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Il ventiseiesimo congresso di “The Struggle”, la tendenza marxista in Pakistan, si è svolto nella splendida Iqbal Hall nel centro di Lahore. A partire dalla mattina di venerdì moltissimi compagni da tutto il Paese hanno iniziato ad entrare alla spicciolata nel grande auditorium.
dal sito In defence of Marxism
E’ la sala più grande di Lahore, con una capacità di 2000 posti a sedere. Entro la fine della giornata era diventato difficle vedere un posto vuoto, nonostante questo sia periodo d’esame per molti studenti e che nel Punjab meridionale ci siano le elezioni.Il giorno precedente circa un migliaio di compagni aveva preso il “treno rosso” proveniente dal nord; la metà proveniva dal Kashmir e gli altri da Peshawar e altre parti di Pushtoonkhwa (conosciuto ufficialmente come la Frontiera Nordoccidentale), Islamabad e Rawalpindi.
Il numero complessivo di partecipanti è stato il più alto di sempre, dimostrando che i marxisti pakistani stanno diventando una forza non trascurabile in tutto il subcontinente indiano. Delegazioni internazionali sono arrivate dalla Gran Bretagna, dal Belgio, dall’Australia, dall’India e dall’ Afghanistan. Come è stato ricordato in un intervento: “ Siamo prima di tutto membri di un’ internazionale e solo secondariamente siamo membri di un ‘organizzazione pakistana”. La presenza di 16 compagni indiani ha rappresentato un enorme passo in avanti, dato che negli anni precedenti i delegati dall’India non avevano potuto essere presenti a causa della mancanza del visto. Sono stati accolti con grande entusiasmo dai delegati all’inizio della conferenza.
Prima di iniziare i lavori il compagno Lal Khan ha dato la triste notizia della morte del compagno Ted Grant rendendo un sentito omaggio all’ uomo le cui idee hanno avuto un ruolo fondamentale nell’ispirare i compagni pakistani. A questo punto i delegati del congresso si sono alzati in piedi dedicando un minuto di silenzio al “Grande Vecchio” del Trotskismo.
La prima sessione del congresso è stata dedicata alle prospettive mondiali, ed è stata introdotta dalla relazione del compagno Alan Woods, che ha detto: “Questo è un evento eccezionale per tutto il subcontinente”.
Alan ha proseguito descrivendo a grandi linee lo “stato di salute” del mondo di oggi, concentrandosi su quanto accade in Iraq e in Medio Oriente e sulla minaccia di un attacco all’Iran. Ha messo in luce che gli imperialisti adesso si trovano in una situazione insostenibile in Afghanistan, e che questo rappresenta un serio pericolo per la stabilità del Pakistan. Gli americani stanno esercitando forti pressioni sul governo di Islamabad affinchè prenda parte alla guerra in Waziristan, dove l’esercito pakistano ha già perso 800 soldati. Le perdite fra i civili sono incalcolabili, il che serve solo per aumentare i sentimenti e le insurrezioni anti-americane.
La fine dell’ intervento del compagno Alan Woods è stata accolta da un fragoroso applauso dei delegati.
Il lavoro fra le masse
Vari documenti sono stati pubblicati in vista del congresso. Il primo era sull’ organizzazione, il secondo su “Come raggiungere le masse”, il terzo sulle prospettive per il Pakistan (“Il Pakistan e la rivoluzione socialista – prospettive per il 2007”) e l’ ultimo – nella forma di un libro dal titolo “Il socialismo del ventunesimo secolo” – sulle prospettive internazionali.
