L’inchiesta sulle cosiddette “nuove Brigate Rosse”, che il 12 febbraio 2007 ha portato all’arresto di quindici persone nel nord Italia, ha riportato alla ribalta il tema del terrorismo. Quali sono le finalità di questa inchiesta e del dibattito che ne è seguito? È possibile un ritorno del terrorismo come negli anni ’70?
Come nel gioco delle matrioske, il campo dei possibili “attentatori della democrazia” è andato via via allargandosi nel dibattito che è seguito agli arresti. Sul banco degli accusati sono finiti non solo i presunti brigatisti, ma anche i centri sociali accusati di essere veicolo di posizioni terroriste. Sotto accusa anche la Fiom, per il fatto che dei 15 presunti brigatisti, 5 hanno la tessera del sindacato dei metalmeccanici. Qui la criminalizzazione è stata palese nella sua grossolanità: i giornali parlavano addirittura di 70 indagati, di cui una ventina della Fiom, al punto che la stessa Bocassini, coordinatrice dell’inchiesta, è dovuta intervenire per smentire la notizia.
Naturalmente, i brigatisti si annidavano anche nel grande corteo che si preparava contro la base a Vicenza: il ministro Amato è andato avanti per giorni a parlare di infiltrazioni e “rischi di saldature anti-Stato”. Ma ad un certo punto, a leggere certe dichiarazioni sui giornali, pareva veramente che il pezzo più grande della matrioska, dentro cui si annidava ogni sorta di pericolo per la democrazia, fosse diventata l’intera sinistra. Il gruppo dirigente della Cgil, che fin da subito si è accodata alla denuncia del pericolo brigatista, criticando anche certe posizioni della Fiom, ad un certo punto si è accorto di essere finito anch’esso sotto i riflettori. Anche Prodi è arrivato a criticare implicitamente la Cgil perché non avrebbe esercitato una sorveglianza attenta al suo interno.
Ci pare evidente il tentativo di strumentalizzazione, a partire dalla tempistica sospetta dell’inchiesta, a soli cinque giorni dal corteo di Vicenza, nel tentativo di intimidire non tanto i terroristi, ma tutti quelli che negli ultimi mesi hanno criticato da sinistra l’azione di un governo sempre più in difficoltà.
È possibile oggi l’emergere di un nuovo fenomeno terroristico? A questa domanda possiamo rispondere solo analizzando l’esperienza del terrorismo e cosa ha rappresentato.
Il terrorismo degli anni ’70
Senza entrare nel dettaglio della storia delle formazioni terroristiche degli anni ’70, sollevo due aspetti: i fondamenti teorici delle Br e le ragioni dell’adesione per tutto un periodo di migliaia di militanti a queste posizioni.
I personaggi che fondarono nel 1970 le Br – che furono il principale gruppo terroristico di tutto il dopoguerra – erano soprattutto giovani arrivati alla politica da pochi anni, che in modo confuso cercavano la strada per formare un movimento rivoluzionario alternativo alla politica riformista del Pci. Pur se a parole si richiamavano alle idee del comunismo, non ne compresero mai l’essenza.
“La nostra matrice ideologica è comunista. I nostri punti di riferimento sono il marxismo-leninismo, la rivoluzione culturale cinese e le esperienze in atto dei movimenti guerriglieri metropolitani” (intervista alle Br, l’Espresso, maggio 1973).
I brigatisti avevano come riferimenti storici, non l’esperienza della Rivoluzione russa del 1917, non i principi organizzativi del bolscevismo, non le idee dei primi anni dell’Internazionale Comunista, ma i limiti tipici di tutte le formazioni della sinistra di quegli anni. Come tutta la generazione del 1968, i fondatori delle Br non ebbero la possibilità di riflettere su quelle che erano le idee più autentiche del marxismo, ma subirono l’influenza dominante della tradizione stalinista (che si definiva impropriamente marxista-leninista) e della vera e propria infatuazione maoista, tipica di tutti i gruppi della “nuova sinistra” di quel periodo: Lotta continua, Avanguardia operaia, il manifesto, Potere operaio, ecc.
Come sempre avviene, a errori teorici inevitabilmente seguono errori nella pratica. L’idea di imporre artificialmente la guerriglia nelle città e di sostituirsi alle masse, si rivelò una scorciatoia senza sbocchi. Dal 1970 al 1975 le Br organizzarono diversi attacchi incendiari contro le auto di capireparto, rapimenti dimostrativi di dirigenti di fabbrica e giudici. Azioni che non incisero minimamente sull’esito delle lotte sindacali di quel periodo, scatenando invece un’ondata repressiva dello Stato che si indirizzò verso tutta la sinistra rivoluzionaria. Nel 1975 il terrorismo era di fatto esaurito, rimanevano solo una quindicina di brigatisti a piede libero.
Tuttavia, le statistiche affermano che furono circa 7.000 le persone imputate per reati legati alla lotta armata, senza contare i migliaia di simpatizzanti. Come fu possibile il recupero dei gruppi terroristici nella seconda metà degli anni ’70?
