Le vicende che si stanno verificando sul sito produttivo della Terim di Baggiovara (Modena) sono tanto gravi quanto assurde. La scorsa settimana, a causa di una contrazione temporanea degli ordinativi, la Rsu e la direzione aziendale hanno siglato un verbale d’incontro per avviare una procedura di Cassa integrazione ordinaria.
L’ammortizzatore sociale sta attualmente riguardando, col meccanismo della rotazione, 50 lavoratori per un periodo massimo di 6 settimane. Va sottolineato che grazie ai rapporti di forza costruiti in questi anni, una volta deciso dai lavoratori di affrontare la cassa, la Rsu ottenuto la copertura totale da parte del padrone del salario non coperto dall’Inps, anticipi e ratei compresi.
A distanza di pochi giorni dalla firma congiunta, l’azienda ha abboccato la Rsu di stabilimento paventando la necessità aziendale di implementare gli addetti al montaggio di una data produzione, lasciando però immutati i rendimenti. Tradotto dai tecnicismi delle metriche del lavoro: “Aumentiamo le persone in linea di montaggio, ma non l’intensità del lavoro”. Nonostante la nostra disponibilità a questa richiesta, che, già in se, prevede implicitamente l’aumento dei pezzi prodotti giornalmente ed è quindi in contraddizione con la cassa integrazione, l’azienda un minuto dopo ci ha comunicato una ulteriore richiesta: l’aumento del rendimento, aggiungendo che avrebbero perseguito questo obiettivo con o senza il sindacato.
L’origine di questo attacco è da ricercarsi nelle nuove condizioni createsi dopo che la Terim ha acquistato della One di Soliera, azienda competitrice fino a pochi anni fa. I dipendenti del gruppo sono attualmente circa 630 e rendono le dimensioni d’azienda tali da posizionarci al quarto posto tra le aziende metalmeccaniche in provincia di Modena, subito dopo Ferrari, Fiat New Holland e Maserati per il numero dei dipendenti.
L’impostazione dell’agenzia di consulting posta dal padrone ai vertici dell’azienda è quella da “grande azienda”, che tenta di ridurre il sindacato ai minimi termini imponendo il controllo totale sulla fabbrica.
La risposta dei lavoratori è stata dura ed immediata, attraverso uno sciopero con assemblea di 90 minuti ad adesione pressoché totale. Durante l’assemblea, i lavoratori hanno deciso all’unanimità di non soccombere ad attacchi di una tale arroganza, per di più, mentre i propri colleghi sono a casa in cassa integrazione!
La comprensione dell’importanza e della delicatezza di questa fase di trasformazione dell’azienda ha coinvolto tutti gli strati dei lavoratori, interessando finalmente impiegati e responsabili di reparto, che hanno aderito alle ultime assemblee retribuite nonché, in qualche caso, anche agli scioperi.
Ci sono state fermate in tutte le fabbriche e sulla linea “incriminata” si sono susseguiti, in aggiunta, scioperi a singhiozzo che continueranno senza soluzione di continuità, fintanto che tutto non torni alla “normalità”. I lavoratori della Terim continueranno a lavorare alle velocità sino ad ora statuite con il sindacato, rigettando queste pretese, peraltro ancor più immotivate data la cassa integrazione in atto.
Per darsi sostegno reciprocamente i lavoratori hanno inoltre deciso di coprire le ore di sciopero dei propri colleghi istituendo una cassa per gli scioperi.
Nelle tre fabbriche tutti siamo consapevoli che la discussione sul piano industriale sarà lunga e difficile, e che probabilmente sarà necessaria una lotta molto impegnativa: non cederemo quindi alle provocazioni del padrone che vorrebbe tirarci dentro uno scontro frontale sin da subito. Cogliamo l’occasione per ribadire la nostra più profonda stima ai colleghi degli altri stabilimenti ed alle Rsu che sono e saranno sempre al nostro fianco, come noi al loro.
23/04/07
|