Il compagno Manzoor Ahmed ha parlato nella sessione sul lavoro nelle organizzazioni di massa, in particolare i sindacati e il Partito Popolare Pakistano (PPP). Ha spiegato molto chiaramente come le idee del marxismo potranno vincere solo se saldamente legate al movimento reale dei lavoratori e dei contadini. Nel corso di un dibattito molto vivace sono intervenuti numerosi compagni, compreso il compagno Adil Khan, protavoce del JKNSF (Marxista) la Federazione studentesca nazionale del Kashmir, che ha fatto un discorso molto battagliero sulle condizioni della gioventù nel Kashmir. L’intervento seguente è stato quello di Ghulam Abbas, uno dei più importanti leader delle masse di tutto il Pakistan. Questo attivista del PPP fin dalla nascita ha enfatizzato, nel suo discorso combattivo, la necessità di rovesciare lo stato borghese come condizione prioritaria per la rivoluzione socialista in Pakistan.
Molti compagni hanno fatto grandi sacrifici per poter partecipare al congresso, vendendo anche delle loro proprietà. Ospitare oltre 1700 persone provenienti da fuori Lahore non è stato facile. Immaginate che tipo di organizzazione è necessaria per fornire pasti caldi ad un numero così elevato di persone: una squadra di 15 cuochi, compagni e simpatizzanti, si è dedicata a preparare da mangiare durante i tre giorni del congresso.
Jam Saqi, il famoso segretario generale del Partito comunista pakistano negli anni settanta ed ottanta, che oggi è un sostenitore di “The struggle” ha sottolineato: “ai nostri congressi (del Pc, ndt) c’erano sempre scissioni e disaccordi. Questo congresso è del tutto diverso. Tutti hanno mostrato grande disciplina e grande unità di intenti. Prima del congresso mi sentivo come un vecchio con grossi problemi di salute. Ora mi sento di nuovo giovane e più in forma di prima”
Prima di cominciare la discussione congressuale, il compagno Lal Khan ha ricordato con parole commosse il compagno Phil Mitchinson, un dirigente della Tendenza Marxista Internazionale e un grande marxista, che è morto tragicamente lo scorso novembre. Il congresso ha osservato in suo ricordo un minuto di silenzio.
Prospettive per il Pakistan
La prima discussione ha riguardato le prospettive per il Pakistan ed è stata introdotta dal compagno Lal Khan, che ha affermato fra l’altro:
“La creazione del Pakistan è stata e continua ad essere un crimine. Lo stato è teocratico, quando uno stato borghese dovrebbe essere laico. Ignorano così il loro primo dovere. Ci sono tre questioni chiave riguardo lo stato. In primo luogo, i latifondisti che sono legati a doppio filo con i capitalisti. In secondo luogo la classe dominante è entrata troppo tardi sulla scena della storia per realizzare, in un contesto di globalizzazione capitalista, una vera rivoluzione democratico - borghese. Infine, sono totalmente dipendenti dall’imperialismo. Per accrescere i loro tassi di profitto è necessario utilizzare la corruzione e per farlo devono avere il controllo totale di esercito e polizia.
“Per quanto riguarda i fondamentalisti islamici, qual è la loro ideologia? Si finanziano con il traffico di droga. Fra di loro possiamo trovare i peggiori criminali del Pakistan. Ad Islamabad vorrebbero organizzare un colpo di stato di marca religiosa. Ci sono donne che pattugliano le strade (delle brigate al-Hafsa) armate di bastoni che “arrestano” senza farsi scrupoli altre donne accusate di immoralità (prostituzione). Sequestrano queste donne e la polizia non fa nulla. Perché? Perché sono le mogli e le figlie degli ufficiali dell’esercito e la polizia non può certo arrestarle. L’esercito può attaccare i Talebani in Afghanistan ed in Waziristan ma non riesce a far rispettare la legge dello stato ad Islamabad.”
La discussione è stata molto vivace. Tra gli altri il compagno Hamid Khan, un leader riconosciuto del movimento sindacale del Baluchistan, ha affrontato il tema dei Talebani e ha delineato le contraddizioni all’interno dei fondamentalisti e dell’Isi (i servizi segreti pakistani).
