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Anche a Crema stiamo assistendo al tentativo finale di privatizzare l’acqua. Già in passato, attraverso leggi come la “Galli”, il sistema di gestione ed erogazione dell’acqua è stato toccato per finalizzarlo allo scopo di lucro e speculazione. Nel cremasco ci stiamo organizzando per una mobilitazione popolare che richieda la ripubblicizzazione senza scopo di lucro di questo bene primario.
Le istituzioni economiche, finanziarie e politiche che per decenni hanno creato il degrado delle risorse naturali e l’impoverimento idrico di intere zone del mondo oggi vengono a spiegarci che l’acqua è un bene prezioso e raro e che solo il suo valore economico può regolare e legittimare la sua distribuzione.
Anche nel nostro paese si è cominciato a privatizzarla, con pessimi risultati per le classi meno abbienti. A Palermo è mancata la fornitura di acqua potabile in molti quartieri popolari, a Livorno le tariffe sono aumentate del 40 per cento, ad Aprilia, nel Lazio, addirittura del 300 per cento; molti sono i casi ed il risultato è sempre quello: aumento dei costi e diminuzione della qualità.
In Lombardia la legge regionale ha suscitato fin dal principio una vertenza e oggi è bloccata in Corte Costituzionale perché garantiva solo la possibilità di gestione attraverso una gara d’appalto, mentre la legge nazionale Galli prevede tre possibili forme: interamente pubblica, a capitale misto, interamente privata; il tutto deciso dai sindaci dell’Ato (ambito territoriale ottimale) che spesso equivale alla provincia, come nel caso di Cremona.
Di fatto entrambe le leggi aprono la strada alla privatizzazione ed è stata proprio la legge Galli a dare il via, attraverso la costituzione delle municipalizzate che sono diventate quasi tutte Spa. Ora tutti i processi in atto tendono a trasformare le municipalizzate da società pubbliche a società con capitale privato. Asm di Brescia è già quotata in borsa, a Milano il Comune vuole vendere l’acquedotto cittadino; nel sud della Lombardia, compreso il cremasco, è stata costituita Lineagroup, una holding che agisce sul mercato dei servizi pubblici locali. L’ex consiglio comunale di centrosinistra di Crema con la sola contrarietà del Prc ha deciso di aderire a questo progetto e ora c’è il tentativo di inserirvi anche la gestione dell’acqua.
In questo modo si va a mettere in discussione la gestione in house cioè pubblica al 100 per cento, e si apre la strada ai privati.
A Crema abbiamo deciso di costituire un comitato popolare con l’intenzione, attraverso una propaganda ferrea, di mobilitare chi rischierebbe da questa manovra. Non critichiamo solo la privatizzazione, ma rivendichiamo la costituzione di un unico soggetto a livello provinciale al posto dei sette attuali, che si occupi della gestione in house, cioè sottoposta agli indirizzi e al controllo dei consigli comunali, in modo da impedire l’ingresso sulla scena di società, private o pubbliche che siano, con finalità di lucro e che consenta di razionalizzare le risorse eliminando tutte quelle poltrone ed inutili burocrazie createsi con la frammentazione del panorama in tante piccole aziende. La gestione in house significa anche no profit, cioè un costo per l’utenza finalizzato agli investimenti necessari sulle reti e non a un profitto che finisce nelle tasche di qualcuno, cioè costi contenuti e servizio di qualità.
Una moratoria nazionale blocca per 12 mesi tutte le privatizzazioni in corso, in vista di una nuova legge nazionale. Non sappiamo come sarà la nuova legge anche se tutti i fattori ci dicono che si vuole comunque andare verso una privatizzazione; questi mesi però ci danno il tempo per organizzarci meglio e per legare tutte le realtà di lotta contro la privatizzazione dell’acqua. In tutto il paese sono nati comitati e stanno nascendo anche sulla petizione di una proposta di legge di iniziativa popolare su scala nazionale. Occorre legare queste realtà e fargli fare un salto qualitativo, passando da comitati di raccolta firme a comitati di lotta sul territorio.
Sappiamo di essere i soli ad avere una posizione contraria in una città dove le decisioni sono state prese nelle stanze dei bottoni dalle varie forze politiche, mentre la cittadinanza è ignara delle scelte. Forse abbiamo un obiettivo troppo alto, ma la nostra azione passerà di casa in casa, in tutti i quartieri popolari di Crema per cominciare una raccolta firme per sensibilizzare al problema. Già i primi risultati dimostrano un grande interesse, in quattro iniziative sono state raccolte 400 firme che è un ottimo risultato. Al comitato continuano ad aderire giovani, un embrione di lotta di questa portata non si vedeva da anni in città e nel territorio circostante. L’obiettivo massimo è una mobilitazione generale del territorio sull’esempio delle migliori esperienze di lotte popolari, come in Val di Susa, a Vicenza e a Scanzano Ionico.
04/07/2007
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