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Sardegna - Salari onorevoli Stampa E-mail
Scritto da Mauro Piredda   

9.000 euro di indennità, 4.000 di diaria, 3.000 di contributo portaborse e 2.500 di finanziamento gruppo per un totale di 18.500 euro mensili per un “onorevole” consigliere regionale della Sardegna. Questo nella versione standard, perché l’onore aumenta se lo stesso consigliere ricopre anche la carica di Presidente di commissione (21.000 euro) e l’aumento è ancora più onorevole se il consigliere ricopre anche il ruolo di Questore (22.300 euro)… per limitarci ai casi che investono il gruppo regionale del Prc.

Possiamo mettere la mani avanti e dire che comunque i nostri compagni versano la metà dell’incasso al partito? No, non basta! Un succulento mensile che si aggira intorno ai 10.000 euro (senza contare benefici tutt’altro che irrisori) rimane ancora un’ottima scusa per fare del partito un trampolino di lancio per chi interpreta la politica come una carriera e non una responsabilità che, da comunisti, dovremmo assumerci. Possiamo sostenere che comunque i nostri eletti sono diversi da una legislatura all’altra? Certo, ma possiamo chiamarlo un ricambio naturale se per favorirlo c’è la cosiddetta “indennità di reinserimento nella società civile”, pari a 117.000 euro lordi per ogni legislatura? Possiamo limitare la discussione soffermandoci sul fatto che mentre ingenti somme vengono riscosse le federazioni sono al verde? No, per quanto anche questo sia un tema importante. Stiamo qui parlando di una pratica che altera le fondamenta stesse di un partito che ha nello statuto l’obiettivo della trasformazione socialista della società. Come si fa a parlare di socialismo con la pancia piena in una terra dove la desertificazione industriale sta buttando sulla strada migliaia di destini? Come si fa a rappresentare la povera gente, i lavoratori e i pensionati, prendendo una cifra che questi neanche si sognano?

Che fare allora? Bisogna intervenire a cominciare dalle “regole di ingaggio” almeno al nostro interno. Al congresso regionale straordinario, per quanto riguarda la federazione di Sassari, insieme ad altri compagni abbiamo presentato, tra gli altri, un ordine del giorno sul salario operaio che è stato approvato a maggioranza dalla platea. Un ordine del giorno che, prevedendo un tetto massimo di indennità pari a un quinto livello metalmeccanico, si rifà alle migliori tradizioni del movimento operaio e che alcune formazioni del passato recente (Democrazia proletaria) prevedevano nel loro statuto. Una misura questa che oltre a rappresentare un’elementare misura di sobrietà politica, pur non essendo una soluzione definitiva ai guasti provocati dall’esasperato istituzionalismo, costituirebbe un primo passo, assestando un duro colpo al carrierismo, verso la costruzione di un partito dove sarebbero i militanti e i circoli, e non esclusivamente i vari eletti, a poter dire effettivamente la loro.

La questione non è di secondaria importanza; non si tratta di una rivendicazione romantica, populista o folkloristica (qui in Sardegna di folklore ce n’è gia tanto): questi dati, a dir poco scandalosi, che contribuiscono alla crisi della politica, devono essere affrontati con serietà da tutto il corpo del partito affinché al prossimo congresso venga sancita, per tutti i livelli istituzionali, questa misura.

 23/04/07

 
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