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Il Prc al capezzale del centrosinistra toscano Stampa E-mail
Scritto da Dario Salvetti   

Quante volte abbiamo sentito snocciolare dai dirigenti del nostro partito le ragioni per aderire all’Unione: “i movimenti ce lo chiedono”, “i movimenti ci aiuteranno a spostare a sinistra il baricentro dell’Unione” e naturalmente “bisogna battere Berlusconi”.

Un anno di governo si è rivelato un banco di prova sufficiente per simili argomentazioni: la destra è in piena avanzata, il partito stritolato in una contraddizione insanabile tra lotta e governo e le poche concessioni ottenute nel programma sono spazzate via dalla realtà. Se ci fosse bisogno ancora di prove e di esperimenti, però, la Toscana si presta ad un ragionamento per assurdo: cambiando le condizioni di partenza, cambierebbe forse la proposta politica? In Toscana non c’è nessuna destra da battere sul piano elettorale: né nelle ultime elezioni politiche né in quelle regionali il centrodestra ha mai anche solo superato il 40%. Il Prc si è presentato autonomamente alle elezioni regionali appena due anni fa, né si intravede alcuna possibilità di elezioni anticipate. Al suo secondo mandato il “governatore” del centrosinistra Martini ha sbriciolato ogni possibile illusione sul segno di classe del proprio operato. Privatizzazione dell’acqua, rigassificatore a Livorno, lavori per la Tav, costruzione di nuovi inceneritori, precarietà e scandali giudiziari: queste sono le difficoltà in cui naviga attualmente il centrosinistra.

Che cosa suggerisce questo contesto ai nostri vertici regionali? Lottare con tutta la propria forza… per entrare in giunta (presumibilmente con l’assessorato all’ambiente). Da manuale.


Il partito spaccato


Col nostro solo voto contrario, il Comitato politico regionale (Cpr) toscano ha infatti giudicato favorevolmente il documento sulla base del quale Martini ritiene possibile un allargamento della giunta al Prc.

Viene così reso ufficiale il percorso che da tempo era ufficioso. Da mesi Rifondazione ha cessato di essere all’opposizione: si è astenuta sul piano di sviluppo regionale, sul bilancio e ha votato favorevolmente all’aumento del bollo auto regionale e al pit (piano di indirizzo territoriale). Chiunque però all’interno del partito osasse proporre una discussione sul possibile accordo con Martini veniva tacciato di dietrologia. Questo gioco a nascondino aveva una sola ragione: l’enorme opposizione esistente tra il corpo militante del partito. Un’opposizione che si è esplicitata quando la consultazione sull’accordo è arrivata nei Comitati politici federali (Cpf). Quest’ultimi sono stati chiamati a votare sul testo Martini senza nemmeno conoscerlo. Il documento è stato ritenuto troppo riservato per essere distribuito. A Firenze l’accordo è passato sul filo di lana, con 51 voti favorevoli, 44 contrari e 2 astenuti (su un Cpf di 110 membri).

Si sono rivelati determinati i voti di parte della seconda mozione (quella che fa riferimento a Claudio Grassi) rapidamente convertitasi nella più viscerale sostenitrice del nuovo corso. L’esponente regionale di quest’area, il compagno Leoni, si è sentito addirittura in dovere di ribadire al Comitato politico nazionale che a Firenze c’è stato un Cpf preoccupante non tanto per il dato numerico, ma perché “alla politicamente necessaria capacità d’analisi, di valutazione sui rapporti di forza (nella società come nelle istituzioni), sulle dinamiche in corso, anche e soprattutto in Toscana, si è contrapposto un fondamentalismo minimalista, luoghi comuni pseudo moralisti, settarismi neppure ideologici. Insomma è emersa, evidentemente non per tutti gli interventi, quella crisi della politica che si alimenta di ‘antipolitica’ populista e superficiale che costituisce l’humus storico, fondamentale, di ogni crescita reazionaria e antioperaia”.


La doppiezza di Martini


Del resto i compagni di “Essere comunisti” ce l’hanno insegnato: far gli accordi non è un reato. È sufficiente che siano su basi programmatiche serie, con paletti solidi e chiari. Quali sono allora i contenuti del documento Martini che noi privilegiati in luogo del volgo ignorante abbiamo potuto leggere? Si tratta di un documento super generico, privo di sostanza e costellato secondo la stessa direzione regionale da “fertili ambiguità”. A meno che non si vogliano considerare conquiste le promesse di uno sviluppo di qualità o il riconoscimento da parte di Martini che la Toscana non è un’isola felice (bontà sua).

Su Camp Darby, ad esempio, viene promessa una seria riflessione unitaria (mica scherzi). Poche sono quindi le affermazioni sostanziali e su quelle poche è lecito dubitare; dove Martini scrive “stabilizzazione dei precari” va letto “riduzione del personale”. Tale si è rivelato infatti il tanto sbandierato provvedimento per la stabilizzazione dei precari che lavorano alla regione, il quale porterà secondo la stessa Rsu della regione ad una perdita netta di almeno 150 posti di lavoro. Ne è scaturita un’agitazione sindacale che ha costretto gli stessi Verdi e Pdci a votare contro il provvedimento (insieme a Rifondazione, ovviamente). Provvedimento che è comunque passato mentre dai banchi del consiglio regionale Martini sventolava in tono di sfida una copia del Sole 24Ore che lodava il suo operato.

Ma tanta spacconeria nasconde solo pochezza. Il centrosinistra toscano appare un gigante inarrestabile, ma è in realtà un baraccone con molte crepe. Sta a noi approfondirle, non coprirle a sinistra.

 

23/05/07 

 
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