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“Morire di inquinamento è morire di lavoro” Stampa E-mail
Scritto da Paolo Cipressi   

Intervista a Stefano Marcopoli, Rsu Cgil Aeroporto di Ciampino


Lo scorso 30 aprile un altro lavoratore dell’aeroporto di Ciampino è morto per un tumore che lo ha portato via in tre mesi. Mentre molte chiacchere continuano a venire dal Ministero dei trasporti e dalla Regione Lazio, il traffico aereo delle Low-cost continua ad aumentare. I dati dell’inquinamento da polveri sottili hanno raggiunto livelli quotidiani devastanti, tanto che il Comune ricorrerà da settembre alle targhe alterne due giorni alla settimana. I primi ad essere in pericolo sono i lavoratori dello scalo. Abbiamo intervistato Stefano Marcopoli, delegato Rsu della Cgil

Qual è la condizione dei lavoratori dell’aeroporto?

Parliamo di circa 350 lavoratori civili della Difesa, 200 della torre di controllo, cui vanno aggiuntii quelli di Aeroporti di Roma (Adr) e delle ditte di pulizie. Se sommiamo anche quelli dell’aeronautica, esercito, polizia, finanza e carabinieri superiamo i duemila lavoratori. I controlli effettuati non sono al passo con l’aumento dell’inquinamento; la legge 626 predispone esami secondo la qualifica di appartenenza; così, per esempio, la visita medica ad un impiegato è solo audiometrica, quando invece respira la stessa aria inquinata degli altri. In realtà l’incidenza dei tumori allo stomaco e ai polmoni è aumentata, e ha colpito maggiormente una fascia di lavoratori tra i 55 ed i 65 anni, presenti a Ciampino almeno da 10. Nell’ultimo anno in un solo reparto sono morti sei lavoratori di questa fascia su circa 40: due erano ancora in servizio, gli altri nel primo anno di pensione. Le loro mansioni erano diverse. C’è un aumento anche di quelle malattie di cui ancora non si conosce l’elemento scatenante, ma molto probabilmente si tratta dell’inquinamento: parliamo ad esempio del morbo di Parkinson. Inoltre la gran parte del personale soggetto alla visita audiometrica è risultato affetto da problemi all’udito.

Quanto ha influito la privatizzazione dello scalo?

C’è chiaramente un nesso tra il peggioramento delle condizioni di lavoro e la privatizzazione dello scalo. Di tutti i piani per aumentare il traffico delle low-cost non siamo mai stai informati e nulla si è fatto per valutare le ricadute sui lavoratori e la città. Sono aumentati in maniera vertiginosa i profitti, ma non i salari: il contratto dei lavoratori statali è fermo da 17 mesi. Negli ultimi anni è arrivata anche la precarietà: la percentuale è bassa tra gli statali, ma supera e di molto il 50% in Adr, nelle Low-cost e tra le ditte che gestiscono i servizi interni.

Come valuti la proposta di spostare il traffico militare da Ciampino a Pratica di Mare?

È solo un palliativo. Il traffico militare rappresenta solo il 15% del totale, quello con cui la città ha sempre convissuto. Spostare tutto il personale avrebbe delle ricadute negative su tutti, anche se diversamente contrattualizzati: abbiamo sempre lavorato qui, e qui abitiamo. Così facendo si regalerebbe lo scalo alle compagnie low-cost, altro che soluzione del problema inquinamento. Solo Roma ha uno scalo per le low-cost così vicino al centro della città. Vanno ridislocati questi voli, non i lavoratori.

Quale dovrebbe essere il ruolo della Cgil?

Finora la Cgil ha fatto una assemblea nello scalo, molto partecipata dai lavoratori, e un convegno. Adesso deve fare una proposta al governo e riunire su questa le forze politiche. Intanto bisogna costruire tra i lavoratori una lotta per difendere la propria salute, legandola a quella di tutta la popolazione di Ciampino. Morire per il lavoro in un posto inquinato equivale a morire per incidente sul posto di lavoro.

 

23/05/07 

 
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