“Le forze dei Talebani e l’esercito sono ambedue fondamentaliste nelle loro linee essenziali. Un confine artificiale, che non accettiamo, divide i popoli. Esiste una tradizione culturale comune molto forte fra i popoli dell’Afghanistan e del Pakistan. La popolazione è contro l’imperialismo Usa, ma è anche contro ai reazionari fondamentalisti. In Afghanistan c’è una resistenza da parte delle masse contro i Talebani ed anche in Waziristan ci sono state delle vere e proprie sommosse a livello locale contro di loro”.
Altri compagni sono intervenuti fornendo cifre impressionanti sulla povertà in Pakistan. Ci sono cinque milioni di bambini che lavorano e che non sono mai andati a scuola. 250mila bambini muoiono ogni anno a causa della mancanza di acqua potabile.
Una discussione vivace
Lal Khan ha concluso la discussione spiegando che “ noi sosteniamo ogni lotta per i diritti democratici, invece che cosa rivendicano i nazionalisti? Vogliono uno stato separato, mentre noi vogliamo abolire i confini. Ci sono tanti membri della nazionalità Pashtoon anche a Bombay, in India. Noi non siamo contro le religioni o le nazionalità. La nostra lotta è contro la fame, le malattie e la povertà.
Noi partecipiamo ai movimenti per i diritti democratici, ma con il nostro programma. Anche davanti al patibolo noi diremo forte e chiaro che siamo marxisti. Chi si limita alla lotta per i diritti democratici sostiene in realtà il sistema esistente, come le Ong che incoraggiano lo sviluppo della psicologia della carità. Chi vi sia adatta non sarà mai in grado di tenere fra le mani una spada e lottare.
‘Noi porremo fine alla corruzione!’ È la litania preferita dei politici in ascesa che finiscono con l’essere più corrotti di coloro che li hanno preceduti. Non si può essere onesti in questo sistema capitalista. Anche le direzioni dei partiti dei lavoratori e dei sindacati sono corrotte ma non possiamo permetterci che ci fermino. Un ritardo nello sviluppo del movimento farà assumere un carattere ancora più esteso alle mobilitazioni quando scoppieranno, ma senza una direzione marxista saranno sconfitte.”
Dopo la discussione sulle prospettive per il Pakistan ci sono stati i rapporti dalle commissioni sindacale, sul lavoro giovanile e quella del lavoro fra le donne, seguiti da un rapporto sulle attività della Tendenza marxista a livello internazionale, dove si sono sottolineati i numerosi progressi fatti.
Alan Woods ha concluso i lavori del congresso, affermando fra l’altro:
“Siamo ad un punto di svolta per i marxisti in Pakistan. Lo sviluppo della vostra organizzazione è costato anni di lavoro duro e paziente, con molti sacrifici, ma oggi si cominciano finalmente a vedere i risultati. Oggi The Struggle ha radici molto profonde in tutto il Pakistan. La preistoria della tendenza marxista è terminata ed ora voi compagni state cominciando a creare un’organizzazione di massa in modo da rispondere alle proprie responsabilità storiche. Nonostante la crescita degli ultimi anni, la tendenza marxista è ancora troppo piccola per i grandi compiti che ha di fronte. Raggiungere i cinquemila compagni è un obiettivo tutto sommato modesto per il prossimo anno.
Alla fine del discorso di Alan Woods, i congressisti hanno cantato l’Internazionale e tutta la sala si è scatenata in un uragano di applausi. Molti delegati si sono stretti intorno al palco ed hanno iniziato a cantare ed a danzare urlando lo slogan “Inqlab, inqlab, socialist inqlab” (Rivoluzione, rivoluzione, rivoluzione socialista).
Il prossimo sarà un periodo tempestoso per la società pakistana. È possibile che siano convocate nuove elezioni politiche. Se il regime decide di posticiparle, si potrebbe sviluppare un movimento di massa in Pakistan, dove The struggle potrebbe giocare un ruolo guida.
26 marzo 2007
Se volete vedere altre immagini del congresso cliccate qui e qui .
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