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Direct Line - No alle esternalizzazioni Stampa E-mail
Scritto da Samira Giulitti (Rsa Direct Line Fisac-Cgil)   

Sono sempre più numerosi i casi di aziende che decidono di esternalizzare parte o tutto il ciclo produttivo a favore di società che possono fare uso su larga scala di lavoratori precari e sottopagati. Questo fenomeno è tanto più diffuso nelle aziende come i call-center, dove, grazie alle elevate tecnologie, è possibile spostare le chiamate da una parte all’altra del mondo in pochissimo tempo.

 

Sono in espansione le grandi società di “servizi”, come ad esempio Atesia, Trascom e Omnia, che gestiscono le telefonate di più aziende.

Così possiamo trovarci nella situazione in cui uno stesso lavoratore deve, nell’arco della giornata, gestire sia le chiamate relative alla vendita di un prodotto assicurativo, sia quelle relative a un problema di decoder che non funziona. Il tutto a discapito della professionalità, con un salario da fame e con il massimo della flessibilità su orari, turni e quant’altro permettendo alle aziende “committenti” di risparmiare e poter garantire la qualità del servizio. Supponiamo infatti, che nell’azienda committente venga programmato uno sciopero; questa non dovrà fare altro che chiamare la società di servizio a cui ha affidato l’appalto e chiedere una maggiore copertura per la giornata interessata, vanificando, almeno parzialmente, gli effetti della mobilitazione.

Ecco quello che succede sempre più frequentemente, e, nonostante la legge non permetta la sostituzione di manodopera durante uno sciopero, molte alla fine ricorrono a supporti esterni difficili da dimostrare e, pertanto, impossibili da denunciare.

È quanto succede anche in Direct Line, un’azienda assicurativa che spende milioni di euro in pubblicità e che decide di affidare la gestione di alcuni servizi cardine del ciclo come la liquidazione dei sinistri e la vendita telefonica delle polizze all’esterno. Venuti a conoscenza di quello che stava succedendo, abbiamo chiesto alla direzione un incontro per discutere e far ritirare immediatamente il progetto chiedendo di “internalizzare” il lavoro. L’azienda ha risposto negativamente.

Nei giorni successivi abbiamo iniziato a spiegare ai lavoratori quello che stava accadendo attraverso comunicati sindacali e volantinaggi postazione per postazione. Informando i lavoratori dei gravi precedenti avvenuti in altre aziende come alla Wind di Sesto San Giovanni, dove da un giorno all’altro i lavoratori sono stati “ceduti” alla società di servizi Omnia, oppure la Zuritel di Roma che due anni fa decise di chiudere il call-center per riaprirlo a Cagliari assumendo lavoratori precari e sottopagati. Soprattutto abbiamo spiegato l’importanza di una mobilitazione tempestiva.

La mobilitazione c’è stata nonostante alcune prime difficoltà dettate dal fatto che i lavoratori non riuscivano a capire fino in fondo la relazione tra l’esternalizzazione parziale di alcuni servizi e il rischio di perdere il posto di lavoro; inoltre l’azienda ha messo in atto una campagna di disinformazione senza precedenti.

All’assemblea sindacale indetta nei giorni successivi è stato votato all’unanimità un ordine del giorno che proclamava uno sciopero di un’intera giornata con picchetti e presidio sotto la sede principale.

L’adesione allo sciopero del 4 giugno è andata ben oltre il 90 per cento: praticamente in azienda c’erano solo i capi che, evidentemente, si illudono di essere esenti dai processi di riorganizzazione. C’è da segnalare, per la prima volta, la numerosa presenza di polizia e carabinieri davanti alle entrate; la maggior parte dei lavoratori è rimasta indignata da questo episodio, tenendo conto che mamme e ragazze giovani costituiscono l’80 per cento dei dipendenti.

Allo sciopero abbiamo affiancato un volantino informativo che invitava i clienti Direct Line a protestare inviando fax e e-mail. L’iniziativa ha riscosso simpatie e molta solidarietà. Durante il presidio, insieme a una delegazione di lavoratori, abbiamo chiesto un incontro con la direzione per cercare di trovare una soluzione. L’azienda ci ha risposto con molte rassicurazioni ma senza alcuna proposta concreta; soprattutto ha ribadito la volontà di procedere sulla propria strada. Nei giorni successivi allo sciopero l’azienda ha incontrato nuovamente i delegati, ma anche questi incontri non hanno prodotto nulla data l’indisponibiltà a far rientrare tutte le attività esternalizzate.

A parole dicono di voler trovare soluzioni concordate ma nei fatti non hanno nessuna intenzione di far rientrare le attività, perché questo vincolerebbe le loro strategie anche per gli anni futuri. Vogliono tenersi le mani libere per fare il bello e il cattivo tempo: in gioco c’è il posto di lavoro!

La prima mobilitazione convocata ha dimostrato che se necessario i lavoratori Direct Line sono disposti a lottare e su questo costruiremo una campagna capillare di informazione e mobilitazione per coinvolgere tutti nelle decisioni su come rispondere all’intransigenza aziendale.

 

04/07/2007 

 
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