Le Br, Prima Linea e le altre formazioni terroristiche, poterono recuperare terreno e crescere a un livello relativamente grande, solo sulla base della profonda delusione delle enormi speranze di cambiamento iniziate col 1968. Erano gli anni in cui il Pci di Berlinguer decideva di imbarcarsi sulla strada del “compromesso storico” con la Democrazia Cristiana, in cui il sindacato con la svolta dell’Eur del 1977 decretava la linea della “politica dei sacrifici”, gli anni della crisi e del fallimento ormai evidente di tutti i gruppi della nuova sinistra. Fu solo grazie a questo ambiente che le formazioni terroristiche riuscirono a reclutare migliaia di aderenti. La seconda ondata terroristica degli anni 1976-83 fu, a differenza della prima, davvero feroce.
L’ascesa del terrorismo avvenne, quindi, nel periodo di riflusso e fu l’espressione del clima di frustrazione e disperazione in cui erano caduti migliaia di militanti, delusi dalla politica riformista perpetrata dal Pci e dal fallimento dei gruppi della Nuova Sinistra.
I risultati furono tragici, non solo per le morti inutili, non solo per la repressione che colpì migliaia di giovani, ma soprattutto per l’arretramento politico che ne conseguì. Come sempre avviene il terrorismo che si propone di “risvegliare” le masse ottiene l’effetto contrario: l’uccisione di Aldo Moro nel 1978 diede un appoggio enorme a Botteghe Oscure; le voci critiche all’interno del Pci e nel sindacato vennero per tutto un periodo facilmente isolate, chiunque si opponeva alla deriva moderata venne subito tacciato di essere complice del terrorismo, i lavoratori più arretrati caddero fra le braccia della propaganda borghese. L’illusione guerrigliera si rivelò una tragedia politica.
Le “nuove Brigate Rosse”
Nonostante la dissoluzione delle Brigate Rosse avvenuta negli anni ’80, abbiamo visto recentemente il ritorno di atti terroristici. Nel 1999 viene ucciso Massimo D’Antona, nel 2002 Marco Biagi, entrambi consulenti del ministero del lavoro. Gli attentati saranno accreditati alle Br-Partito comunista combattente, che si ispira alle posizioni dell’ala “militarista” delle Br. La cellula terroristica verrà scoperta e smantellata nel 2003, con la condanna di quattro persone.
Infine, l’inchiesta del 2007 che ha portato allo smantellamento del Partito comunista politico-militare, che si rifà, invece, alle posizioni dell’ala “movimentista” delle Br, di ispirazione marcatamente maoista, cui non sono finora contestati attentati.
Rispetto alle Br degli anni ’70 è evidente come queste “nuove Br” sono una versione in scala ridotta – e a livelli farseschi - di quell’esperienza. I fondamenti teorici confusi e errati sono i medesimi di allora, come medesimi sono i risultati disastrosi che ne conseguono. Se l’uccisione di Moro non bloccò la politica del compromesso storico, ma la favorì, così gli omicidi di D’Antona e Biagi non hanno bloccato la concertazione e le leggi sulla precarietà.
La differenza principale rispetto al passato è che allora si veniva dall’esplosione rivoluzionaria del 1968-69, che per diversi anni rese possibile l’esistenza di forti organizzazioni anticapitaliste, con diverse decine di migliaia di militanti, dalla cui crisi indubbiamente le Br si avvantaggiarono. Questo elemento, insieme al ricordo ancora vivo del disastro di quell’esperienza, per ammissione stessa dei principali protagonisti, ci consentono di dire che non ci sono le basi per una rinascita del terrorismo ai livelli degli anni ’70, come invece cerca di sostenere certa stampa borghese.
Detto questo, siamo coscienti di essere di fronte a un fenomeno reale, seppur marginale. Il terrorismo, anche quello delle “nuove Br”, non cade dal cielo. Sullo sfondo della frustrazione e della scelta di operai e giovani di aderire a posizioni estremistiche, o addirittura terroristiche, c’è sempre il fallimento delle politiche riformiste incapaci di portare a un vero cambiamento delle condizioni sociali. Tutta la sinistra, Prc compreso, dovrebbe riflettere maggiormente su questo. Gli appelli contro il terrorismo servono a poco, quando dall’altro lato si è coinvolti fino al collo a sostenere politiche scandalose in tema di stato sociale, precarietà, guerra.
Conclusioni
L’opposizione dei marxisti al terrorismo deve essere ferma. Non ha nulla a che vedere con quella della borghesia e dei riformisti, che si basa su una generica contrarietà alla violenza. I marxisti storicamente si sono sempre opposti agli atti di terrorismo individuale, perché mentre sono del tutto innocui per il sistema, in compenso procurano sempre danni seri al movimento e alla coscienza dei lavoratori. Il terrorismo sminuisce il ruolo delle masse, la loro motivazione a organizzarsi e a formarsi politicamente, facilita il compito della borghesia nel reprimere i soggetti che si oppongono al sistema e dà una mano ai riformisti nell’isolare le voci critiche nel sindacato e nella sinistra.
Altrettanto ferma, però, deve essere l’opposizione alla campagna propagandistica che vorrebbe criminalizzare ogni voce critica che viene da sinistra.
Questa società si potrà cambiare non con le illusioni di minuscoli gruppi terroristici, ma solo con il movimento cosciente di milioni di lavoratori e giovani che, riappropriandosi delle idee genuine del marxismo, sapranno contrapporre alle ingiustizie del sistema capitalista, la prospettiva della trasformazione socialista della società.
14/03/2007