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Friuli Venezia-Giulia: legge regionale sull’istruzione Stampa E-mail
Scritto da Erica Medeossi   

Una formazione asservita alle imprese

 

Il nuovo disegno di legge regionale che l’assessore all’istruzione di Rifondazione Comunista Roberto Antonaz e il collega diessino Roberto Cosolini (assessore al lavoro e formazione) hanno presentato nelle ultime settimane nelle scuole friulane è l’ennesima dimostrazione dell’ingabbiamento del nostro partito all’interno di giunte dove chi detta la linea sono i padroni. Le parole d’ordine sono più autonomia alle scuole, più collaborazione tra istruzione professionale e imprese, più finanziamenti alle scuole paritarie. È ora di dire basta!

 Non ci bastavano le leggi del governo, anche la Regione deve metterci il suo per danneggiare la scuola pubblica. Al di là di tante frasi vuote sul diritto allo studio e dell’autonomia scolastica, l’unica certezza sono interventi a sostegno delle scuole “non statali” attraverso l’ipocrita pratica della “concessione di assegni di studio agli alunni iscritti alle scuole paritarie, a sollievo degli oneri sostenuti dalle famiglie per le spese di iscrizione e di frequenza”.

La proposta di legge regionale si concentra però prevalentemente sulla formazione professionale dato che questa è, nella sua totalità, di competenza regionale. Per  non lasciare alcun dubbio, nel testo si specifica chiaramente che questa può avere benissimo “scopo di lucro”. Il perno della legge è il potenziamento del rapporto tra formazione professionale, istruzione tecnica e professionale e imprese, fino ad arrivare a dei veri e propri percorsi integrati. L’incontro tra questi soggetti avverrà all’interno di “Poli formativi” i quali avranno un carattere settoriale, plasmato sulle esigenze del sistema economico locale. 

La generalizzazione della pratica degli stage fino ad arrivare alla nuova formula della scuola-lavoro sarà l’elemento caratteristico. Già la validità formativa degli stage è praticamente nulla, e si traduce in sfruttamento degli stagisti o in mansioni di basso profilo (il tutto ovviamente gratuito e senza possibilità di controllo sindacale); ora non resta che sistematizzare questa pratica in un’alternanza tra scuola e lavoro che diventerebbe un puro e semplice addestramento al lavoro a partire dai 14 anni.

La promessa della Giunta è di aumentare i finanziamenti agli enti di formazione professionale, che già ne ricevono dallo Stato, dalla Regione e dall’Unione Europea, in modo da renderla sempre più importante e qualitativamente migliore rispetto agli istituti pubblici, che hanno sempre meno soldi e strutture fatiscenti, istituendo un vero e proprio regime di concorrenza.

Gli assessori non hanno poi mancato di prodigarsi con affascinanti parole sulla lotta all’abbandono scolastico. Senza mai toccare il nocciolo del problema: con un costo dello studio che aumenta vertiginosamente di anno in anno (tasse scolastiche, mancanza o alto costo di mense, trasporti ecc.) e con una qualità dell’istruzione che si abbassa sempre di più (edifici fatiscenti, mancanza di personale, confusione nella distribuzione delle cattedre, classi sovraffollate, didattica di basso profilo ecc.) non può sorprendere che molti studenti provenienti da famiglie poco abbienti scelgano di andare in fretta a lavorare. Il rimedio che viene proposto è semplicemente sbagliato. Se l’obbligo scolastico può essere assolto non solo a scuola, ma anche nei vari enti di formazione, allora prepariamoci a tornare ai modelli di avviamento al lavoro di mezzo secolo fa. Nei fatti, rimane la canalizzazione precoce proposta dalla Moratti, e rilanciata dall’attuale ministro Fioroni, che sicuramente non ridurrà l’abbandono scolastico ma semplicemente lo maschererà.

La nostra ferma opposizione a una scuola classista e, di conseguenza, a ogni forma di doppio binario significa assoluta contrarietà allo sviluppo di un regime di concorrenza tra scuole tecniche/professionali e formazione professionale. Rivendichiamo l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino a 18 anni, il quale deve essere assolto solamente all’interno del sistema dell’istruzione. Il sistema della formazione professionale deve essere nazionale, pubblico, di qualità e successivo al percorso dell’istruzione secondaria.

È necessario reagire con la mobilitazione a questi vergognosi attacchi, per riconquistare la scuola pubblica, per riconquistare un’istruzione di qualità, democratica, accessibile a tutti.

 

23/05/07 

 
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