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Scritto da aolo Brini   

Migliorare la piattaforma ascoltando le fabbriche


L’11 aprile le segreterie di Fim, Fiom e Uilm hanno licenziato la piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che riguarda oltre un milione e 600mila addetti.

Piattaforma che proprio perché unitaria, quindi contrattata al ribasso in particolare con la Fim che fino all’ultimo si è spesa per rivendicazioni più modeste, mostra dei punti avanzati, ma anche diverse carenze su questioni decisive.

L’aumento medio proposto è di 117 euro mensili lordi per il quinto livello, cioè 101 euro per il terzo (i lavoratori alla catena di montaggio), a cui sono da aggiungere 30 euro lordi sia come minimo per tutti i futuri contratti aziendali, sia come indennità per chi non fa la contrattazione integrativa. Si prevede la ridefinizione dei profili professionali di operai e impiegati (l’ultima normativa risale al 1973), il passaggio dalle attuali categorie a un nuovo sistema articolato in cinque fasce.

Sulla precarietà la proposta prevede un tetto del 15% nell’utilizzo di lavoratori a termine o con contratti interinali. In più si stabilisce che chi ha lavorato sei mesi (considerando gli ultimi due anni) entra in una graduatoria da cui l’azienda attingerà in caso di assunzioni; viene richiesto il tempo indeterminato, invece, per i lavoratori che hanno 3 anni di lavoro alle spalle (negli ultimi 5 anni), anche non continuativi. Infine, sull’orario di lavoro, Fim, Fiom e Uilm allargano la possibilità di utilizzare l’orario plurisettimanale anche alle aziende che abbiano picchi produttivi, con l’aumento delle maggiorazioni (dal 15% al 40% in più per chi lavora di sabato), previo accordo con le Rsu.

Il tentativo di limitare il fenomeno del precariato è positivo, ma limitato. Si fissa giustamente un tetto sui contratti precari, dopo di che però si escludono da questa quota i contratti di apprendistato (per i quali pur si rivendica che non possano essere preceduti o seguiti da altre forme di contratto atipico) e d’inserimento (pur essendo questi ultimi previsti solo per lavoratori ultracinquantenni o ultratrentenni con lunga disoccupazione e riutilizzabili solo previa conferma del 70% dei contratti d’inserimento precedentemente in forze).

Si accetta, pur coinvolgendo le Rsu, di estendere le aziende che possono instaurare l’orario plurisettimanale, ossia la facoltà di organizzare la settimana lavorativa allungando ed accorciando il numero di ore, fino ad un massimo di 64 ore annue, da prestare nell’arco della settimana in base alle esigenze produttive aziendali. Fino ad ora questa possibilità era concessa solo a quelle aziende che producono beni con una chiara connotazione stagionale.

Per quanto riguarda la richiesta salariale, la proposta è insufficiente. Recentemente l’Eurispes ha pubblicato una ricerca che dice che i salari italiani sono tra i più bassi d’Europa mentre il costo del lavoro è tra i più convenienti. Inoltre non dimentichiamoci che parliamo di aumenti lordi e che sono una proposta su cui aprire una trattativa che porterà a cifre più basse. Fu proprio nelle assemblee che prepararono il referendum di approvazione del contratto firmato un anno fa che i dirigenti della Fiom registrarono tra i lavoratori una forte richiesta di aumenti più adeguati e uguali per tutti.

Queste sono le istanze che ho difeso al Comitato centrale della Fiom del 16 aprile e per questo, dando un giudizio di massima positivo sulla parte normativa (salvo per le questioni suddette) ma negativo su quella salariale, ho espresso un voto di astensione sul complesso della proposta.

È importante presentare ai lavoratori una piattaforma unitaria, ma è altrettanto importante la qualità delle rivendicazioni. Il presidente di Federmeccanica ha già definito la piattaforma come “ridicola”. Sarà quindi una vertenza difficile, nella quale i lavoratori devono avere obiettivi mobilitanti se vogliamo strappare il risultato. Le basi ci sono, non solo per le necessità dei lavoratori, ma anche perché, come dice il segretario della Fiom Rinaldini, al contrario di due anni fa quando ci chiedevano solo esuberi e cassa integrazione, oggi siamo in una fase nuova dove i padroni pretendono straordinari a non finire.

Anche se il Comitato centrale della Fiom ha approvato con la mia sola astensione il testo delle tre segreterie, la battaglia per migliorare la piattaforma può e deve continuare. Dal 23 aprile partiranno le assemblee in fabbrica per illustrare la piattaforma. Dobbiamo lavorare perché nei luoghi di lavoro, posto da dove dovrebbero essere costruite le piattaforme, vengano presentati ordini del giorno e proposte emendative per migliorare la piattaforma che verrà sottoposta a referendum dal 22 maggio.

 

23/04/07 

 
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