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Calabria - 30mila in piazza contro la giunta Loiero Stampa E-mail
Scritto da Lidia Luzzaro   

Il 19 giugno sono scesi in piazza a Catanzaro 30 mila lavoratori, precari, disoccupati, provenienti per lo sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil. Uno sciopero vero, imponente e combattivo, a dimostrazione che la classe lavoratrice calabrese chiede un cambiamento ed è disposta a mobilitarsi davanti al baratro in cui è sprofondata la regione.

 

 Dalla vittoria elettorale del centrosinistra di due anni fa nulla è stato fatto per risolvere i gravi problemi che attanagliano la nostra regione. Il tasso di disoccupazione rimane il più alto di tutto il paese, circa il 27% con punte oltre il 50% tra giovani e donne, con una forte emigrazione giovanile verso il Nord. La criminalità organizzata è sempre più radicata sul territorio e sembra controllare quasi l’80% dell’economia regionale, mentre il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

 Inoltre il livello di corruzione raggiunto dalla classe politica ha raggiunto un picco mai visto in precedenza. In questi giorni l’ennesima indagine della magistratura fa emergere un quadro fosco di intreccio tra lobby politiche e massoneria. Sono venti gli indagati (tra i quali il vicepresidente della giunta regionale Nicola Adamo ed il consigliere regionale Antonio Acri, entrambi dei Ds) accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e violazione della legge Anselmi (legge che dichiara illegale la ricostituzione di logge segrete assimilabili alla P2).

 Il tutto condito da provvedimenti quali il maxi emendamento Adamo-Chieffallo, che attraverso un collegato al bilancio approva la soppressione dell’Arssa (Agenzia regionale calabrese per lo sviluppo e per i servizi in agricoltura), dell’Afor (Azienda forestale  per la Regione Calabria) e l’accorpamento delle aziende sanitarie. Ancora una volta a pagarne le spese saranno i lavoratori che rischiano il taglio di centinaia di posti di lavoro.

Questi enti che oggi vengono dipinti come inutili carrozzoni hanno svolto in realtà un ruolo centrale nella salvaguardia del nostro patrimonio agricolo e forestale ed eliminarli sarebbe un atto irresponsabile. La verità è che dietro la privatizzazione della forestazione si nascondono vasti interessi speculativi in una regione già più volte martoriata da devastanti alluvioni. Il sindacato ci ha chiamati allo sciopero solo su una piattaforma molto arretrata, per denunciare il metodo usato dalla giunta nell’approvazione di tali controriforme, giunta che ha disatteso qualsiasi forma di concertazione con il sindacato.

I lavoratori sono scesi in piazza con tutt’altro spirito. I forestali sono sempre sul piede di guerra per difendere il proprio posto di lavoro. I lavoratori del settore sanitario protestano contro la riduzione delle Asl da 11 a 5, contro la provincializzazione del servizio e per la difesa dei posti di lavoro. Dietro le parole “taglio agli sprechi” si nascondono le reali intenzioni della giunta regionale e cioè la volontà di privatizzare i servizi. Erano presenti striscioni delle fabbriche, lavoratori del Porto di Gioia Tauro, comitati dei precari della sanità, giovani e immigrati. La radicalità dei lavoratori presenti andava ben oltre la piattaforma sindacale che sembra non avere appreso nulla dalle lotte di questi anni, Polti su tutte, e che davanti alla desertificazione industriale continua a rivendicare Patti territoriali, contratti d’area e altri sgravi alle imprese.

Il Presidente della regione Agazio Loiero ha reagito con l’arroganza di chi è impermeabile alle ragioni dei lavoratori e si erge a rappresentante della classe dominate corrotta e parassitaria che ha fatto sprofondare nella povertà le masse calabresi. L’unica risposta che è stato in grado di dare riferendosi alla presenza del Prc e del Pdci al corteo è stata che “la politica è un sistema di conseguenze per cui siamo pronti a registrare gli atti conseguenti all’adesione allo sciopero”. Una dichiarazione simile dimostra l’incompatibilità tra la difesa degli interessi dei lavoratori e la presenza in giunta.

In un contesto simile la posizione di Rifondazione comunista è confusa e contraddittoria. Nonostante governi alla regione con il centrosinistra (ricordiamo che il compagno De Gaetano è assessore regionale al lavoro) decide di aderire allo sciopero. Naturalmente la capacità di mobilitazione è stata molto bassa e la credibilità del partito è ridotta al lumicino. La scelta più coerente dovrebbe essere quella di una uscita  immediata dalla giunta regionale e di un riposizionamento all’opposizione del nostro partito. La scelta di corresponsabilizzarci nelle politiche antipopolari del centro sinistra è suicida e allontana il Partito dalla sua classe di riferimento.

 

04/07/2007 

 
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