarità o i ragazzi ci mandano a stendere perché intuiscono che si fa solo propaganda.
Leggo ora su Liberazione una lunga intervista al compagno Leoni della Sinistra democratica che già in polemica con altri compagni afferma: “Francamente eviterei toni del tipo la ‘Cosa Rossa’ parte il 20 ottobre.” Giustissimo se vuol dire anteporre i contenuti alle formule. Ma poi Leoni aggiunge “Cosa Rossa sì, purché sia il modello Flm.”
E qui si ritorna alla formula organizzativa prima di fare un doveroso esame di merito. Cosa sa la gente della Flm di tanti anni fa. Cosa soprattutto con la Flm si è intimamente costruito sui problemi della condizione operaia di allora, abbastanza omogenea, oggi molto più complessa. Bellissima formula, ma oggi senza agganci reali. C’è qualcosa di simile oggi?
La Flm degli anni ’70 fu alla testa di grandissime lotte, con milioni di operai in movimento e con idee, rivendicazioni, contenuti. Con centinaia di migliaia di tecnici (medici, giuristi, architetti, insegnanti) che già da anni lavoravano coi consigli operai su problemi precisi e in ben connotate situazioni territoriali. Si costruireono allora i consigli di “zona”; la rivendicazione investiva fabbrica e istituzioni. In secondo luogo la Flm non era sola; il sostegno (non a parole) delle Camere del lavoro, delle organizzazioni intercategoriali territoriali fu importantissimo. E alla formulta Flm si pervenne con una lunga marcia nei contenuti, con commissioni problematiche, intersindacali.
E, tanto per capirci una buona volta, coi medici voleva dire l’indagine sull’insorgere di nuove patologie con la correlata “non delega” e la validazione operaia; coi giuristi l’esame di come le lotte sono fonte di nuovi diritti e conseguentemente rivendicazioni nuove. Con gli insegnanti rivendicazioni specifiche contro i doppi turni e per l’edilizia scolastica, in questo Comune o in quell’altro; e poi il tempo pieno, la difficile lotta con chi lo intendeva come “parcheggio” del bambino e del ragazzo. E le rivendicazioni erano locali, aggregatrici e mobilitanti.
C’è qualcosa di eguale oggi?
Io non sogno in privo di senso ritorno al passato.
Sogna chi si appaga di formule, senza vedere cosa era ieri ua formula e cosa oggi potrebbe essere e a quali condizioni; non una improvvisazione, ma in un necessario lungo percorso nel tempo che non anticipi formule a contenuti.
Smettiamola dunque con questa girandola di formule se non vogliamo stringere un pugno di mosche parlando a nessuno con il “nostro” gergume politicistico, come è stato per la “cosa uno”, la “cosa due” ecc. di Achille Occhetto.
Rifondazione comunista nacque appunto come rifiuto a queste vuotaggini.
Gianni Alasia
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