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Alta velocità - Un miliardo di euro per cambiamenti cosmetici Stampa E-mail
Scritto da Maria Lucia Bisetti   

Mercoledì 13 giugno i sindaci delle valli interessate al tracciato del treno ad alta velocità, capeggiati dal presidente della Comunità montana Bassa Valle di Susa Antonio Ferrentino, hanno siglato a Roma un accordo con il governo sul tema scottante del famigerato corridoio 5 Lisbona-Kiev. Tutta la stampa nazionale ha salutato la “vittoria” della Val di Susa, le importanti innovazioni concordate, lo scampato pericolo della perdita del finanziamento europeo. Le positività esibite da Ferrentino sono state sostanzialmente due: l’uscita della Val di Susa dalla “legge obiettivo” e la cancellazione del progetto Ltf-Rfi (Lyon Turin Ferroviarie-Rete Ferroviaria Italiana) “sinistra Dora” che comprende il tunnel di Venaus.

Inoltre dai lavori dell’Osservatorio illustrati nel primo quaderno, è emerso addirittura che le infrastrutture esistenti sono assolutamente in grado di assorbire i flussi di traffico attuali; e ancora, anche utilizzando i modelli previsionali di Ltf, la saturazione della linea storica non avverrà prima del 2030. L’accordo quindi prevede una tempistica apparentemente a favore del movimento No Tav: inizialmente la saturazione della linea storica, successivamente il suo adeguamento (quadruplicandola e interrandola parzialmente) e solo in un momento successivo la discussione sul tunnel di base di collegamento con la Maurienne. Tutto bene, dunque?

Il martedì successivo in un’affollata assemblea al centro polivalente di Bussoleno tale accordo è stato illustrato e – fortunatamente – contestato; perché le cose, come al solito, non stanno né come dice la stampa borghese e nemmeno come gli fa eco il presidente Ferrentino. Questo accordo infatti è il frutto di una mediazione condotta in segreto (le riunioni della Conferenza dei sindaci sono state blindate al movimento) che ha avuto come scopo principale quello di salvare il governo Prodi da una caduta che si preannunciava inevitabile, e come secondo fine quello di far intascare il famoso contributo europeo di un miliardo di euro.

L’ammissione al bando di finanziamento europeo sottosta a tre precise condizioni: l’esistenza di un progetto “maturo”, la condivisione delle popolazioni interessate dall’opera, l’avvio della procedura di Valutazione di impatto ambientale (che necessita di un progetto definitivo). Di questi tre requisiti il progetto dell’Alta velocità valsusina non ne ha nemmeno uno, e l’unico che poteva essere ricercato era quello della condivisione; di qui la trattativa segreta tra sindaci e governo. L’accordo è servito solo a dare quel po’ di copertura necessaria, sottolineando davanti a tutta la nazione che la valle “ha vinto”, che i montanari non hanno più motivo per opporsi e via disinformando. Dato poi che questi soldi dovranno essere spesi, niente di meglio che cominciare le opere in posti meno “difficili” (a Torino ad esempio, dove l’opposizione all’Alta velocità è sicuramente meno strutturata) per poi piegare la valle, ormai accerchiata da tutte le parti, che con la sua irresponsabile testardaggine renderebbe inutilizzabili opere costate miliardi di euro. Il giochetto gli è già riuscito con l’autostrada del Frejus, perché non dovrebbero riprovaci?

Infine, il tracciato “alternativo” proposto avrà un impatto ambientale da non sottovalutare: la Tav passerà comunque da una parte della Valsusa, il tunnel sarà costruito a un chilometro in linea d’aria da quello proposto originariamente a Venaus. Non a caso il progetto ha già trovato l’opposizione della popolazione della Val Sangone, dove dovrebbe passare il nuovo tracciato, scesa in piazza a decine di migliaia lo scorso 31 marzo per dire no alla proposta alternativa.

Queste preoccupazioni sono emerse nell’assemblea di Bussoleno, che si è trovata anche priva della pur ambigua sponda politica che Prc aveva sempre offerto. La deputata Marilde Provera nel suo intervento ha sottolineato le zone “grigie” della politica, dimostrando di fatto che l’accordo ha trovato sostanza proprio in questi ambiti di mediazione; ha proposto la creazione di un ufficio stampa e invitato a una presenza massiccia a Torino in settembre, ma senza impegnare il Partito in qualsivoglia azione. È opinione comune che dopo la batosta elettorale il partito abbia accettato di “scaricare” i movimenti in genere per ottenere qualche piccola concessione sul piano sociale. E il primo a fare le spese di questo miserabile scambio è stato proprio il movimento No Tav, che però non si sta facendo confondere e ha controbattuto già nel corso dell’assemblea di Bussoleno con alcune proposte tra cui la redazione di un documento da proporre all’approvazione dei Consigli comunali in cui ribadire la assoluta opposizione all’Alta velocità da parte della popolazione della valle. A tale proposta Ferrentino ha contrapposto difficoltà di ordine tempistico che impedirebbero di arrivare in tempi brevi a un documento condiviso; in realtà tale documento sconfesserebbe l’accordo, e questo inficerebbe tutta la manovra così faticosamente ordita.

I comitati si sono allora riuniti decidendo diverse iniziative (raccolta di firme, pressione sui sindaci, ecc) e reagendo con combattività alle manovre di palazzo; è un buon segnale per tutti noi.

 

04/07/2007 

 
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