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Call center
A un anno di distanza dalla pubblicazione della celeberrima circolare Damiano (n. 17/2006), esistono tutte le condizioni per provare a fare un bilancio dei percorsi avviati per la stabilizzazione di migliaia di collaboratori impiegati nei call center. Cgil, Cisl e Uil hanno diffuso un comunicato in cui hanno giudicato “estremamente positiva” la dinamica grazie alla quale a 20mila operatori è stata data di recente riconosciuta la qualifica di “lavoratori subordinati”. Ma si è trattato davvero di 20mila stabilizzazioni?
Nell’estate scorsa il governo da poco insediato è stato costretto effettivamente fare i conti con la deregulation selvaggia dilagata nei call center: a seguito dell’esplosione del volume d’affari, l’occupazione del settore è cresciuta enormemente negli ultimi anni, ma le nuove leggi in materia di lavoro (quelle di Treu e Biagi, per intenderci) hanno dispensato le aziende dall’esigenza di riconoscere dignità e diritti ad operatrici ed operatori, considerati – grazie a norme ridicole – collaboratori. L’insostenibilità della situazione che si è venuta a creare è stata denunciata dagli ispettori dell’Inps che, proprio un anno fa, hanno cercato di costringere la Cos di Alberto Tripi, il padrone di Atesia, ad assumere i 3200 “parasubordinati” che sfruttava da anni. Il ministro Damiano partoriva allora la circolare, che è servita proprio a consentire una vera e propria discriminazione fra operatori, divisi fra quanti rispondono al telefono (in bound) e quanti chiamano (out bound). Questi ultimi sarebbero dei lavoratori autonomi veri, e per loro i contratti di collaborazione sarebbero ancora i più adeguati!
Quest’assurda distinzione è stata avallata, successivamente, dall’accordo sottoscritto in ottobre da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria “per la corretta attuazione delle istruzioni fornite dal Ministero”: nel testo del cosiddetto “Avviso Comune” si legge, infatti, che “in coerenza con le esigenze organizzative e produttive dell’impresa (...) per le attività out bound il ricorso al lavoro a progetto è consentito”. Le assunzioni vanno previste, pertanto, solamente per gli operatori che si limitano a rispondere alle chiamate.
Ma non finisce qui: il testo, infatti, prevede modalità di trasformazione dei co.co.pro. che garantiscono di fatto alle aziende la possibilità di non riconoscere agli operatori alcun tipo di risarcimento dei diritti negati in precedenza. In sostanza, si prevede che coloro che vengono stabilizzati rinuncino, tramite conciliazioni da sottoscrivere individualmente, a pretendere dall’azienda quel che l’azienda per anni ha negato: tanta parte dei versamenti contributivi, per esempio. Un vero e proprio condono, tanto più necessario in quanto gli ispettori dell’Inps avevano preteso la restituzione ai lavoratori di Atesia dei contributi negati a partire dal 2001.
Di che assunzioni si tratta, poi? È la Finanziaria 2007 a chiarirlo: il comma 1210, infatti, prevede che la stabilizzazione avvenga con contratti di lavoro subordinato della durata “non inferiore a 24 mesi”; detto in altri termini, grazie all’assunzione dei collaboratori (ricordiamolo: solo di quelli in bound!) con contratti a tempo determinato, un’azienda potrà affrancarsi dal pericolo di “accertamenti di natura fiscale e contributiva per i pregressi periodi di lavoro prestato dai lavoratori interessati dalle trasformazioni”. Naturalmente la Finanziaria prevede che venga garantito “il corretto utilizzo” dei rapporti di collaborazione che non venissero trasformati...
Né potevano mancare gli incentivi per le aziende intenzionate a diventare “virtuose” per davvero: con i benefici del cosiddetto cuneo fiscale si prevede che vengano premiati tutti quegli imprenditori intenzionati ad assumere i propri operatori con contratti di lavoro a tempo indeterminato. Ma anche in questo caso non mancano le brutte sorprese: innanzitutto le aziende possono stabilizzare, secondo la Finanziaria, con gradualità, tanto che tutti gli accordi sottoscritti prevedono una stabilizzazione “per blocchi” (evidentemente discriminatoria), con dilazioni per gruppi consistenti di lavoratrici e lavoratori che vanno fino al dicembre del 2007 (sulla base di criteri definiti “in base alle commesse che verranno effettivamente stipulate e/o confermate entro l’anno”). In seconda battuta, si prevede, nel caso (il più diffuso) di una stabilizzazione con il contratto delle telecomunicazioni, un inquadramento per gli operatori telefonici al 2° livello (il più basso), che non tiene affatto in conto l’anzianità di servizio e le competenze acquisite. Alle imprese viene garantita pure la possibilità di utilizzare i contratti di apprendistato, che possono avere la durata di 24 mesi e che rappresentano una vera e propria beffa per quanti rispondono al telefono decine di volte al giorno da mesi.
Sono tanti i call center che hanno approfittato della sanatoria offerta dal governo, sottoscrivendo accordi con le organizzazioni sindacali entro la data prevista dalla Finanziaria, il 30 aprile: le aziende hanno optato nella prevalenza dei casi, oltre che per l’apprendistato e per i tempi determinati, per contratti part-time con orari variabili dalle 20 alle 30 ore, e sono parecchi i casi in cui le organizzazioni sindacali non sono riuscite a garantire che gli orari definiti corrispondessero a quelli svolti in precedenza in regime di collaborazione (con il conseguente ridimensionamento del reddito per numerosi operatori).
Non serve aggiungere che le intese sottoscritte dalle aziende con i sindacati non sono state quasi mai sottoposte alla votazione di lavoratrici e lavoratori, anche perché non sono mancati i casi in cui Cisl e Uil (e pure l’Ugl) hanno rincorso le controparti per sottoscrivere in fretta e furia accordi separati (dai contenuti impresentabili) tramite i quali accreditarsi nei singoli call center come le uniche organizzazioni rappresentative.
In conclusione: la lotta contro il precariato nei call center è ancora lunga, ma soprattutto richiede l’intervento diretto dei lavoratori. Il poco che si è ottenuto dipende esclusivamente da mobilitazioni come quella di Atesia. E sarà solo con nuove lotte che si otterrà tutto ciò che ancora manca.
23/05/07
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