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La De Longhi brucia a Treviso Stampa E-mail
Scritto da Saverio Tuccio   

La congiura del silenzio


Ancora un disastro, ancora a Treviso. Dopo l’incendio di qualche anno fa all’Electrolux di Susegana, costato la vita ad una operaia e il ferimento grave di due colleghe, è la volta di un’altra grossa azienda emblema del fiorente nordest.

L’incendio divampato presso la De Longhi di Treviso lo scorso 18 aprile ha interessato alcuni dei capannoni adibiti allo stoccaggio di materiale di imballaggio ed elettrodomestici, provocando un ingente danno ambientale.

Fortunatamente non ci sono tristi bilanci di morti o feriti gravi, il momento del disastro, accaduto in pausa pranzo quando la maggioranza dei dipendenti è assente, ha evitato quella che poteva tramutarsi in una vera e propria strage.

Nonostante la serie di dichiarazioni divulgate dalla giunta comunale di Treviso e volte a tranquillizzare sull’effettiva gravità dell’evento, questo è risultato andare ben oltre ogni ragionevole ipotesi di “situazione sotto controllo”.

L’azienda, da anni leader del settore, si occupa dell’assemblaggio di piccoli elettrodomestici e i capannoni comprendono sia magazzini di prodotti finiti che linee di assemblaggio. Sostanze plastiche quali Abs, policarbonati, polietilene, polistirene erano pertanto presenti in notevoli quantità in tutti gli stabilimenti colpiti.

I primi risultati rilevati il giorno successivo e riguardanti l’enorme nuvola di fumo che ha invaso, spinta da venti prevalenti che spiravano ad ovest, una vastissima area della provincia, hanno evidenziato alte concentrazioni di diossine, sviluppate dalla combustione del materiale plastico.

Ognuno dei materiali sopra citati quando brucia sviluppa dei gas che possono essere tossici, cangerogeni, e/o velenosi. Il polistirolo ad esempio, sviluppa, se incendiato, composti a base di stirolo notoriamente cancerogeni.  Gli elettrodomestici, per di più, sono composti anche da cavi elettrici in pvc che, bruciando, sviluppano diossina o benzene e benzoapirene sostanze mutogene del Dna.

Tutti questi prodotti, sotto forma di gas o vapori, tendono a permanere nella parte più bassa dell’atmosfera, mantenendo alto il livello di rischio e di pericolosità.

Nonostante ciò, nessuna ordinanza precauzionale è stata emessa a fronte di salvaguardia delle circa 1500 persone del villaggio di case popolari situato nelle zone limitrofe, 250 bambini sono stati mandati a scuola in un plesso a pochi passi dal disastro, nessuna disposizione di divieto di consumo e commercio degli ortaggi presumibilmente contaminati.

Le stesse informazioni divulgate dai media riportavano notizie minimizzanti la reale portata dell’incendio pur in assenza di concreti elementi di valutazione.

Noi crediamo nell’essenzialità del diritto dei cittadini alla trasparenza dell’informazione e il dovere di  giunta comunale e regionale di assicurare tutti gli opportuni strumenti per la realizzazione di una campagna dettagliata in tal senso per la salvaguardia della sicurezza e della salute delle persone. Crediamo sia doveroso indagare sull’operato dei dirigenti dell’Asl e dell’Arpav di Treviso che ha irresponsabilmente reso pubblica l’esclusione di rischi per l’incolumità pubblica, lasciando passivamente subire alla popolazione il totale danno derivante da tutti i componenti tossici presenti nell’area il giorno dell’incendio e quelli successivi.

Vorremmo poi chiedere al Sindaco di Treviso, sig. Gobbo, perché solo dopo due giorni dal terribile avvenimento è stata disposta la chiusura di tre scuole quando inizialmente le autorità incaricate avevano negato la presenza di elementi tossici che per tipologia o quantità potessero giustificare provvedimenti di evacuazione o spostamenti.

Da anni la De Longhi aveva delocalizzato gran parte della loro attività nell’est europeo lasciando inevitabilmente una scia di centinaia di disoccupati. Ci chiediamo, perciò, cosa accadrà ora, come lo stabilimento potrà avere il benestare di riedificazione in un area diventata residenziale e quale futuro spetta ai numerosi dipendenti che già vivevano la precarietà di un contratto a tempo determinato e che ora si vedono in balia di un grande punto interrogativo sul proprio futuro!a

 

23/05/07 

 
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